La Nuova Sardegna

Nuoro

L’intervista

Il sindaco Fenu: «La Regione apra un confronto su Pratosardo, basta slogan servono scelte»

di Alessandro Mele

	Il sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu (foto di Massimo Locci)
Il sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu (foto di Massimo Locci)

Il primo cittadino a tutto campo sul futuro dell’ex area industriale alle porte di Nuoro

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Nuoro «Sull’area industriale di Pratosardo si possono avere opinioni diverse, ma ridurre una scelta così strategica a slogan o a chiacchiere da bar, significa non comprendere fino in fondo ciò che è in gioco per il futuro del nostro territorio. Servono visione, competenze, senso di responsabilità istituzionale e soprattutto un confronto all’altezza del tema». Sono le parole senza filtri del sindaco Emiliano Fenu che, sulle decisioni da prendere nell’immediato futuro per la governance di Pratosardo rompe il silenzio dopo oltre un mese di riflessioni e a tre giorni da una commissione comunale per le Attività produttive che si preannuncia bollente e piena di tensioni tanto per la maggioranza, quanto per l’opposizione. Se da un lato gli operatori scalpitano, adesso, dall’altro, il Comune ha necessità di capire come e in base a quali dati economici deve prendere una decisione che segnerà il futuro della vecchia zir, ma anche di tutto il capoluogo. Ed è proprio in nome di un tempo «che non si può più perdere», che il primo cittadino sceglie di tirare giù la maschera per raccontare il reale stato dell’arte sul fronte Pratosardo.

Sindaco, “dove eravamo rimasti?”, per citare il grande Enzo Tortora.

«Siamo a una situazione di stallo, di impasse. Ma su una cosa bisogna essere chiari: il futuro di Pratosardo deve partire dalla chiusura della liquidazione del Consorzio Zir e dal rilancio strategico di tutta l’area produttiva della Sardegna centrale».

Deve chiudersi la fase liquidatoria, ma la Regione temporeggia sulla nomina di un commissario.

«La lunga fase liquidatoria ha prodotto nel tempo un quadro di incertezza amministrativa, patrimoniale, gestionale e finanziaria. La stessa Regione ha recentemente richiamato la necessità di superare una condizione che si protrae ormai dal 2008. Tale situazione non può essere demandata ai soli enti locali, né può essere considerata un elemento secondario rispetto alla futura governance dell’area. Nessun modello gestionale potrà infatti essere credibile, sostenibile e accettabile se non sarà preceduto da una chiara definizione dei debiti, dei crediti, del patrimonio, delle eventuali pendenze e degli obblighi ancora in capo all’attuale struttura consortile».

Eppure la Regione su altre zir in liquidazione nell’isola non ha affatto temporeggiato. Cosa ne pensa?

«Il recente intervento della Regione a favore del superamento della liquidazione del Consorzio Zir di Predda Niedda (a Sassari, ndr) costituisce un precedente istituzionale importante. La giunta regionale ha riconosciuto la necessità di accompagnare la chiusura della liquidazione con un intervento finanziario straordinario, destinato a coprire il disavanzo tra debiti e patrimonio liquidabile e a rendere possibile il successivo trasferimento degli asset e del personale. È un’impostazione corretta, che riteniamo debba essere assunta anche per Pratosardo, naturalmente sulla base delle specificità economiche, patrimoniali e gestionali dell’area nuorese».

Si sta lamentando?

«No, il Comune di Nuoro non intende limitarsi a rappresentare una criticità. Al contrario, riteniamo necessario costruire, insieme alla Regione, alla Provincia, alla Camera di commercio, agli operatori economici e alle parti sociali, un percorso istituzionale serio, verificabile e orientato al risultato».

Ci sono delle priorità. Quali sono dunque le vostre necessità?

«Intanto, la rapida nomina del commissario per Pratosardo, con un mandato chiaro, tempi definiti e obiettivi verificabili, finalizzati alla chiusura della liquidazione e alla predisposizione degli atti necessari per la futura governance dell’area. Ancora, lo stanziamento di risorse straordinarie regionali per il ripiano delle passività accertate e per la chiusura ordinata della fase liquidatoria, evitando che il peso della situazione pregressa comprometta qualsiasi ipotesi di rilancio. Non meno importante, il finanziamento di uno studio strategico sul futuro dell’area industriale e del sistema produttivo territoriale collegato, finalizzato a definire scenari di sviluppo, fabbisogni infrastrutturali, vocazioni produttive, opportunità di investimento e possibili modelli di gestione».

E su governance e programmi per il futuro?

«Riteniamo necessari a la definizione di un modello di governance moderno, efficiente e sostenibile, valutando tutte le soluzioni istituzionali e gestionali praticabili, compresa l’eventuale integrazione con altri soggetti pubblici già operanti nel sistema industriale provinciale. Ma prima occorre un tavolo tecnico-politico permanente tra Regione, Comune, Provincia, Camera di commercio, operatori economici e rappresentanze sociali, con il compito di accompagnare l’intero percorso fino alla definizione della nuova governance. In ultimo, la previsione di un programma pluriennale di sostegno economico regionale, destinato anche agli investimenti su infrastrutture, viabilità interna, reti, illuminazione, sicurezza, servizi comuni, digitalizzazione, sostenibilità energetica e attrazione di nuove attività produttive».

Ma cosa rappresenta Pratosardo per il Comune?

«Abbiamo una posizione chiara. Pratosardo non può essere considerata soltanto un’area industriale da amministrare nella quotidianità. Deve diventare il perno di una strategia più ampia per la Sardegna centrale, capace di collegare le aree produttive esistenti, sostenere le imprese già insediate, attrarre nuovi investimenti e costruire un sistema territoriale più competitivo. Ma ogni intervento ordinario sarebbe insufficiente. Occorre prendere atto con realismo che questi obiettivi non possono essere raggiunti senza un intervento diretto della Regione».

Non vi arrenderete?

«Il Comune è pronto a fare la propria parte, ma la dimensione del problema e la rilevanza strategica dell’area richiedono un’assunzione di responsabilità regionale, sia nella fase di chiusura della liquidazione, sia nella successiva fase di rilancio. Per queste ragioni, auspichiamo, entro tempi brevi, un primo incontro istituzionale, finalizzato alla definizione di un cronoprogramma operativo e all’individuazione delle prime risorse necessarie».

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