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Ferrari Hypersail rompe gli schemi: 50 nodi, chiglia con foil e tecnologia estrema. Una rivoluzione nella vela oceanica

Ferrari Hypersail rompe gli schemi: 50 nodi, chiglia con foil e tecnologia estrema. Una rivoluzione nella vela oceanica

Svelata a Milano la barca del Cavallino destinata ai record: un monoscafo foiling da 30 metri che unisce soluzioni mai integrate prima

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Milano Volare sull’acqua per riscrivere i record oceanici. È l’obiettivo dichiarato di Ferrari Hypersail, la nuova imbarcazione presentata ieri, martedì 21 aprile, nel flagship store del Cavallino a Milano. Un progetto che guarda al 2027, quando il monoscafo foiling di 100 piedi, lungo circa 30 metri, inizierà a navigare in oceano con l’ambizione di stabilire nuovi primati. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Tech Team Ferrari, il Ferrari Design Studio e l’architetto navale Guillaume Verdier. Prima ancora del varo, però, l’imbarcazione ha già segnato un punto di discontinuità nella progettazione, combinando in un’unica piattaforma soluzioni estreme e avanzate provenienti dal mondo della vela ad alte prestazioni.

«Un’opera prima che esplora ogni campo dello yacht design», spiega il project leader Enrico Voltolini al Corriere, sottolineando come l’innovazione non risieda soltanto nelle dimensioni, ma soprattutto nell’integrazione di tecnologie avanzate. I risultati dei simulatori indicano prestazioni elevate, ma il banco di prova sarà il mare aperto. Secondo Voltolini, lo sviluppo è stato possibile anche grazie all’evoluzione dei sistemi di simulazione: «Hanno raggiunto un livello tale da essere indispensabili. Senza, non sarebbe possibile progettare una barca così complessa». Il progetto ha operato con pochi vincoli regolamentari, limitati alla capacità di raddrizzarsi in caso di scuffia e al divieto di accumulare energia per la regolazione delle vele.

Dimensioni e configurazione

La barca presenta dimensioni imponenti: 30 metri di lunghezza e 22 di larghezza, per un peso complessivo di circa 40 tonnellate. L’albero raggiunge i 37 metri di altezza. La configurazione combina elementi derivati dagli AC75 dell’America’s Cup — come foil, arm e albero alare con doppia randa — con soluzioni tipiche della navigazione oceanica e della classe Imoca, tra cui la chiglia basculante e gli outrigger laterali. Le vele, realizzate in 3Di e firmate North Sails, includono doppia randa e vele di prua avvolgibili. Tutti i componenti sono progettati su misura: dai winch elettrici Harken ai foil arm prodotti da Re Fraschini, fino ai sistemi di movimentazione sviluppati da Cariboni. L’alimentazione è affidata a un pacco batterie ricaricato da circa 100 metri quadrati di pannelli solari distribuiti sulla coperta, con l’obiettivo di garantire un’elevata autonomia energetica. La regolazione delle vele, in base al regolamento, avverrà esclusivamente tramite forza umana. Il pozzetto, protetto da un coachroof rigido, è progettato per affrontare navigazioni in ogni condizione e latitudine. L’equipaggio previsto è composto da circa dieci persone, tra specialisti provenienti da Coppa America, SailGP e navigatori oceanici.

La chiglia basculante con foil

Tra le innovazioni principali figura la chiglia basculante con foil integrato. Dotata di un’escursione di 70 gradi complessivi, è appesantita con piombo per garantire il raddrizzamento in caso di ribaltamento. Il foil associato genera una spinta verso l’alto che contribuisce alla stabilità, soprattutto in presenza di onda. Si tratta, secondo i progettisti, di una soluzione inedita, pensata anche per compensare eventuali ritardi nella regolazione manuale delle vele, migliorando il controllo complessivo dell’imbarcazione.

Prestazioni e obiettivi

Il monoscafo è progettato per raggiungere velocità fino a 50 nodi, ma l’obiettivo principale non è il picco massimo. La strategia punta piuttosto su medie elevate e sostenute nel tempo, elemento determinante nelle navigazioni oceaniche. «Riuscire a mantenere velocità molto alte per diversi giorni è più importante», sottolinea Voltolini, evidenziando come i limiti siano legati anche alla cavitazione dei foil alle velocità più estreme. La sfida principale resta l’integrazione e il controllo dei numerosi sistemi di bordo. Se in passato la complessità riguardava soprattutto i materiali compositi, oggi il nodo centrale è la gestione coordinata di vele e appendici per garantire efficienza e affidabilità nelle lunghe traversate. Ferrari Hypersail si presenta così come un progetto ambizioso, destinato a misurarsi con le condizioni più estreme degli oceani. Il risultato definitivo arriverà solo in mare, ma il livello tecnologico raggiunto segna già un nuovo riferimento nel settore della vela ad alte prestazioni.

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