Omicidio Francesca Deidda, fissata la data dell’appello: la difesa punta a far cadere la premeditazione
Il delitto era stato commesso la sera del 10 maggio 2024 nell’abitazione della coppia
Cagliari Si torna in aula il 20 marzo prossimo con l’udienza in Corte d’appello per l'omicidio di Francesca Deidda, la 42enne di San Sperate uccisa a martellate in testa dal marito Igor Sollai, 44enne, condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno.
La sentenza era stata impugnata dai difensori di Sollai, gli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba. Il presidente della Corte Giovanni Lavena ha convocato per le 9,30 nell’aula udienze della Corte d’appello al secondo piano dell’ala vecchia del palazzo di giustizia le parti in causa: il fratello di Francesca, Andrea Deidda, difeso dall’avvocato Gianfranco Piscitelli, e gli zii materni e paterni della vittima, assistiti dagli avvocati Pamela Marianna Piras, Elisabetta Magrini e Roberto Pusceddu.
Obiettivo dei difensori di Igor Sollai, reo confesso dell’uxoricidio, è quello di far escludere dal reato di omicidio la premeditazione e ottenere quindi la cancellazione delle aggravanti contestate e di conseguenza un alleggerimento della pena. L’omicidio era stato commesso la sera del 10 maggio 2024 nell’abitazione della coppia, in via Monastir 5 a San Sperate. Igor Sollai aveva infierito sulla moglie appisolata sul divano del soggiorno davanti alla televisione accesa, colpendola almeno otto volte alla testa con una mazzetta da muratore.
Poi aveva nascosto il corpo fra la vegetazione lungo la vecchia strada statale 125, vicino al ponte romano sul rio Piccoca, fra i monti di Sinnai e San Vito. Il cadavere era stato trovato il luglio successivo dai cani molecolari dei carabinieri e a quel punto Igor Sollai, già in carcere per l’ipotesi dell’omicidio della moglie, confessò il delitto ma asserendo che era stato un così detto “delitto d’impeto”, quindi senza premeditazione. Al processo di primo grado sono però emersi i particolari inconfutabili che hanno portato all’aggravante della premeditazione.
