Carte Pokémon, non più solo un gioco: boom tra gli adulti e quotazioni da record
Nel trentennale del gioco cresce il mercato dei collezionisti. Carte certificate, scambi online e negozi specializzati: il fenomeno prende piede anche in Sardegna
Sassari C’è chi compra una bustina e la apre immediatamente, sperando di trovare la carta rara. Chi invece acquista un intero box e lo mette su uno scaffale ancora avvolto nella plastica, con l’intenzione di non aprirlo per anni. E poi ci sono quelli che studiano grafici, confrontano vendite concluse, controllano lo stato degli angoli sotto una luce, spediscono le carte a società specializzate perché vengano certificate e chiuse in una custodia con un voto da 1 a 10.
Il mondo delle carte Pokémon, trent’anni dopo la nascita del gioco, è diventato anche questo. Un universo nel quale convivono bambini che si scambiano le carte a scuola, giocatori che costruiscono mazzi per sfidarsi e adulti disposti a spendere centinaia o migliaia di euro per una carta, un vecchio set o una confezione mai aperta.
E il 2026 non è un anno qualsiasi. Il Gioco di Carte Collezionabili Pokémon festeggia infatti il trentennale e il 16 settembre è uscita in contemporanea mondiale l’espansione celebrativa dei 30 anni, una prima assoluta per il gioco. Più di 150 carte, richiami al passato e nuove versioni hanno ulteriormente acceso l’interesse di un mercato che era già in pieno fermento.
Dalle bustine dei bambini alle collezioni degli adulti
Per capire il fenomeno bisogna separare due mondi che oggi si sovrappongono. Per i più piccoli le carte Pokémon continuano ad avere una funzione molto simile a quella che per generazioni hanno avuto le figurine: si comprano le bustine, si confrontano i doppioni, si cercano i personaggi preferiti e si fanno scambi con gli amici. Ma i bambini sono soltanto una parte del pubblico. La generazione cresciuta con Pikachu, Charizard e il Game Boy negli anni Novanta oggi ha trenta, quaranta anni o più, dispone di un reddito proprio e in molti casi è tornata a comprare quello che desiderava da ragazzina.
È l'effetto nostalgia, ma non soltanto. Attorno alle carte si è sviluppata una vera economia del collezionismo. Il valore non dipende semplicemente dal Pokémon raffigurato: contano l'espansione, la rarità, la tiratura, la lingua, la domanda, lo stato di conservazione e, per le carte certificate, il voto ottenuto. Una stessa carta apparentemente identica può così avere prezzi molto diversi a seconda delle condizioni.
Una Borsa delle carte Pokémon
Il paragone con una piccola Borsa non è poi così forzato. Siti specializzati consentono di controllare continuamente quanto viene chiesto e quanto viene effettivamente pagato per singole carte, box e altri prodotti. In Europa uno dei riferimenti è Cardmarket. Il portale conta oltre 500 milioni di offerte complessive nel settore delle carte collezionabili e per ogni prodotto mostra prezzi, andamento del mercato e medie delle vendite su periodi diversi. È possibile osservare una carta salire o scendere nel giro di settimane proprio come accade a qualsiasi bene scambiato su un mercato secondario.
Non esiste però un “prezzo ufficiale”. La quotazione è il risultato dell'incontro tra domanda e offerta e può cambiare rapidamente. Un conto, inoltre, è il prezzo richiesto da un venditore, un altro quello al quale una carta viene realmente acquistata. Ed è proprio per questo che i collezionisti più esperti non guardano soltanto gli annunci, ma le vendite effettivamente concluse.
Il box che si compra per non aprirlo
Uno degli aspetti più curiosi per chi osserva questo mondo dall'esterno è il mercato del cosiddetto “sealed”, cioè dei prodotti ancora sigillati. Booster box, Elite Trainer Box e confezioni speciali vengono spesso acquistati non per scoprire cosa contengano, ma per essere conservati intatti. Il ragionamento è semplice: una volta che una determinata espansione esce di produzione, il numero di confezioni ancora chiuse può progressivamente diminuire, mentre una parte dei collezionisti continua a cercarle.
Cardmarket distingue infatti esplicitamente i prodotti sigillati e richiede che, per essere venduti come tali, conservino le caratteristiche originali della confezione. È una strategia che ha alimentato un mercato parallelo alle singole carte. Ma non significa che qualunque scatola comprata oggi varrà necessariamente di più domani: ristampe, quantità immesse sul mercato, popolarità dell'espansione e andamento della domanda possono modificare profondamente il prezzo. Ed è qui che collezionismo e speculazione cominciano a sovrapporsi.
Italiane, giapponesi o “americane”
C'è poi il capitolo delle lingue. Molti appassionati non raccolgono soltanto le carte italiane. Il mercato comprende edizioni giapponesi, inglesi e numerose altre versioni internazionali. Le cosiddette carte “americane” sono in realtà generalmente carte in lingua inglese, commercializzate anche al di fuori degli Stati Uniti. Le giapponesi hanno un mercato autonomo, con espansioni, confezioni e in alcuni casi carte o illustrazioni che possono differire dalle edizioni internazionali. Non esiste una regola secondo cui una lingua debba valere sempre più di un'altra. La quotazione dipende dalla singola carta, dalla disponibilità, dal set, dalle condizioni e da quanti collezionisti la cercano. Per alcuni l'obiettivo è completare un'espansione italiana. Altri acquistano soltanto carte giapponesi. Altri ancora inseguono una determinata illustrazione indipendentemente dalla lingua.
