La Nuova Sardegna

Nuoro

Teppisti scatenati

Raid nella chiesa, devastati gli arredi e distrutta la statua di Sant’Elena

di Sergio Secci

	La chiesa di Sant'Elena (foto Massimo Locci)
La chiesa di Sant'Elena (foto Massimo Locci)

Vandali in azione nello storico santuario campestre: scritte sacrileghe sui muri, indagano le forze dell’ordine

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Siniscola Arredi devastati e anche la statua lignea che raffigura San’Elena imperatrice ridotta a pezzi. Un blitz vandalico è stato messo a segno nei giorni scorsi all’interno dell’antico edificio di culto che si trova nelle campagne del paese. Oltre a ridurre in pezzi quanto contenuto all’interno della chiesa, gli ignoti vandali hanno vergato delle scritte sacrileghe con lo spray.

A scoprire l’effrazione e ad avvisare le forze dell’ordine che hanno avviato le indagini Claudio Marceddu erede del cavalier Puxeddu che ne rivendica la proprietà. La chiesa campestre di San’Elena e le cumbessias qualche anno fa, erano finite dentro una vicenda giudiziaria e sequestrate dalla procura di Nuoro per una guerra di carte bollate sviluppatasi dal piano civilistico, con una causa da un miliardo di euro intentata all’amministrazione comunale dai discendenti del possidente Giovanni Pusceddu. Anche il santuario oltraggiato, costruito tra il 1777 e il 1803, rientra tra i beni al centro della contesa poiché su questo complesso e su altri beni ne rivendica la proprietà Claudio Marceddu, discendente del cavaliere. Il sequestro era stato disposto per dei lavori di restauro non autorizzati che erano stati realizzati in pieno lockdown, nell’aprile 2020.

I carabinieri dell’ufficio Tutela patrimonio culturale, erano intervenuti dopo una segnalazione del Comune perché i lavori, sarebbero stati eseguiti senza alcuna autorizzazione edilizia o monumentale. Marceddu era finito sotto processo con l’accusa di abuso su bene di interesse artistico e archeologico, ma il giudice monocratico del tribunale di Nuoro, accogliendo anche le richieste del pubblico ministero, lo aveva assolto per non aver commesso il fatto. Costruita tra la fine del 1700 e l’inizio dell’Ottocento la chiesa dedicata a Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino si erge sulla collina di Cuccuru e Janas, cade letteralmente a pezzi. Riedificata più volte (nel 1910 per iniziativa del cavalier Giovanni Puxeddu, vi furono sistemate le cinque campane) è stata restaurata per l’ultima volta nel 1985 da un gruppo di volontari, sostenuti dall’ex parroco di Siniscola don Ciriaco Vedele e riconsacrata il 18 agosto dello stesso anno dal vescovo Giovanni Melis.

Per alcuni anni, i fedeli sono riusciti anche a riportare in auge la festività facendo tornare il santuario campestre ai fasti di un tempo, quando diventava uno degli appuntamenti più attesi dai siniscolesi perché era occasione di incontro per i tanti emigrati che facevano rientro in paese per le vacanze estive. Da tanti anni però, l’imponente edificio di cui non è proprietaria la parrocchia di Siniscola è in totale abbandono: tra le pareti si intravvedono profonde spaccature, mentre il muro di cinta, in alcune parti, si regge solo grazie a dei tiranti artigianali. Crepe, infiltrazioni e cedimenti minano la sicurezza statica dell’edificio che versa nell’incuria e nella più totale decadenza. A ciò si aggiunge ora il raid vandalico ai danni degli arredi interni e delle statue.

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