Alessandra Todde a tutto campo: «La Sanità è la mia sfida, resto assessora»
La presidente della Regione traccia un bilancio sui 2 anni e mezzo di governo. Fra gli argomenti trattati: rinnovabili, Einstein telescope, manovra finanziaria, 41bis e rete degli aeroporti
Sassari Non si dà un voto, preferisce siano i sardi a farlo, ma rivendica punto per punto i suoi due anni e mezzo alla guida della Sardegna. Dalla sanità alle rinnovabili, dall’Einstein telescope all’ultima manovra finanziaria. Alessandra Todde ha appena tagliato il traguardo di metà legislatura: una meta raggiunta non senza difficoltà, ma per lei, prima donna a governare l’isola, il bilancio è più che positivo.
Presidente Todde, siamo a metà legislatura. Se dovesse dare un voto al lavoro della sua giunta quale sarebbe?
«Io parto sempre da un presupposto: se mi dessi un voto sarei presuntuosa. Il voto dovranno darmelo i sardi, con informazioni alla mano».
Qual è il risultato di cui va più fiera di questi due anni e mezzo da presidente?
«Ci sono diverse cose che mi rendono particolarmente orgogliosa. Tra le prime sicuramente, l’aver mantenuto l’acqua pubblica, che era un punto qualificante della campagna elettorale: basta pensare che Abbanoa ha restituito alla Regione 231 milioni di euro, mentre quando sono arrivata era una società con pochi mesi di vita e all’orizzonte incombeva una gara che rischiava di farla diventare privata. E poi sono orgogliosa delle bonifiche alla Maddalena, dei cantieri portati a termine dopo tanto tempo: penso a Monte Pino, alla Sassari-Alghero, ai viadotti della 131 dcn. E poi c’è un altro tema che mi rende orgogliosa, anche se potrebbe sembrare un controsenso...».
E cioè?
«La sanità. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, ma in questi mesi siamo riusciti a recuperare 120 medici di medicina generale. È vero, ne mancano ancora molti, ma averne convinti 120 in due anni e mezzo è un risultato importante. E poi abbiamo riaperto decine di guardie turistiche che hanno dovuto fare fronte a una invasione senza precedenti. E poi, forse la cosa più importante, grazie alla Vertenza entrate nella variazione di bilancio abbiamo potuto mettere tante risorse per i sardi».
E c’è qualcosa che, potendo tornare indietro, farebbe diversamente?
«Premesso che a nessun presidente eletto danno il manuale del presidente perfetto, di errori se ne fanno, anche in ottima fede. Se c’è una cosa che mi rammarica è vedere un servizio sanitario non all’altezza sia per quanto spendiamo che per problemi complessi che non possono essere risolti velocemente. Non è facile fare capire a un cittadino che serve tempo per risolvere problemi che vengono da lontano. Ogni volta che affronto questo tema ammetto di essere in difficoltà, ma quello che non accetto è ricevere paternali quotidiane da chi ha avuto responsabilità per trent’anni. Chi ha avuto quelle posizioni, se vuole, può contribuire, ma le paternali le rispedisco al mittente».
Partiamo dall’ultima variazione di bilancio da 2 miliardi e mezzo. Come definisce questa manovra?
«È una manovra di ampio respiro che interviene sui temi cardine di questa legislatura. Abbiamo stanziato un miliardo per la sanità: una cifra imponente visto il già importante budget che le riserviamo. Abbiamo pensato a misure come “Ritornare a casa” o le dimissioni protette, e il fondo per le integrazioni delle rette per le comunità integrate. E poi incentivi per i medici, per l’edilizia sanitaria. E ancora 500 milioni per quei giovani che già stanno in Sardegna ma devono essere aiutati a mettere su un progetto di vita, o anche per quei sardi di tutto il mondo che vorrebbero tornare nell’isola. Sono misure una tantum molto importanti. E poi c’è una grande attenzione per i lavori pubblici, per le strade provinciali, per la sicurezza. E per la scuola, troppi istituti vecchi e datati: 85 milioni da investire su edifici moderni e palestre».
In questa manovra avete potuto usufruire di 1,3 miliardi arrivati dall’accordo sulla Vertenza entrate con lo Stato.
«Sono risorse che hanno influito parecchio in un momento così complicato. Il nostro Pil sta crescendo più della media italiana, anche i dati dell’occupazione sono positivi, ma ancora scontiamo un divario importante e avere la possibilità di investire queste risorse per la nostra isola è fondamentale».
Da dieci mesi lei è anche assessora alla Sanità. È una scelta che inizialmente doveva essere temporanea. Resterà alla guida dell’assessorato fino alla fine della legislatura?
«Credo sia importante garantire i risultati che ci eravamo prefissati. Con i fondi del Pnrr abbiamo attivato le case di comunità e gli ospedali di comunità. Abbiamo fatto un piano straordinario di 1500 assunzioni. Stiamo lavorando alla riforma del Cup. Sono orgogliosa di essere assessora alla Sanità e di confrontarmi quotidianamente con i direttori generali, spiegando loro quali sono i nostri obiettivi: questo è un metodo di lavoro nuovo. Ora, però, quelle scatole che abbiamo costruito vanno riempite: nelle case e negli ospedali di comunità servono i medici, gli infermieri. Abbiamo creato una sanità territoriale che deve cambiare passo. Io potrò sentirmi tranquilla solo quando questi progetti saranno avviati. I sardi mi valuteranno su quello. Anche i miei detrattori più accaniti hanno riconosciuto che abbiamo cambiato registro...».
Dunque, resta assessora?
«Io ho lavorato tantissimo su una squadra che si sta spendendo tantissimo su questi temi. Oggi conta dare stabilità. Il cambiamento di un assessore può essere impattante, può impiegare mesi per capire dove è seduto e i sardi non possono permetterselo».
