Novant’anni fa nasceva Gianfranco D’Angelo: «Il Drive in, Berlusconi e l’amore per la Sardegna»
In una intervista del 2019 l’attore romano, scomparso nel 2021, aveva raccontato la sua carriera e il legame con l’isola
Il 19 agosto 1936 nasceva a Roma Gianfranco D’Angelo, il popolare attore e conduttore televisivo scomparso il 15 agosto 2021. In questa intervista alla Nuova Sardegna dell11 maggio 2019 D’Angelo aveva ripercorso la sua carriera, il successo con Drive in e il fortissimo legame con la Sardegna.
In Sardegna è di casa. Nel vero senso della parola. I suoi soggiorni nell’isola non si limitano a qualche settimana ad agosto. Ogni occasione è buona per venire in Gallura. Estate o inverno non fa differenza. Il suo nido di Puntaldia, comprato con i tanti soldi guadagnati ai tempi del “Drive in”, è il suo riparo dal caos della Capitale. Gianfranco D’Angelo era a San Teodoro 10 giorni fa, è qui anche questo weekend. «Mi sento molto fortunato perché ho la possibilità di passare in Sardegna molto tempo della mia vita – dice –. L’ho circumnavigata sette o otto volte, conosco tutti paesi sulla costa e dell’interno, la amo d’estate ma anche d’inverno». E poi aggiunge: «E compro spesso anche la Nuova per sapere quello che succede». D’Angelo è stato uno dei mattatori della tv anni ’80, da “Drive in” a “Odiens”, ma il suo curriculum va molto oltre quel decennio che gli ha dato la grande fama. La sua prima volta su un palco risale al 1963, quando si divideva tra il lavoro di impiegato alla Sip – allora Teti – e il mestiere di attore. «Io ho iniziato a lavorare da giovanissimo, a 15 anni. Purtroppo ho perso i miei genitori all’età di 3 anni e sono cresciuto con i miei parenti. Erano tempi duri. Non c’erano soldi neanche per comprare i libri, andavo a scuola ma dovevo anche lavorare. Ho fatto di tutto, ho venduto anche i giornali alla stazione Termini. Lavori pesanti per un ragazzino, ma quando ci sono volontà ed entusiasmo per la vita le cose si affrontano in maniera diversa».
Come si è avvicinato al mondo dello spettacolo?
«Facevo l’attrezzista nei teatri e questo mi ha permesso di conoscere quel mondo. C’è voluto qualche anno prima di andare in scena: la mia prima recita è del 1963. Ma la mia carriera artistica è iniziata tre anni più tardi. Io e alcuni miei fraterni amici avevamo creato un piccolo teatro, il Cordino, nel cuore di Trastevere, e mi esibivo con testi scritti da Maurizio Costanzo».
Lando Fiorini la volle al Puff, poi il Derby di Milano e infine il mitico Bagaglino. Com’erano questi templi del cabaret?
«C’era anche il Sette per otto di Costanzo. Erano molto diversi tra loro, ma erano tutti piccoli teatri un po’ alla francese. Il Bagaglino era uno scantinato in vicolo della Campanella con massimo 100 persone sedute sugli sgabelli. C’erano Pino Caruso e Pippo Franco, i primi con cui ho diviso il palco».
Nel frattempo di lei si accorse anche la televisione.
«Debuttai con Lando Fiorini, poi sulla Rai feci “Foto di gruppo” con Raffaele Pisu. Ma il grande successo arrivò nel 1979 con “La sberla” con la regia di Giancarlo Nicotra: 19 milioni di telespettatori. Conducevamo io e Luigi Magni, ma nel cast c’erano il Trio, Troisi, i Giancattivi, Zuzzurro e Gaspare. Tutti sarebbero esplosi negli anni successivi».
La grande popolarità arriva con il “Drive in” su Italia 1.
«Fu Nicotra ad avere l’idea, ne parlò con me che lavoravo al Bagaglino e poi chiamò Antonio Ricci. “Drive in” per me rappresenta la trasmissione comica più rappresentativa degli anni ’80: velocità nei cambi di scena, gag rapidissime, monologhi graffianti. Ai tempi la tv di Stato era un po’ stanca, antica, soprattutto il varietà».
Per lei cosa ha rappresentato il “Drive in”?
«È stato il periodo più bello della mia vita. Ancora oggi la gente mi ferma per strada a Roma: “Gianfranco, come sta Has Fidanken?”. E io gli dico: “ragazzi miei, sono passati 33 anni, come può stare un cane?”. Uno dei segreti del successo di “Drive in” è stato il grande affiatamento che c’era tra tutti noi, stavamo sempre tutti insieme».
Dalla Carrà a Sandra Milo, da Pippo e Katia a De Michelis e Spadolini. C’è qualche personaggio che non ha gradito le sue imitazioni?
