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Dagli scavi riemerge una tomba dei giganti: nuova straordinaria scoperta archeologica in Sardegna

di Alessandra Deledda
Dagli scavi riemerge una tomba dei giganti: nuova straordinaria scoperta archeologica in Sardegna

È rimasta nascosta per secoli sotto la vegetazione, il sito ha restituito un altro tesoro dopo il lavoro di due Soprintendenze

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Bortigali Un cocuzzolo che offre un panorama aperto dalla vallata di Macomer al golfo di Oristano, dominando gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino fino ai rilievi del Nuorese. È in questo punto di straordinario valore strategico e paesaggistico, a 740 metri di quota sulla cresta di Crastu Littu, che è stata rinvenuta una nuova tomba dei giganti in eccezionali condizioni di conservazione, custodita per secoli dalla fitta vegetazione. Il monumento di Carrarzu Iddia, terzo nel territorio di Bortigali dopo i siti storici di Tiriani-Perda ‘e s’altare e Sereddis, riaffiora per svelare i dettagli di un’architettura sacra rarissima, caratterizzata da una camera interna suddivisa su due livelli in prossimità dell’ingresso. Il ritrovamento è avvenuto quasi per caso, all’interno di un più ampio progetto territoriale che interessa diversi comuni del Marghine.

Sul campo, durante il sopralluogo, le due Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio della Sardegna hanno lavorato in stretta sinergia con i proprietari dell’area per avviare la rimozione della vegetazione che nascondeva la struttura. Come sottolineato da Elena Anna Boldetti, Soprintendente di Cagliari, si è trattato di un «cantiere fortunato, nato inizialmente per fare interventi più ordinari, ma che si è rivelato una scoperta straordinaria», in un territorio che offre una continua occasione di confronto istituzionale. Una visione condivisa da Monica Stochino, alla guida della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, che ha definito il ritrovamento «un patrimonio rilevante e una vera rivelazione per un territorio che continua a regalare sorprese».

La complessità del sito è emersa chiaramente fin dalle prime fasi di scavo. Gianluigi Marras, funzionario archeologo responsabile per l’area del Marghine, evidenzia come questo distretto si confermi un’area archeologica di enorme importanza, dove negli ultimi anni sono state rinvenute ben cinque tombe: «Appena messo in moto il cantiere ci si è resi conto di come il sito sia in realtà molto più grande e complesso di quel che si pensava». Interamente realizzato in blocchi di trachite, il monumento conserva intatte sia la camera funeraria sia l’esedra monumentale posta davanti all’ingresso, lo spazio semicircolare dove un tempo si svolgevano i rituali legati al culto degli antenati. Nonostante il sito sia stato violato in passato da scavi clandestini, gli archeologi hanno recuperato frammenti ceramici risalenti al Bronzo Medio finale, che testimoniano la frequentazione del sito fin dalle fasi più antiche della civiltà nuragica.

L’archeologo Luca Doro descrive una struttura orientata verso la valle, realizzata a filari con tecnica muraria a isodromo e caratterizzata da un’apertura trilitica con stipiti e architrave. Sebbene ancora non sia stata trovata la classica stele centrale, l’attenzione degli studiosi è catturata dalla singolare suddivisione interna su due livelli. La tomba non sorge isolata, ma è inserita in un complesso che comprende due protonuraghi, un pozzo sacro, un abitato e una vasta area funeraria frequentata fin dal periodo prenuragico, come dimostra la vicina presenza di un dolmen.

Mentre sul campo gli esperti si preparano a completare gli scavi e a setacciare l’intero deposito derivato dai vecchi scavi clandestini per completare le indagini scientifiche, l’amministrazione locale guarda già alle prospettive future di valorizzazione. Per la sindaca Patrizia Tomassetti, la restituzione del sito alla collettività rappresenta un'occasione di riscatto economico e sociale: «È stata riportata alla luce un’area archeologica importante, che dà lustro all’intero territorio dal punto di vista culturale, storico e turistico. Con la gestione giusta questo sito diventa un asset centrale, capace di attivare un turismo di qualità, intelligente ed esperienziale che fa bene a tutta la comunità».

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