La sanità è il problema più sentito dai sardi: pronto soccorso affollati, reparti in sofferenza, carenza di medici di base, liste d’attesa lunghissime. Il primo problema da risolvere?
«Dare garanzie ai professionisti dell’emergenza-urgenza. Questa estate abbiamo retto il fatto di non avere più i gettonisti grazie ai professionisti che si sono sacrificati. Ora dobbiamo passare alla stabilizzazione, all’aumento degli organici: è impensabile che Olbia questa estate abbia avuto il 30 per cento in più di accessi e stia andando avanti con lo stesso organico dell’anno scorso. E l’altra cosa è la presa in carico dei cittadini: la sanità deve tornare sui territori, perché se funzionano le case di comunità si svuotano gli ospedali e si dà respiro ai reparti».
Sul 41 bis in Sardegna lei ha contestato la scelta del Governo. Ora il ministro Nordio ha deciso di andare avanti. La Regione è pronta a uno scontro istituzionale?
«Abbiamo combattuto per avere l’insularità nella Costituzione, una battaglia che a cui ho contribuito anche io. Ora vediamo che il Governo ci discrimina perché siamo un’isola. E in quanto isola dobbiamo essere candidati a ospitare detenuti invasivi che pesano non solo sull’inquinamento dell’economia, della società, ma anche sulla sanità. Vogliono scaricare questo peso sui sardi. Al di là degli sgarbi istituzionali, da parte del ministro Nordio non c’è stata alcuna proposta di discutere sull’impatto. Di recente abbiamo fatto un accesso agli atti al ministero: useremo qualsiasi strumento possibile contro questa ingiustizia. La sentiamo come una punizione».
Sulle rinnovabili lei rivendica di aver frenato la speculazione e difende il modello sardo delle aree idonee. Qual è la posizione della Regione sulla transizione energetica?«La transizione energetica è necessaria, ma va portata avanti capendo che bisogna rispettare ambiente e bellezza. Noi abbiamo deciso di governare il processo e non subirlo, definendo le aree per lo sviluppo delle rinnovabili. Ma vorrei ricordare a quei detrattori che urlano tutti i giorni che hanno la memoria corta. A portare le pale eoliche sono stati loro con le loro delibere, le loro decisioni. Non c’è una pala eolica messa dalla giunta Todde. La nostra giunta ha messo un miliardo per la transizione energetica: noi rivendichiamo il nostro diritto a pianificare. Certo, ancora una volta dobbiamo scontrarci con l’arroganza del Governo, che ci ha bastonati sulla co-pianificazione: un metodo che va bene solo quando devono pianificare loro».
L’Einstein Telescope è la grande scommessa strategica della sua legislatura. A che punto siamo?
«Quello che dobbiamo fare capire ai sardi è che già questo percorso sta cambiando la Sardegna. I fondi ai quattro comuni interessati per la rigenerazione urbana, tre milioni per l’ospitalità, gli investimenti sulle strade provinciali, sulla sede Engv a Nuoro. L’Einstein è già un’opportunità di cambiamento per il territorio. La vera scommessa è la ricaduta economica reale che la popolazione può vedere».
Eppure si levano voci contrarie: c’è chi parla di nuove servitù.
«La Sardegna è allergica al cambiamento, soprattutto il mio territorio. Non voglio essere generalista, ma credo che questo progetto vada spiegato bene per fare capire la sua importanza. È un progetto che convive con la biosfera riconosciuta dall’Unesco, che si svolge interamente sottoterra, che ha già visto un laboratorio iniziare il proprio lavoro. L’Einstein non è un progetto di Lula, ma di tutti i comuni sardi. Cambierà la Sardegna intera. Non è l’ennesima servitù, l’ennesimo tentativo di abusare del nostro territorio. A me ha colpito molto l’intervento di una giovane divulgatrice a Lula in consiglio comunale: “Chi è contro l’Einstein sta dicendo ai giovani laureati di non tornare in Sardegna perché non c’è posto per noi”».
In Sardegna l’esperienza della coalizione che l’ha portata alla presidenza è diventa un modello per il centrosinistra nazionale. Il Campo largo può davvero diventare un'alternativa credibile al governo Meloni?
«I nostri elettori sono più pronti di noi. Recentemente sono stata in Lombardia, in Toscana e da tutti mi viene chiesto: unità. Condividiamo gli stessi valori al di là delle singole sensibilità: contro la guerra, contro le diseguaglianze sociali, per l’equità fiscale».
Lei fu scelta dai partiti della coalizione, ora invece il M5s punta sulle primarie: qual è la sua posizione?
«Io credo che si debba interpretare la sensibilità dei partiti della coalizione. Nel mio caso si decise che le primarie non fossero la strada migliore. A livello nazionale se ne sta discutendo. Io sono laica: un progetto credibile e riuscire ad arrivare a governare sono le uniche due cose che devono guidare la scelta».
Si parla delle elezioni politiche e della possibile candidatura di assessori regionali. Chi sceglierà di candidarsi dovrà dimettersi prima dal proprio incarico?
«L’ho detto chiaramente da subito: i sardi non hanno necessità di campagne elettorali fatte sulla loro pelle. Ambire a un percorso nazionale è più che legittimo, ma ho bisogno di continuità, che non è compatibile con una campagna elettorale. Sono stata eletta per governare la Sardegna e voglio stabilità. I miei assessori lo sanno e se si candidano faranno un passo indietro».
C’è chi ipotizza che, in caso di vittoria del Campo largo alle prossime elezioni politiche, lei possa diventare ministra.
«Credo che i sardi meritino serietà. Il mio patto con loro deve essere onorato».
Dunque, è un no?
«Guardi, non ci penso lontanamente: manco morta».
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