Infermiere a giudizio per minacce si difende: «Non ci fu alcuna aggressione»
Sindacalista a processo per lo scontro con il responsabile del servizio igiene dell’Asl
Nuoro «Quel giorno non ci fu alcuna minaccia né discussione accesa tra me e l’allora responsabile del Servizio Igiene e Sanità pubblica, Francescangelo Putzolu . Avevo semplicemente chiesto un incontro per poter parlare della valutazione negativa che mi era stata attribuita. In quel momento, come da procedura, non doveva presenziare nessuno oltre al responsabile del Servizio che era il mio valutatore. Negli anni precedenti avevo sempre ottenuto il massimo dei punti: 100, mentre con Putzolu mi ero ritrovato con un 62, per il solo fatto che essendo rappresentante sindacale mi assentassi dal lavoro usufruendo dei permessi. Come avevo sempre fatto anche in precedenza, comunicavo per tempo all’azienda le mie assenze. Avevo cercato di fare capire la mia posizione a Putzolu, ma non c’era stato verso. Quando mi rivolsi alla Commissione aziendale mi venne riconfermato il punteggio massimo perché avevo dimostrato, comunque, di aver raggiunto gli obiettivi richiesti».
Davanti al giudice monocratico Giuseppe Carta, l’infermiere e segretario territoriale del Nursind (il sindacato delle professioni infermieristiche), Antonello Pintore a processo perché accusato di minacce a pubblico ufficiale, si è sottoposto ad esame rispondendo alle domande dell’avvocato Gian Cristian Melis, suo difensore, del pm Francesca Piccu e dell’avvocato di parte civile, Carlo Murru. L’imputato ha esordito raccontando i fatti, risalenti al 20 giugno 2024, e negando categoricamente di aver aggredito Putzolu che quel giorno aveva chiamato la Polizia. Pintore ha detto di aver atteso l’arrivo degli agenti senza alcun problema.
«Ho aspettato che giungessero nell’ufficio ma non è vero che sono stato accompagnato da loro all’esterno. Mi era stato chiesto di uscire e di aspettare fuori, e così avevo fatto. Il responsabile di Igiene e Sanità pubblica avevo attivato nei miei confronti tre procedimenti disciplinari, andati tutti archiviati. Ho capito che ce l’aveva con me perché usufruivo dei permessi che, ribadisco, comunicavo ogni volta con largo anticipo pur avendo potuto farlo anche solo mezz’ora prima». Alla domanda del difensore di parte civile, se fosse a conoscenza di altri procedimenti a suo carico, Pintore ha risposto dicendo: «Non so se sia giunta qualcosa alla Direzione sanitaria, io non ho ricevuto alcuna comunicazione ».
In aula è stato sentito anche l’ultimo teste della difesa, Piero Demurtas, collega dell’imputato, in servizio a Sorgono. Anche lui ha raccontato di non essere rimasto soddisfatto dalla valutazione ricevuta da Putzolu, e di aver chiesto un colloquio fissato nello stesso giorno di Pintore. «Ero stato convocato dal responsabile e nell’ufficio era presente anche Graziella Salis, infermiera e coordinatrice del personale del dipartimento di Prevenzione dell’Asl. Mi aveva chiesto se potesse rimanere e io non avevo avuto nulla da ridire. Avevo spiegato che cosa non avevo gradito, poi ero uscito e dopo di me era entrato il mio collega. Ho aspettato un po’ nella saletta che Pintore uscisse ma vedendo che tardava sono andato via. Quando ero nei parcheggi ho visto arrivare la polizia ma ho pensato a un servizio di controllo». Mentre attendeva Pintore ha sentito toni concitati? O ha assistito a scene particolari quando era fuori dall’edificio? ha chiesto l’avvocato Melis. «Non ho sentito toni alterati e non ho visto nulla di particolare all’esterno» ha risposto Demurtas. (k.s.)
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