Quando la carta viene “gradata”
Poi c'è il grading, parola entrata ormai stabilmente nel vocabolario dei collezionisti. Una carta considerata importante può essere inviata a una società specializzata che ne verifica autenticità e condizioni. Terminato l'esame viene normalmente racchiusa in una custodia rigida trasparente, la “slab”, insieme a un'etichetta che identifica la carta e riporta il voto assegnato. Una delle società più conosciute a livello mondiale è Psa, Professional Sports Authenticator. Il massimo, PSA 10 Gem Mint, identifica una carta considerata praticamente perfetta: vengono valutati, tra gli altri elementi, angoli, superficie, qualità dell'immagine, lucentezza e centratura della stampa.
Ed è qui che pochi millimetri possono significare molti soldi.
Una carta appena estratta da una bustina non è automaticamente da 10. Può avere già in origine un difetto di stampa, un'immagine leggermente decentrata o imperfezioni sui bordi. La stessa Psa avverte che anche una carta appena trovata in una confezione può non ottenere il massimo voto. Per alcune rarità la differenza tra una carta non certificata e un esemplare con un grading elevato può essere enorme, perché alla rarità della carta si aggiunge quella delle sue condizioni.
Il Pikachu da 16,5 milioni di dollari
La punta estrema di questo mercato ha ormai raggiunto valori che sembravano impensabili per un pezzo di cartoncino. Il 16 febbraio 2026 un esemplare di Pikachu Illustrator, certificato PSA 10, è stato venduto attraverso Goldin per 16,492 milioni di dollari, commissioni comprese. È diventato non soltanto il Pokémon più costoso mai venduto all'asta, ma la trading card più cara mai battuta all'asta in assoluto.
La carta ha una storia particolarissima. Non si trovava nelle normali bustine: venne assegnata nel 1998 nell'ambito di un concorso di illustrazione giapponese. Secondo il Guinness World Records ne furono distribuite 39 e quella venduta nel 2026 è l'unico esemplare noto ad avere ottenuto il grado PSA 10.
Il precedente proprietario, Logan Paul, l'aveva acquistata nel 2021 con un'operazione valutata 5,275 milioni di dollari. Cinque anni dopo il prezzo d'asta è più che triplicato. Naturalmente casi del genere non rappresentano il mercato ordinario. La stragrande maggioranza delle carte vale pochi centesimi o pochi euro. Ma record di questa portata contribuiscono a trasformare nell'immaginario collettivo una collezione di carte in qualcosa di molto più vicino al mercato dell'arte, degli orologi o delle memorabilia sportive.
Il fenomeno arriva anche in Sardegna
La crescita si vede anche in Sardegna. Mancano dati ufficiali che permettano di stabilire quanti siano i collezionisti nell'isola o a Sassari, quindi sarebbe impossibile quantificare seriamente il fenomeno. Ma i segnali sul territorio esistono. A Sassari è attivo, per esempio, un negozio specializzato nei TCG che propone compravendita di singole carte e collezioni, prodotti Pokémon, servizi legati al grading e valutazioni. Sul proprio sito dichiara inoltre una community WhatsApp con oltre 250 iscritti distribuiti in otto gruppi. È significativo perché mostra come la passione abbia superato la dimensione dell'acquisto occasionale. Si creano comunità, ci si incontra, si confrontano collezioni, si vendono doppioni, si cercano pezzi mancanti e si organizzano spedizioni per far certificare le carte più importanti. Internet ha fatto il resto. Un collezionista di Sassari può acquistare una carta giapponese, venderne una italiana a un appassionato tedesco e controllare nello stesso momento il prezzo medio europeo di un box che conserva da anni.
Collezione o investimento?
È probabilmente questa la trasformazione più interessante. Per molti adulti le carte Pokémon non sono più soltanto un passatempo. Alcuni le considerano anche una forma di investimento alternativo. È però un mercato molto diverso da quello finanziario. Non esistono rendimenti garantiti, le quotazioni possono salire rapidamente ma anche scendere, la liquidità varia enormemente da una carta all'altra e mode, ristampe o cambiamenti della domanda possono incidere sui valori. Anche studi e piattaforme specializzate nel settore mostrano forti differenze tra prodotti sigillati e singole carte e ricordano che il mercato ha già attraversato fasi di forte correzione. La carta giusta conservata nelle condizioni giuste può aumentare considerevolmente di valore. Migliaia di altre, invece, possono rimanere praticamente dove erano.
Forse è proprio questo equilibrio tra gioco, nostalgia, casualità e denaro ad aver dato alle Pokémon una seconda vita. Trent'anni fa la domanda davanti a una bustina era una sola: «Quale carta troverò?». Oggi, per una parte sempre più adulta del pubblico, ce n'è anche un'altra: quanto varrà fra dieci anni?
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