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La confessione

Dalla diagnosi ai progressi, il campione del mondo Cucurella parla dell’autismo del figlio: «A volte non so come aiutarlo»

Dalla diagnosi ai progressi, il campione del mondo Cucurella parla dell’autismo del figlio: «A volte non so come aiutarlo»

Il difensore spagnolo racconta le difficoltà famigliari affrontate

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Dietro il sorriso e la popolarità conquistata sui campi da calcio anche con la vittoria ai Mondiali 2026, il difensore spagnolo Marc Cucurella racconta anche una parte molto personale della sua vita, non illuminata dai riflettori: il percorso affrontato dalla sua famiglia dopo la diagnosi di autismo di livello 1 del figlio maggiore Mateo, che per la prima volta era suo spettatore proprio nella finale mondiale. Insieme a lui, sugli spalti del campo dello stadio di New York, anche sua mamma Claudia Rodriguez e i suoi fratellini.

Cucurella sceglie di parlare senza filtri nelle numerose interviste, anche per sensibilizzare sul tema. «Nessuno ha una vita perfetta. Quando diventi padre impari a esserlo, e se hai un figlio autistico è tutto più complicato. E un percorso di apprendimento: capire di cosa ha bisogno, quali sono le sue richieste». Il difensore racconta che il percorso non è stato semplice, ma anche che non è stato affrontato da solo. «Poco a poco, per fortuna, c'è tanta gente che ci sta aiutando. Cerchiamo le terapie migliori e le scuole migliori perché possa svilupparsi».

«Mio figlio maggiore – continua – è stato colui che, in un certo senso, ci ha cambiato la vita a tutti». I primi segnali sono arrivati quando Mateo ha iniziato la scuola dell'infanzia. «Nelle foto dei bambini che giocavano lui era sempre un po` da solo». Cucurella ha poi raccontato anche il momento più difficile. «Man mano che cresce vedi che non parla, che non chiacchiera molto. Vedere tuo figlio soffrire credo sia una delle cose più dure che ci siano». Ha anche confidato: «A volte non so come aiutarlo. Ogni notte piango per lui. Quando torno a casa due dei miei figli mi corrono incontro, lui no. E questo mi spezza il cuore».

Accanto alle difficoltà, però, il difensore del Chelsea ha voluto evidenziare anche il valore dei piccoli progressi quotidiani. Ogni passo avanti, ha spiegato, assume un significato speciale. «Quando raggiungi qualcosa – dice –, fai un piccolo passo avanti, sei molto più felice».

Cucurella e la compagna Claudia hanno tre figli e hanno scelto di condividere questa esperienza per raccontare un percorso familiare fatto di difficoltà, adattamento e nuove consapevolezze. Per Cucurella, infatti, parlare di autismo significa anche provare a migliorare le cose per gli altri. «Spero che, grazie alla visibilità che abbiamo, si aprano più scuole e più centri di aiuto e sostegno». Ha ribadito anche l'importanza di esporsi per sensibilizzare. L'esperienza con Mateo, racconta, gli ha insegnato a ridimensionare tutto il resto. «Mi è servito per dare valore e priorità alle cose davvero importanti».

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