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Il delitto

Omicidio di Cinzia Pinna, arrivano gli esiti delle analisi sui reperti: «Uccisa sul divano». Il Dna scagiona la fidanzata di Ragnedda – Tutti i dettagli

di Tiziana Simula
Omicidio di Cinzia Pinna, arrivano gli esiti delle analisi sui reperti: «Uccisa sul divano». Il Dna scagiona la fidanzata di Ragnedda – Tutti i dettagli

La 33enne di Castelsardo si erano perse le tracce la notte dell’11 settembre 2025

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Palau Uccisa e nascosta per 12 giorni nel vigneto. A otto mesi dall’omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola al viso da Emanuele Ragnedda, imprenditore del vino di Arzachena, che dopo il delitto aveva nascosto il suo cadavere tra cespugli e rovi della sua tenuta, arrivano i primi esiti delle analisi eseguite sui reperti, le tracce biologiche e le impronte raccolte a Conca Entosa.

Una corposa relazione di quasi mille pagine è stata depositata in Procura, a Tempio, e messa a disposizione della pm Noemi Mancini, che sta coordinando le indagini. Poco trapela su quanto emerso dagli accertamenti. Emanuele Ragnedda, reo confesso, avrebbe sparato alla donna a una distanza ravvicinata, un metro e mezzo, colpendola mentre era seduta sul divano. Una sorta di esecuzione, insomma. Questo risulterebbe dagli esami balistici, facendo traballare la versione dell’uomo che aveva detto di essere stato aggredito dalla donna che gli aveva puntato un coltello in bocca.

Ma emergerebbe anche un altro importante elemento che riguarda uno dei due indagati per favoreggiamento, Rosa Maria Elvo, fidanzata di Ragnedda (l’altro è il 26enne di Milano, Luca Franciosi). L’esame sul profilo genetico escluderebbe la presenza della donna sulla scena del crimine. Un risultato che conferma quanto sempre sostenuto dall’indagata attraverso il suo difensore, l’avvocato Francesco Furnari: lei si è sempre dichiarata estranea ai fatti e all’oscuro dell’omicidio commesso da Ragnedda.

«Dagli esiti di tutti i rilievi tecnici viene escluso ogni possibile coinvolgimento della mia assistita in questa vicenda – dice l’avvocato Furnari – Questo esito segna una svolta importante nelle indagini chiarendo la posizione della signora Elvo, che non ha alcuna responsabilità, cosa da noi sostenuta fin dall’inizio. Le indagini non sono ancora chiuse, ma credo che si arriverà a breve all’archiviazione».

Di Cinzia Pinna si erano perse le tracce la notte dell’11 settembre 2025. La famiglia aveva lanciato appelli sui social e la macchina delle ricerche si era messa in moto. Ma quando tutti la cercavano, lei era già morta. Uccisa dall’uomo che proprio quella notte l’aveva fatta salire sulla sua Jeep Compass e l’aveva portata a casa sua, nella tenuta di Conca Entosa, nelle campagne di Palau. Dopo una notte di alcol e droga le aveva puntato la pistola in faccia, e aveva sparato.

Tre proiettili le avevano sfigurato il viso: solo uno, quello allo zigomo fuoriuscito dalla testa, è stato mortale. Il suo assassino, aveva portato il suo corpo insanguinato lontano dalla casa. Lo aveva nascosto tra i cespugli in un tratto incolto dell’immensa distesa di vigneti e piante, e lì, ricoperto dai rovi, era rimasto per dodici lunghi giorni, fino a quando il suo assassino non aveva deciso di dire la verità agli inquirenti che lo braccavano. «L’ho uccisa io». E aveva accompagnato magistrati e carabinieri nel punto in cui aveva nascosto il cadavere. Era il 24 settembre. Da allora Emanuele Ragnedda, difeso dagli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta,  si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dall’uso di un’arma da sparo e occultamento di cadavere.

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