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Adolescenti a disagio con il proprio corpo, il prof chiama e Stefano Fresi va in soccorso: «Vengo a parlare con gli studenti»

di Francesco Zizi
Adolescenti a disagio con il proprio corpo, il prof chiama e Stefano Fresi va in soccorso: «Vengo a parlare con gli studenti»

Francesco Giorgioni: «Gli ho scritto su Whatsapp, cinque minuti dopo mi ha mandato un audio in gallurese»

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Sassari Tutto è nato da un messaggio su Whatsapp, e da una risposta arrivata cinque minuti dopo, in gallurese stretto: «Ci sarò sicuramente». Detto fatto. Martedì 20 ottobre Stefano Fresi entrerà all’Ipsar Costa Smeralda di Arzachena, per parlare agli studenti di un tema che nelle scuole si incontra ogni giorno: l’inquietudine di chi si sente a disagio con il proprio corpo.

Ad aver mandato il messaggio è stato Francesco Giorgioni, docente di italiano e storia all’istituto alberghiero, che ha raccontato la genesi dell’idea. «Mi guadagno da vivere leggendo temi di adolescenti», dice. «A volte questi temi sono vere e proprie confessioni, in certi casi mani tese di ragazzi alla disperata ricerca di un qualcosa o un qualcuno cui aggrapparsi». E in quelle pagine, spiega, emerge con sempre maggiore insistenza la sofferenza di chi si sente escluso perché in sovrappeso, perché basso, o perché non rispecchia i canoni di bellezza che molto spesso i social network impongono, e di conseguenza rinuncia alla propria vita sociale sentendosi sbagliato.

«Ed è un disagio sempre più forte», spiega il docente, capita spesso che «ragazze mi dicono che non vanno al mare perché si vergognano di mettersi in costume». Davanti a confessioni intime di questo tipo, ammette, gli è tornata in mente «una frase di Bachisio Bandinu: la prigione della donna occidentale è la taglia 42». Una prigione che ormai non risparmia nessuno, ragazze e ragazzi, e che Instagram, tra filtri e corpi ritoccati, rendono ogni giorno più stretta e asfissiante.

Da lì l’idea. Con Fresi, attore romano dalle radici profondamente galluresi e cittadino onorario di Luogosanto, Giorgioni aveva stretto un rapporto qualche mese fa. Una sera ha deciso di provarci. «Ho pensato a lui perché ha un fisico importante e, non lo so ma lo posso immaginare, avrà dovuto lottare anche lui contro i commenti», spiega. «E poi è una persona di successo, la sua testimonianza può arrivare ai ragazzi in un modo in cui la mia non riesce».

La domanda? Semplice e diretta: «Ti andrebbe di parlarne nella mia scuola?». «Me ne sono un po’ vergognato» confessa il docente, «po’ per la delicatezza dell’argomento, un po’ perché immaginavo che la sua agenda fosse fittissima». Invece la risposta dell’attore è arrivata dopo cinque minuti. «Gli avevo scritto in italiano, lui mi ha risposto con un vocale in gallurese stretto», racconta Giorgioni. «Poi, con Stefano e confrontandomi anche con la preside, abbiamo preparato una scaletta. Si è mostrato disponibilissimo su tutto e felicissimo di offrirsi per lanciare un messaggio ai ragazzi».

L’incontro si terrà dunque martedì 20, ma non tutti gli alunni potranno partecipare, a causa degli spazi non abbastanza grandi della scuola. Ci sarà una delegazione di alunni in presenza, mentre gli altri potranno seguire l’incontro in classe, in streaming. L’attore risponderà alle domande che potranno fare i ragazzi, anche in forma anonima. Poi ci sarà spazio per un giro nelle classi e per i selfie con gli studenti. Il corpo e l’accettazione di sé saranno il cuore della mattinata, ma il discorso sarà ben più ampio. Si parlerà anche del suo «successo come attore, delle sue radici galluresi, è fisiologico che emergeranno temi da sviluppare» continua Giorgioni. «Stefano Fresi è una persona che merita tutto il successo che ha» conclude. Ed è la dimostrazione che il proprio posto nel mondo non si misura con una taglia.

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