Sassari: con la Ferrari al bar, gli amici morti e i permessi falsi – Ecco i furbetti degli stalli per disabili
Un messaggio sul parabrezza: «Sono dalla parrucchiera». In dieci mesi 1104 multe della polizia locale
Sassari C'è quello che parcheggia la Ferrari sul posto dei disabili per andare al bar di fronte. Quello che usa il contrassegno dell'amico morto da due anni. Quello che lo fotocopia e lo distribuisce sulle auto di famiglia, come fosse la tessera del supermercato. C'è il meccanico che ha trasformato lo stallo riservato nella pertinenza della sua officina, il portapizze che lo utilizza come base per le consegne e la signora che lascia la macchina davanti alla parrucchiera con un biglietto sul parabrezza: «Se avete necessità, cercatemi». E poi ci sono i devoti delle slot machine, quelli che tentano la fortuna alle macchinette dopo aver già sfidato la sorte lasciando l’auto dove non potrebbero. È una piccola Spoon River dell’inciviltà, una galleria di personaggi accomunati da un talento straordinario: trasformare un diritto degli altri in una comodità propria. Benvenuti a Sassari, dove la fantasia non conosce ostacoli, soprattutto quelli disegnati sull’asfalto. E dove la Polizia locale, per sorprendere questo esercito di artisti della sosta abusiva, ha dovuto mandare gli agenti in borghese. Il risultato è un primato di cui non andare fieri: 1.104 multe nei primi dieci mesi dell’anno, contro le 823 dell’intero 2025. A giugno erano appena 230. Poi, con i controlli intensificati, ne sono arrivate altre 874 in quattro mesi. Quasi sette al giorno.
Ferrari senza vergogna
La supercar era ferma nello stallo disabili. Gialla, il colore perfetto per passare inosservata. Il proprietario, invece, se ne stava seduto al bar, a pochi passi da piazza d’Italia. La macchina dei sogni, il parcheggio degli altri. Dopo aver speso una fortuna per quell'auto, sarebbe stato un peccato camminare qualche decina di metri. Peccato per quel cartello con la carrozzina. Perché i soldi possono comprare una Ferrari super accessoriata, ma l’educazione non era ricompresa tra gli optional.
L'amico è morto, il permesso no
Due anziani erano inseparabili. Uscivano insieme, giravano in macchina. Uno aveva un contrassegno per disabili. Poi, due anni fa, è morto. L'altro ha continuato a utilizzare il permesso, come se l'amicizia potesse superare anche quel confine. Aveva confezionato una versione artigianale, assemblando fotografia, firma e altri elementi. Un collage con imperfezioni notate dagli agenti della polizia locale. Il titolare era passato a miglior vita, ma il suo diritto al parcheggio godeva di ottima salute.
Il miracolo della moltiplicazione
Un contrassegno, una fotocopiatrice e il permesso diventa due, tre, quattro. Uno per ogni auto di famiglia. Ai creativi della sosta sfugge che il documento segue la persona, non la macchina. E che nessuno può viaggiare su quattro auto contemporaneamente.
La Panda e l'amico complice
All'emiciclo Garibaldi una Panda esponeva un contrassegno fotocopiato. Arrivato il carro attrezzi, il conducente è comparso di corsa, forse avvertito da qualcuno. La spiegazione: l'amico titolare del permesso stava male e gli aveva affidato la macchina. I vigili gli hanno telefonato: tutto confermato. Peccato che abitasse altrove e il documento fosse un fake. Il titolare ne aveva preparati diverse per le sue auto.
Il collezionista
Un automobilista custodiva nel cruscotto contrassegni fotocopiati, da esibire secondo necessità. Una sorta di archivio portatile, come un mazzo di carte da giocare in ogni occasione.
Disabile per parentela
In piazza Università un uomo parcheggiava sotto casa con il contrassegno della nipote, una ragazza in sedia a rotelle. Era scaduto, ma questo era il problema minore: la giovane non viaggiava con lui. La sua disabilità era diventava una pura comodità per lo zio.
L'officina si allarga
Un meccanico usava lo stallo davanti all'attività per le auto in attesa di riparazione. Ai vigili ha dato una spiegazione che non faceva un grinza. Se le avesse lasciate davanti all'officina, avrebbero ostacolato le manovre di entrata e uscita. Dunque, meglio occupare il parcheggio dei disabili. Un piccolo sacrificio della collettività per garantire l'efficienza dell'attività privata.
La pizza ha la precedenza
I portapizze in una strada del centro, utilizzavano gli stalli riservati come base operativa tra una consegna e l'altra. Del resto, la pizza deve arrivare calda. Chi è in carrozzina può sempre aspettare.
Scusate, sono dalla parrucchiera
Una signora aveva lasciato l'auto sul posto riservato con un biglietto: «Se avete necessità, cercatemi dalla parrucchiera». E il numero di cellulare. Della serie: il parcheggio te l'ho preso, ma te lo posso liberare tra uno shampoo e una piega.
La fortuna alle slot
In via Sardegna ci sono due stalli per disabili proprio davanti a una sala di videopoker. Alcuni clienti ci lasciano l'auto e corrono alle macchinette. Gli agenti parlano di un centinaio di sanzioni in quella zona. C'è chi entra per vincere pochi euro e rischia di uscirne con una multa più salata. D’altronde, anche questo è azzardo.
I vigili invisibili
Per sorprendere gli egoisti seriali, i vigili hanno cambiato strategia. Niente divise, niente automobili di servizio riconoscibili. Si presentano in borghese e osservano. Perché il furbetto del parcheggio ha sviluppato una particolare capacità di avvistamento: prima di lasciare la macchina controlla che non ci siano pattuglie nei paraggi. Se vede una divisa, tira dritto. Se non la vede, si sente al sicuro. Non immagina che magari, a pochi metri, qualcuno stia già prendendo nota della targa. Fin qui si potrebbe sorridere, ma la parte meno divertente arriva dalle persone con disabilità che chiamano i vigili perché trovano il posto occupato. E sono esasperate dalla mancanza di senso civico. Devono andare dal medico, fare la spesa, vivere una giornata normale. E invece girano in cerca di uno stallo libero, mentre qualcuno prende un caffè o gioca alle slot.
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