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Il caso

La canzone “Alghero” di Giuni Russo compie 40 anni. Ma la serata tributo del 31 luglio non si farà: è polemica

La canzone “Alghero” di Giuni Russo compie 40 anni. Ma la serata tributo del 31 luglio non si farà: è polemica

Scontro tra l’associazione, il Comune di Alghero e la Fondazione

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È diventata un caso politico e culturale la mancata realizzazione della serata tributo a Giuni Russo per i 40 anni della canzone “Alghero”, prevista per l’estate 2026. Un progetto ambizioso, naufragato dopo mesi di trattative, che oggi divide istituzioni, organizzatori e opposizione, trasformando un anniversario simbolico in terreno di scontro pubblico. A innescare la polemica è stata la presa di posizione dell’Associazione Giuni Russo Arte, che ha ricostruito una lunga interlocuzione con il Comune e la Fondazione Alghero avviata, su richiesta dello stesso Comune, nel maggio 2025.

L’idea era quella di un grande evento il 31 luglio all’Anfiteatro Ivan Graziani, con un cast di primo piano e una produzione pensata per celebrare degnamente uno dei brani più iconici della musica italiana. Un evento unico nel suo genere, capace – nelle intenzioni – di unire generazioni e linguaggi artistici nel segno della memoria. Tra gli artisti che avevano dato la loro adesione figurano nomi di rilievo come Dulce Pontes, Irene Grandi, Rita Pavone, Pamela Villoresi, Eugenio Finardi, Chiara Galiazzo, Filippo Graziani e Mario Incudine, oltre ai Tenores di Neoneli e al Coro Insieme vocale Nova Euphonia.

Un parterre artistico pensato per rendere omaggio alla complessità e alla modernità della voce di Giuni Russo. «Alghero merita di più. Giuni lo meritava», sottolinea l’associazione, spiegando di aver lavorato per mesi al progetto anche rimodulandone i costi. Il budget iniziale di 180mila euro era stato infatti ridotto a 150mila euro, cifra che comprendeva l’intero impianto organizzativo: non solo i cachet di artisti e musicisti, ma anche viaggi, vitto e alloggio per oltre 30 persone, service audio e video, logistica e compensi per tecnici e maestranze. Un investimento complessivo pensato per garantire qualità artistica e coerenza produttiva. La proposta della Fondazione di 100mila euro più Iva, arrivata solo a fine marzo, è stata però giudicata insufficiente per realizzare un evento di tale portata senza comprometterne l’identità.

Dall’altra parte, la replica del presidente della Fondazione Alghero, Graziano Porcu, invita a «riportare il dibattito su un piano di chiarezza e rispetto». Porcu rivendica il legame “autentico e consolidato” tra la città e l’artista, ricordando l’intitolazione del Mirador nel 2014 come segno concreto di riconoscimento. La mancata realizzazione dell’iniziativa, spiega, sarebbe legata all’impossibilità di reperire risorse adeguate e a condizioni organizzative ritenute troppo rigide per consentire un confronto efficace.

Nel mezzo resta il valore simbolico di “Alghero”, canzone che ha contribuito a costruire l’immaginario della città ben oltre i confini locali, rafforzando un rapporto reciproco tra territorio e artista. Ed è proprio su questo terreno che si innesta lo scontro politico. Durissimo l’intervento dell’opposizione, con Fratelli d’Italia che parla di «ennesimo disastro comunicativo» e chiede le dimissioni di Porcu. «Non è il costo il problema, ma l’incapacità di decidere», attaccano. Così, quello che avrebbe dovuto essere un momento di celebrazione collettiva si è trasformato in un caso politico. E mentre sfuma l’omaggio per i 40 anni di “Alghero”, resta aperta una questione più ampia: come conciliare ambizione culturale, sostenibilità economica e capacità amministrativa senza trasformare la memoria artistica in motivo di divisione.

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