Padru Tra strette di mano e una valanga di aneddoti e ricordi. Il Comune più giovane della Sardegna spegne le sue prime trenta candeline: il 2026 sarà l’anno dedicato ai festeggiamenti ma intanto non ci si lascia sfuggire la data più importante di tutte. Perché fu la legge regionale numero uno del 3 gennaio 1996 a istituire ufficialmente il Comune di Padru, dopo una mobilitazione durata anni e un referendum popolare indetto per chiedere l’autonomia dal vicino (si fa per dire) Comune di Buddusò. «Sapete quanti chilometri separavano una volta Padru da Buddusò? Ottantaquattro» ricorda Antonio Satta, l’ex sindaco (lo è stato per vent’anni) che più di tutti si è battuto per l’autonomia del paese. Così l’attuale primo cittadino Antonello Idini ha chiamato Satta – che aveva anche sfidato alle urne – e gli ha chiesto di ricordare insieme la nascita del Comune. «Antonio è lo storico sindaco, colui che ha condotto il paese verso l’autonomia – sottolinea Idini –. Padru è ancora oggi il Comune più giovane della Sardegna e probabilmente resterà così, considerato che viviamo in un periodo caratterizzato dai risparmi e dagli accorpamenti. La nascita di nuove autonomie non sembra essere all’orizzonte».
La storia
A ripercorrere le tappe principali dell’autonomia padrese non può che essere Antonio Satta, classe 1941, democristiano di ferro che, tra le tante altre cose, è stato professore, giornalista, deputato, assessore regionale e amico personale di Francesco Cossiga. «Prima dell’autonomia aumentammo la nostra presenza all’interno del Comune di Buddusò e io divenni vicesindaco – ricorda Satta –. Fu un lungo percorso che culminò con la legge regionale del 1996. Prima, naturalmente, ci fu il referendum. Non ricordo la percentuale esatta, ma fu comunque molto alta. Con l’autonomia Padru ottenne ciò che gli spettava e diventò una realtà importante. Il paese acquisì fondamentali servizi, a cominciare da quelli sociali. Fino a quel momento i cittadini si sentivano abbandonati. Abbiamo anche realizzato la prima Rsa della Sardegna, ancora oggi un servizio che, tra l’altro, genera numerosi posti di lavoro». E poi ci sono le piccole grandi soddisfazioni personali. Come le partite della Dinamo Sassari – società che Satta contribuì a fondare nel 1960 – più volte giocate all’interno del palazzetto dello sport di Padru.
I trent’anni
Il 2026 sarà insomma un anno importante. «Innanzitutto abbiamo voluto ricordare simbolicamente la data del 3 gennaio – spiega il sindaco Idini –, poi, ovviamente, organizzeremo eventi e celebrazioni. Pensiamo anche alle edizioni speciali di tutto ciò che è stato creato in questi trent’anni, a cominciare dalla biennale di pittura. Quella dell’autonomia è stata una tappa fondamentale della storia della nostra comunità. Padru aveva già una sua identità storica e i cittadini, giustamente, chiedevano autogoverno e servizi più vicini». Oggi Padru, comprese le sue tredici frazioni, conta poco più di 2.100 abitanti. Più o meno gli stessi di trent’anni fa. Significa che il paese, complice la vicinanza a Olbia, sta riuscendo a tenere alla larga il fenomeno dello spopolamento. Presente alla stretta di mano tra l’ex sindaco Satta e l’attuale primo cittadino Idini anche Raimondo Mura, capogruppo di minoranza in consiglio comunale. «Ci tengo a ricordare quattro persone del gruppo di Antonio Satta che contribuirono a rendere Padru un Comune autonomo: Francesco Pisciottu, Giacomo Asara, Paolo Pilu e Giuseppe Sanciu. Prima del 1996 facevano i consiglieri comunali a Buddusò» ricorda Mura.