La Nuova Sardegna

L’intervista

Silvia Mezzanotte: «Quel caffè con Mimì, De Gregori e Fossati. I Matia Bazar? Quanti pregiudizi all’inizio»

di Alessandro Pirina
Silvia Mezzanotte: «Quel caffè con Mimì, De Gregori e Fossati. I Matia Bazar? Quanti pregiudizi all’inizio»

La cantante arriva a Sassari al Teatro Verdi con Carlo Marrale per i 50 anni di “Per un’ora d’amore”

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La sua storia è legata a quella dei Matia Bazar: per dieci anni ne è stata la voce, la frontwoman. Un’esperienza culminata con la vittoria al Festival di Sanremo. E oggi, anche se non ne fa più parte, Silvia Mezzanotte porta in giro per l’Italia i grandi successi dei Matia al fianco di Carlo Marrale, cofondatore e autore di alcune delle pagine più luminose del gruppo, tra cui l’evergreen “Per un’ora d’amore”. E proprio in occasione dei 50 anni di questa hit, Mezzanotte e Marrale saranno oggi, 16 ottobre, a Sassari, al Teatro Verdi, alle 21, con il loro spettacolo all’interno di JazzAlguer.

Silvia, da bambina cosa voleva fare da grande?

«La cantante. A 5 anni lo dichiarai ufficialmente. Mi mettevo dietro le tende e aspettavo che mia madre mi presentasse: “Signore e signori, Silvia Mezzanotte”. Il mio cavallo di battaglia era “Heidi”. Ma, vedi i casi della vita, poi anche “Solo tu”».

Quali erano i suoi idoli?

«Oscillavo tra le grandi voci italiane, da Mia Martini a Mina, e quelle internazionali. Ancora oggi per me Ella Fitzgerald è una maestra. E poi i cantautori: di Baglioni e Dalla conoscevo a memoria la discografia».

Il primo palcoscenico?

«Da ragazzina, corista di un gruppo. La prima paura del palcoscenico la ebbi a Sassuolo».

Nel 1990 a Sanremo tra i Giovani: come arrivò al Festival?

«Ai tempi facevo un altro mestiere, lavoravo in un centro estetico. Una sera in discoteca conobbi un produttore che aveva lo studio proprio davanti al mio ufficio. Riconobbi la sua auto e gli lasciai un cd sul tergicristallo. Mi chiamò, ci incontrammo e poi, dopo un paio di mesi, mi richiamò per dirmi di provare una canzone per Sanremo. E a febbraio mi ritrovai al Festival».

Ricordi di quel primo Sanremo?

«Un giorno feci le prove subito dopo Ray Charles. Erano gli anni in cui Adriano Aragozzini introdusse i riarrangiamenti da parte di artisti stranieri. C’erano Ray Charles, Dee Dee Bridgewater... Dove ti giravi, ti trovavi in mezzo a giganti. Mi sentivo Alice nel Paese delle Meraviglie».

Dopo il Festival collaborò, tra gli altri, con Mia Martini.

«Di lei ricordo soprattutto il quotidiano: lavoravamo in uno studio di registrazione in cui rimanevamo quasi anche a dormire. Ricordo la sua voglia di ridere, di divertirsi, le sue barzellette. Era diversa da quello che si diceva in giro. Un pomeriggio passarono a trovarla De Gregori e Fossati e mi ritrovai con loro tre intorno a un caffè. Stupendo».

Nel 1999 la svolta: come arrivò ai Matia Bazar?

«Seppi che stavano cercando una nuova voce femminile e feci ricorso a un mio ex fidanzato, con cui ero stata per anni, che conosceva Giancarlo Golzi. Essendo Maurizio una persona credibile, Giancarlo venne ad ascoltarmi in un locale di Pavia. Non venne solo: era con Carlo Marrale. E ho scoperto solo nel 2019 che quella sera Giancarlo disse: “È la voce giusta”. Anche se poi dovetti fare altre due audizioni, l’ultima con Piero Cassano».

Qual è stato il suo rapporto con chi l’aveva preceduta come voce dei Matia Bazar?

«Fortunatamente sia Giancarlo che Piero mi hanno protetta molto da sofferenze gratuite. Nei miei confronti c’era un po’ di pregiudizio. Antonella (Ruggiero, ndr) poteva essere irraggiungibile, ma io non volevo essere Antonella, bensì Silvia. Chiaro che, se entri a fare parte di questo gruppo, devi avere una natura vocale rispettosa di un passato così importante, ma allo stesso tempo io avevo le mie caratteristiche vocali. E infatti la mia prima uscita con i Matia, “Brivido caldo”, era molto diversa dal repertorio del gruppo».

Nel 2000 arriva subito Sanremo e due anni dopo la vittoria con “Messaggio d’amore”: come ha vissuto quegli anni?

«Eravamo un tutt’uno. Ci vestivamo anche alla stessa maniera. Eravamo coesi e questo arrivava al pubblico. Abbiamo condiviso grandi emozioni. Quando ci dissero che avevamo vinto, tentai di non crollare, tenni tutto dentro. Se ho un rimpianto è quello: se dovesse ricapitarmi, me ne fregherei di tacchi alti e ciglia finte».

Un ricordo negativo?

«Il primo anno sentivo il pregiudizio nei miei confronti nelle domande dei giornalisti: “Come ti senti ad aver sostituito Antonella?”. Rispondevo in maniera quasi meccanica. Ma io non stavo sostituendo nessuno. Antonella l’ho sempre adorata, prima, durante e dopo. Purtroppo c’era del pregiudizio anche per la mia provenienza: la gavetta nei locali. Poi, per fortuna, le cose sono cambiate».

Nel 2004 lascia il gruppo: si è mai pentita?

«Mai. Ci sono decisioni che non sono io a prendere: sono loro che prendono me. Quando arrivano non c’è niente da fare. Sentivo la necessità di intraprendere un percorso, di iniziare a parlare al singolare femminile. E questo è anche il motivo per cui nel 2010 sono tornata. Giancarlo era venuto a sentire me e le mie “Regine”, che porto ancora oggi a teatro, per capire se potessero avere la possibilità di viaggiare accanto all’eleganza dei Matia. E così fu».

Nuovo addio nel 2016. Ma la storia con i Matia non è finita: che show è quello con Marrale?

«Dopo quella prima audizione con Carlo ci siamo sfiorati poche volte. Nel 2019 ci ritrovammo nella hall di un hotel. Ci siamo messi a chiacchierare, poi lui aveva la chitarra e abbiamo iniziato a cantare. Abbiamo scoperto che tra noi c’è una simbiosi magica. Lo spettacolo racconta aneddoti del nostro passato nei Matia, ma anche questa compatibilità vocale».

Una canzone dei Matia che ama più di ogni altra?

«“Cavallo bianco”, perché credo sia quella che ha convinto Piero nell’ultima audizione. “Belìn, ci siamo”, disse».

Ha più provato a tornare a Sanremo?

«Un paio di volte. Sanremo è ormai un terno al lotto. Bisogna avere il brano giusto nel segmento giusto. Magari ci riproverò, ma non me ne faccio un cruccio. Certo, Sanremo dà una grande mano, ma faccio tante cose che mi gratificano: da sola, con Carlo, con le mie “Regine”, con un ensemble di dieci donne. E non mi fermo qua».

Ha vinto anche un’edizione di “Tale e quale show”. Tra un grande show in tv e Sanremo cosa sceglierebbe?

«Sanremo, perché puoi portare qualcosa di solo tuo e raccontare una nuova storia».

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