La Nuova Sardegna

L’intervista

Tre allegri ragazzi morti: «I nostri trent’anni di maschere e rock n’ roll»

di Francesco Zizi
Tre allegri ragazzi morti: «I nostri trent’anni di maschere e rock n’ roll»

La band capitanata da Davide Toffolo arriva in Sardegna

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Trent’anni di maschere, di canzoni suonate forte e di storie disegnate. I Tre allegri ragazzi morti, la band formata da Davide Toffolo, Enrico Molteni e Luca Masseroni, arriva sabato 29 agosto all’Arena Fenicia di Sant’Antioco per il Sulky Rock Festival, insieme a The Kooks, Sikitikis, Purple Drip e Riflesso. Cancelli alle aperti 18.

Toffolo, che momento è per i Tarm?

«Tecnicamente, quella in Sardegna sarà una delle ultime date di questo periodo. Nel 2024 abbiamo festeggiato trent’anni e abbiamo fatto praticamente un tour di tre anni. Finita l’estate ci fermeremo un po’, per preparare materiale nuovo e per capire cosa fare da grandi».

Lei è anche un fumettista, se dovesse scegliere tra disegno e la musica?

«Io mi ritengo un disegnatore che canta. Ho dedicato tantissimo tempo ai fumetti. Questa doppia attività mi ha dato la possibilità di avere due momenti diversi di produzione artistica: da una parte sono simili, dall’altra molto differenti. Uno è solitario, l’altro è di gruppo. Non riesco a fare a meno di nessuno dei due».

La luna torna spesso nel vostro immaginario e nei vostri testi, perché? «È l’astro più vicino, il nostro specchio in qualche modo. Controlla la nostra emotività».

In Sardegna lei è di casa, che rapporto ha con l’isola?

«Ogni volta che vengo nell’isola imparo qualcosa di magico, sono legatissimo alla Sardegna. E mi sono innamorato di un gruppo di Cagliari, i Gentilesky».

Una cosa che non è mai cambiata in tutta la vostra carriera è l’attitudine.

«In questi trent’anni ne abbiamo fatte di tutti i colori. Abbiamo iniziato a suonare per trovare un’identità nostra e questa cosa ci segna ancora. E poi c’è la gioia di trovarsi sul palco e scambiare l’energia con il pubblico».

Nonostante i trent’anni di carriera vi sentite ancora giovani?

«I Tre allegri sono un’idea, sono una maschera: il gioco sta sempre lì. Siamo stati sempre fuori dalla dimensione anagrafica. Quando siamo sul palco non parla l’età, ma l’identità».

Secondo lei il rock e la musica dal vivo sono tornati di moda?

«C’è da dire che il rock ha anche una dimensione storicizzata, quindi è possibile che ci siano corsi e ricorsi storici. In questo momento però c’è spazio non solo per il rock, ma anche per tanta musica autodeterminata che non è costruita solo per il grande mercato».

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