«Raffaella è una collega intelligente, ai tempi faceva “Domenica in” e mi invitò in trasmissione. De Michelis, invece, chiamò il Cavaliere: “Ma è possibile che D’Angelo faccia questa imitazione, perché ve la prendete con i socialisti?”. Berlusconi mi telefonò e mi chiese di addolcire un po’ gli sketch. Ma io gli dissi: “caro Silvio, se noi togliamo questo tipo di satira diventa una trasmissione qualunque. La satira si fa bene o non si fa”. Così io continuai a fare De Michelis e quattro mesi dopo mi chiamarono dalla segreteria del ministro per chiedermi di fare la sua imitazione alla chiusura della sua campagna elettorale a Venezia. Ovviamente non andai, ma la cosa mi divertì parecchio».
Che tipo di televisione era la Canale 5 di quei tempi?
«Era una tv innovativa, non c’erano censure nella maniera più assoluta. Lo devo riconoscere a Berlusconi. Una volta si lamentò per un monologo satirico che feci ai Telegatti, fui abbastanza cattivo anche con Andreotti che era in prima fila. “Gianfranco, ma mi vuoi far chiudere il canale?”, mi disse dopo lo show. Ma io: “Silvio, guarda che Andreotti è quello che si è divertito più di tutti”».
Com’era il Berlusconi di quei tempi?
«Un grandissimo imprenditore che sapeva fare molto bene le cose. Ha fatto guadagnare tanti soldi a tutti, faceva contratti miliardari e tutti ne hanno attinto a mani piene».
Anche lei grazie ai soldi guadagnati a Canale 5 si comprò la casa in Sardegna.
«Io amo quest’isola da 50 anni, le prime volte venni per fare spettacoli a Cagliari, Alghero, Baja Sardinia. Poi all’epoca del “Drive in” Ezio Greggio, che ha sempre avuto più senso degli affari di me, mi disse che in Sardegna c’era un villaggio bellissimo realizzato dai Fumagalli di Candy, e c’erano dei lotti in vendita. “Ci possiamo fare la casa”, mi disse. E così comprammo questi lotti e facemmo costruire due ville a Puntaldia. Ezio poi l’ha venduta, mentre io continuo a passarci molto tempo. La Sardegna è l’isola più bella del mondo, amo il mare, la sua storia, la costa, le zone interne. E mia figlia ha anche sposato un sardo (l’attore Demo Mura, ndr)».
L’anno scorso in tv fu al centro di una polemica sulla sua pensione.
«Mi chiesero: quanto prendi? E io: “2mila euro”. Pochi, aggiunsi, se uno deve mantenere i figli, i nipoti e la casa in Sardegna. Apriti cielo: sui social iniziarono a dirmi di vendere la villa. Ma io non ci penso proprio, anche perché io continuo a lavorare. Una polemica davvero inutile».
Le piacciono i social?
«Li uso pochissimo, giusto per rispondere alle tante persone che mi scrivono».
In Sardegna tentò anche l’avventura di imprenditore con un locale, il “Drive in” a Porto Ottiolu, ma senza successo.
«Insieme a tre soci avevo tentato di lanciare questo locale, ma non funzionò, ci rimisi anche un po’ di soldi. Io non sono un imprenditore, è un mestiere per cui bisogna essere tagliati. Io bene o male so fare il mio lavoro e quello continuo a fare».
Le piace la tv di oggi?
«Ultimamente ha perso la sua funzione e anche qualità. Guardo più l’informazione dei varietà. C’è qualcosa di buono, qualcosa meno».
Lei è stato il primo conduttore di “Striscia la notizia” con Greggio. La guarda oggi?
«Ogni tanto, quando c’è Ezio più spesso. È molto cambiata rispetto a trent’anni fa, ma sono cambiati i tempi e anche il gusto degli italiani».
Le hanno mai proposto un reality?
«Sì, mi hanno offerto anche molti soldi. Ma io non sono attaccato al danaro. Sono andato via da Canale 5 nel momento in cui ero più in auge, Berlusconi mi propose un contratto decennale. Rifiutai perché volevo fare teatro, il mio grande amore».
Che pensa di Salvini che attacca Fazio sullo stipendio?
«Prima dovrebbero farlo i politici per dare il buon esempio».
Lei non si è mai schierato politicamente.
«No, ho le mie idee. Se mi dovessi schierare mi darei alla politica. Entrerei nel vivo».
Glielo hanno mai chiesto?
«Sì, ma non Berlusconi».
Ma con il Cavaliere in Sardegna vi siete mai incontrati?
«Come no? Un giorno arrivo in piazzetta a Puntaldia e vedo questo tutto vestito di bianco. Mi avvicino ed era Berlusconi. “Silvio che ci fai qui?”. E lui: “sono venuto con la barca: dove posso fare un bagno?”. Io stavo uscendo con la mia di barca e gli dico: “Verso Tavolara puoi farti una bella nuotatina”. “Allora andiamo lì”, mi dice. Io esco con la mia barca e lui con la sua. Ai tempi ancora si poteva pescare e noi avevamo preso qualche sarago. Ci sentiamo per telefono e per educazione gli chiedo se gradisce un po’ di pesce. Lui mi ringrazia ma dopo un po’ mi richiama: “Senti, perché non venite da me che ho le aragoste?».
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