Lo sfogo di Tore Ghisu: «Riconosciuto innocente dopo 11 anni di sofferenza»
Il sindaco di Borore commenta la sentenza di appello che lo assolve da tredici capi di imputazione
Borore Alcuni giorni fa la Corte d’appello di Cagliari lo ha assolto dall’accusa di falso e peculato, e ha rideterminato e ridotto la pena per un altro capo di imputazione, decisamente di minor peso. Al processo di secondo grado, dunque, le accuse nei confronti del sindaco di Borore, Tore Ghisu, difeso dagli avvocati Gianfranco Siuni e Fabio Pili, si sono decisamente sgonfiate, e per il primo cittadino, dopo tanti anni trascorsi tra inchiesta, udienze e battaglia giudiziaria, adesso è arrivato il momento di tirare un deciso sospiro di sollievo, ringraziare i tantissimi che lo hanno sostenuto e che hanno creduto in pieno alla sua innocenza.
«Le tantissime e affettuose attestazioni di stima e di vicinanza che mi sono arrivate in questi giorni, in svariati modi, mi hanno davvero commosso – spiega il sindaco Ghisu – e accrescono quel sentimento di soddisfazione che ho provato nell’apprendere, dopo 11 anni di attesa, l’esito della sentenza pronunciata dai giudici della Corte d’Appello. Undici anni di forte sofferenza, di precarietà e di incertezza che hanno costantemente minato, nel profondo, la mia vita, ponendomi tanti interrogativi; anche se ho sempre cercato, nei momenti più difficili, di trovare la forza e il coraggio di andare avanti sostenuto dal credere sempre nella correttezza del mio agire come sindaco del mio paese e, allo stesso tempo, di credere che la giustizia avrebbe riconosciuto le mie ragioni. Proprio per questo ho sentito il dovere di rinunciare alla prescrizione, un dovere, in particolare, nei confronti dei tantissimi cittadini che mi hanno sempre dimostrato il loro consenso con il quale sono stato eletto, più volte, sindaco del mio paese. Di fatto così è stato. Quando ripenso, però, ai severi e per me ingiusti provvedimenti utilizzati nei miei confronti (gli arresti domiciliari, l’allontanamento dal paese, considerazioni, notizie roboanti e, talvolta, non veritiere), provo ancora un profondo senso di amarezza».
Per il sindaco Ghisu, anche a distanza di tempo, ci sono tante cose che devono ancora essere digerite. «Ancora oggi – spiega – mi sembra davvero tutto così sproporzionato, senza senso e, per certi versi, oltraggioso. Tutto questo fa male, male davvero e lo fa ancora di più al solo pensare che tutto abbia avuto inizio dalle “rivelazioni” spontanee, gratuite, fuorvianti della realtà dei fatti, rese agli inquirenti da una, così definita, “fonte confidenziale”, come acclarato in un pubblico processo, di certo animata da un assurdo livore nei miei confronti, con un’idea malata di distruzione non solo politica e amministrativa, ma anche umana, sociale e familiare.Ora finalmente, smontati completamente “perché il fatto non sussiste” i tanti (13) capi di imputazione, oggetto di giudizio durante il lunghissimo processo, resta solo una “piccola coda”, rispetto alla montagna di gravi accuse inizialmente formulatemi, infatti la vicenda ancora non è definitivamente chiusa essendo in piedi un solo capo d’imputazione per aspetti marginali dell’indagine. Questo sarà oggetto di verifica giudiziaria finale e definitiva, che attenderò con il solito rispetto e la solita fiducia. Ringrazio davvero di cuore i miei avvocati Fabio Pili e Gian Franco Siuni; quest’ultimo, in particolare, ha seguito, studiato, supportato e sopportato tutto il peso di questi 11 anni di strenua, approfondita e non facile difesa».
E i ringraziamenti, il sindaco Ghisu, li rivolge anche ai «cittadini di Borore che hanno sempre dimostrato di credere nella mia onestà ed integrità morale, sostenendomi e dimostrandomi quotidianamente la loro vicinanza e, addirittura, manifestando il loro incoraggiamento, presso la mia abitazione, nei giorni immediatamente successivi agli arresti domiciliari. Ringrazio i tantissimi amici e amiche che mi hanno sempre, nel corso degli anni, tributato stima e, allo stesso tempo, sentimenti di affetto e di solidarietà.
Ringrazio i tanti sindaci e amministratori comunali di numerosi comuni sardi che ho sentito vicini, che mi hanno sempre sostenuto e che hanno, idealmente, condiviso le mie difficoltà, anche perché comprendono e conoscono la precarietà, la complessità, le complicazioni del nostro operare quotidiano. Ringrazio tutti i carissimi assessori e consiglieri comunali del mio paese che hanno affrontato magistralmente, con impegno e dedizione, tutte le difficoltà di amministrare in questi anni, in una situazione davvero difficile, particolare e non certo usuale o semplice da gestire: siete stati superlativi e io, e non solo io, per primo vi sono grato. Ringrazio anche e soprattutto la mia famiglia che ha sempre creduto in me e nel buon esito finale di questa vicenda, di questa brutta pagina della vita.Voglio, in ultimo, dedicare un ricordo particolare a Giovannino Murgia, all’epoca di questi fatti assessore comunale. Giovannino mi ha sempre incoraggiato e, con trepidazione e fiducia, attendeva il momento di sapere che anche i giudici avrebbero riconosciuto le mie ragioni, la mia innocenza affermando che “il fatto non sussiste”. Purtroppo non ha vissuto abbastanza»
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