Mario Lavezzi: «La musica di oggi è omologata, sembra sempre lo stesso brano»
Il compositore a Cagliari per una masterclass e un concerto
Dal beat degli anni Sessanta alle sperimentazioni rock, fino a diventare uno dei principali autori della melodia pop e un talent scout di successo. Mario Lavezzi è uno che la musica la conosce, la vive, la fa a 360 gradi. E proprio partendo da questo sarà protagonista a Cagliari di due eventi, una masterclass sulla professione di “music maker” il 18 giugno alle 20.30 e il concerto “E la musica bussò” l’indomani alle 21, dove dividerà il palco con Massimo Satta (chitarre), Alessio Sanna (piano e tastiere), Alessio Povolo (basso), Daniele Russo (batteria), Stefania Secci Rosa e Francesca Loche (voci). I due eventi, entrambi firmati Sardegna concerti, si terranno al Teatro Massimo.
Lavezzi, partendo dal titolo della masterclass: come nasce una canzone di successo?
«Non è mai facile, ma nasce sempre da una ispirazione. Se uno si mette alla chitarra magari può anche venire fuori qualcosa, ma se non c’è l’ispirazione... E questo vale anche per i testi. Mogol sostiene che lui decodifica il testo che è già nella musica. Lui scrive sempre quello che vive. Quanto lui ha scritto con Battisti, o anche con me, è sempre venuto fuori dalla musica, ma sono cose che lui ha vissuto».
Rispetto a quando lei ha iniziato come è cambiata la nascita di un brano?
«È cambiata radicalmente. Oggi va della musica che io reputo per la maggior parte omologata. Oggi sembra di sentire sempre la stessa canzone. Tutto avviene al computer. Non c’è più un gruppo di musicisti che si incontrano, che fanno un arrangiamento insieme in cui ognuno mette la propria parte, la propria esperienza dello strumento. Oggi si va direttamente da un produttore, che poi firma anche la canzone. Cosa che prima non esisteva. Reverberi o Mariano Detto mai si sarebbero permessi di firmare un brano che avevano arrangiato. Oggi anche a Sanremo vedi canzoni con sei o sette autori...».
Il suo primo successo?
«“Il primo giorno di primavera”, scritta con Cristiano Minellono e Mogol, nata più che da una ispirazione da un tormento. Avevo lasciato i Camaleonti per fare il servizio militare. Un conto era Gianni Morandi a cui dedicavano le copertine, un conto un membro dei Camaleonti. Proprio da questa disperazione nacque quella canzone. I Camaleonti mi avevano sostituito e a loro non l’avrei mai data, allora chiamai Mogol, che era il produttore dei Dik Dik, e la canzone vendette un milione di copie».
Tra le centinaia, o forse di più, di canzoni che ha scritto quale considera il suo più grande successo?
«Ce n’è più di una. “E la luna bussò” per Loredana, “Vita” per Dalla e Morandi, “Stella gemella” con Ramazzotti». C’è una canzone che invece avrebbe meritato un successo che non ha avuto? «Credo “Biancaneve” che portai a Sanremo con Alexia: ha avuto successo ma avrebbe meritato di più. Ma non è solo la canzone a fare il successo, serve principalmente l’interpretazione».
Di grandi interpreti lei se ne intende.
«Io ho prodotto Bertè, Oxa, Mannoia, Goggi, soprattutto Vanoni. Con Loredana era buona la prima: interpretava il testo, lo sentiva proprio. Nei mesi scorsi c’è stata una critica di Mogol a Giorgia che io condivido: lei è bravissima, ha qualità vocali straordinarie, ma quando canta chiude ogni frase con dei gorgheggi. Sono dei virtuosismi. Su questo anche Mina non scherza. In questo momento sto mixando un album di Ornella nel 1996 e mi sto rendendo conto di come lei non solo interpretasse le canzoni ma le recitasse».
Il suo legame con Ornella Vanoni era molto forte.
«Tantissimi ricordi. E vedo che tantissima gente ricorda Ornella, molto più di Gino Paoli, probabilmente perché lei si è liberata di quelle che erano le sue inibizioni da Fazio. Questo l’ha resa più vicina alle persone».
Cosa consiglia a un giovane che vuole fare musica?
«A Cagliari dirò ai ragazzi interessati che esiste un contest sostenuto dalla Siae (www.campusband.eu) dedicato a studenti appassionati di musica. Le iscrizioni scadono il 15 luglio ed è gratuito. È veramente una grande occasione. Stefano Pittasi è venuto fuori da lì e ha già inciso tre singoli con la Warner».
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