La Nuova Sardegna

L'intervista

Luisa Corna: «Tv, cinema, teatro ma la passione è sempre stata la musica. Il calendario? Un tassello della mia carriera»

di Alessandro Pirina
Luisa Corna: «Tv, cinema, teatro ma la passione è sempre stata la musica. Il calendario? Un tassello della mia carriera»

La cantante e conduttrice ha pubblicato un secondo libro di fiabe: «Scrivere è diventato il mio passatempo. Vorrei tornare a Sanremo»

5 MINUTI DI LETTURA





Nella sua carriera c’è tutto. La musica, la tv, il cinema, il teatro, la moda, anche un calendario, di quelli da milioni di copie. L’ultimo arrivato in casa di Luisa Corna è un libro, “Tofu e l’isola di plastica”, edito da Acar Kids, una fiaba musicale che accompagna i giovani lettori in un viaggio tra fantasia, musica e rispetto per l’ambiente con sette canzoni originali, e con prefazione di Paolo Ruffini.

Luisa, come nasce questa sua passione per le fiabe?
«A me è sempre piaciuto scrivere poesie, testi delle canzoni. Poi, negli ultimi anni, da quando sono arrivati nella mia vita i figli di mio marito ho iniziato a guardare molti cartoni animati. E anche quando siamo in auto ci divertiamo a fare un gioco in cui ognuno deve inventare una fiaba, e io non vinco mai ovviamente. È nata così questa passione, tanto che quando ho un momento libero mi metto a scrivere. È diventato il mio passatempo».

Questo è il suo secondo libro.
«Sì, ne avevo già scritto un altro, “Tofu e la magia dell’arcobaleno”. Una fiaba che era arrivata un po’ in sogno. È la storia di un extraterrestre, Tofu, che conosce una bambina ipovedente e tra loro nasce una grande amicizia. È un racconto sul bullismo. Questa volta, il protagonista è sempre Tofu, ma il tema è quello della plastica che sta invadendo i nostri mari. Me ne rendo conto io stessa da quando vivo a Livorno. Sarebbe bello se ci mettessimo tutti insieme a ripulire le nostre spiagge e i nostri mari».

Com’è la sua vita a Livorno?
«Mi piace, si vive bene. I livornesi amano la loro città e soprattutto vivono il mare».

E il legame con la Sardegna?
«Mio marito ha lavorato nell’isola per 4 anni e veniamo spesso a trovare i nostri amici. E poi le vacanze a fine settembre tra Villasimius e Oristano».

La Luisa bambina cosa voleva fare da grande?
«Esattamente quello che faccio. Già a 4 o 5 anni dicevo di volere fare la cantante. È vero che, bene o male, tutti i bambini a quell’età hanno degli ideali, ma il mio sogno non è mai cambiato. Con determinazione a 16 anni ho iniziato la spola tra Brescia e Milano per fare l’accademia della musica e della recitazione. Ho studiato quello che volevo fare e ho avuto la fortuna di poterlo fare. O forse, come mi ha detto l’altro giorno il regista Duccio Forzano, la fortuna non esiste, esiste il talento che incontra l’occasione. L’importante è non farsi trovare impreparati».

Il suo primo palcoscenico?
«Il teatro dell’oratorio. Avevo 8 anni. Ero di quelle bambine sempre attaccate alle gonne della mamma per nascondersi dietro. Credo che la mia maestra non mi abbia mai sentita parlare e io sia stata sempre promossa perché scrivevo bene. Ma mi piaceva cantare. Avevano capito che ero intonata e mi fecero salire sul palco dell’oratorio. E quando salivo sul palco sparivano i miei blocchi di timidezza. Inconsciamente credo di essermi aggrappata alla musica».

Negli anni ’80 è modella nella Milano capitale della moda.
«Studiavo canto e recitazione e mi proposero di fare una sfilata. E lì iniziai a guadagnare soldi, potevo mantenermi da sola. Sono stati anni importanti, ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi fotografi e girare quasi tutto il mondo. Di giorno facevo la modella, la sera cantavo nei locali. Ho fatto la vera gavetta a 360 gradi».

Come arriva la televisione nella sua vita?
«Avevo fatto la mia prima Domenica in grazie a Fabrizio Frizzi. Facevo solo la cantante: mi fece il provino e mi volle con lui. Lì mi notò Corrado e mi telefonò. Io non avevo neanche l’agente. Andai a Cinecittà e feci il provino per “Tira e molla estate” con Giampiero Ingrassia. Quella fu la mia prima conduzione».

A Mediaset diventa il volto dello sport di “Controcampo”. Il calciatore più simpatico?
«Ce n’erano diversi. Penso a Ferri, Bergomi, Signori, Schillaci. Anche Del Piero e Totti erano sempre molto carini. È stato un periodo molto bello, c’era grande rispetto tra noi e i calciatori».

Il suo successo è enorme e “Panorama” la vuole come protagonista del suo calendario: si è mai pentita?
«A me non piace ragionare con i se e con i ma. Posso dire però che se ho avuto quel grande successo è anche grazie a quel calendario. Ogni tappa da sola non si può selezionare: se una pedina di quel puzzle fosse stata messa in un’altra maniera magari le cose sarebbero andate diversamente. E poi ai tempi fare i calendari era gettonatissimo».

Il 2002 è l’anno di Sanremo con Fausto Leali. Come fu affrontare l’Ariston?
«Ho avuto la fortuna di affrontarlo con Fausto, ma non è mai facile salire su quel palco. Sai che in quei tre minuti e mezzo ti puoi giocare la carriera».

Ha più provato a tornare al festival?
«Un paio di volte ho mandato dei brani, ma non di recente».

A un certo punto Rai 1 le affida il sabato sera.
«Fu uno spettacolo molto bello, impegnativo, che mi ha permesso di cantare, ballare, condurre, che era un po’ tutto quello che avevo studiato da ragazza. È stato il culmine di tutti i miei progetti professionali messi insieme».

Nella sua carriera ci sono stati anche tanti incontri...
«Ho cantato con Tony Hadley, Terence Trent’ d’Arby, Dionne Warwick, Gloria Gaynor, Dee Dee Bridgewater, oltre a tutti gli artisti italiani con cui ho duettato per 4 anni a Domenica in».

Un rimpianto?
«Col senno di poi ci sono scelte che avrei fatto diversamente, ma non amo guardare indietro. Sto sempre meglio adesso».

Il cinema è un’occasione mancata?
«Non l’ho mai cercata. Mi hanno cercata anche dopo, ma la musica mi è sempre piaciuta di più. Io sono cresciuta con quegli artisti alla Barbra Streisand, o alla Mina o Raffaella Carrà, che facevano intrattenimento a 360 gradi. Io ho cercato di fare quello, ma se facevi uno non potevi fare l’altro. E anche quando feci il film con Panariello o teatro con Albertazzi io mi dicevo: la musica resta il mio primo amore e devo decidere cosa fare».

Ma tra uno show in prima serata e una canzone a Sanremo cosa sceglierebbe?
«La seconda. Mi piacerebbe anche ritornare sul palco e rimettermi in gioco, ma in questa fase della mia vita, ovviamente avendo il pezzo giusto, vorrei tornare all’Ariston».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Incidente

Parte una fiammata mentre gioca con una bottiglia di alcol, minorenne gravemente ustionato: ricoverato a Sassari

Le nostre iniziative