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I traghetti sono fermi: a Bonifacio si arriva in gommone come i migranti – la storia e quanto costa

di Marco Bittau
I traghetti sono fermi: a Bonifacio si arriva in gommone come i migranti – la storia e quanto costa

In cantiere le tre navi che collegano la Sardegna con la Corsica, da Santa Teresa i lavoratori pendolari noleggiano le barche degli amici

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Santa Teresa Gallura Il piccolo gommone salpa a tutte le ore, anche quando è buio. Fa il servizio navetta “in nero” da Bonifacio a Santa Teresa, andata e ritorno, sfidando il mare insidioso delle Bocche. A bordo ci sono lavoratori pendolari e autotrasportatori, tre o quattro per volta, infagottati in giacche a vento e passamontagna d’alto mare, che non sanno come tornare a casa o come andare a lavoro perché da diversi giorni sono ferme, in cantiere, tutte e tre le navi che dovrebbero coprire il collegamento tra le due isole. Poche miglia di distanza, ma senza navi sembra una traversata impossibile. Come l’Odissea di Omero aggiornata ai tempi moderni. Disperati, indignati, a vederli su quei gommoni sembra una roba di migranti e scafisti. Invece no, è un’altra storia.

Viaggio sui gommoni

I “migranti” sono semplici lavoratori che non hanno altro modo per tornare a casa, in Sardegna. Invece gli “scafisti” sono solo amici degli amici che, su richiesta, riportano a casa “i prigionieri” in Corsica. Naturalmente, qualcuno dovrà pur pagare il trasporto e il carburante, che neppure costa poco: 50 euro per un passaggio sul gommone dell’amico, ma a Santa Teresa altri “amici” sono meno generosi e si fanno pagare 100 euro o addirittura 150 a passeggero per un singolo viaggio per andare in Corsica o per rientrare in Sardegna.

Navi ferme 

A Bonifacio il gommone sfila beffardo di fianco alla vecchia Moby Giraglia, sfuggita ancora una volta alla rottamazione. È lì, desolatamente ferma in banchina, perché ancora una volta non ha passato le “visite mediche” e l’autorità marittima francese, che ha poca voglia di scherzare, non ha concesso il permesso di navigare in acque internazionali. Avrebbe dovuto sostituire la Moby Bunifazziu trasferita in cantiere a Livorno con la certificazione Mes (la dotazione di sicurezza) scaduta dopo pochi mesi di navigazione, invece non può uscire dal porto. È una vera e propria maledizione quella della Giraglia, traghetto famigerato che negli ultimi dieci anni ha passato più tempo fermo in avaria che in navigazione. Eppure è sempre lì, ostinatamente lì, senza che il gruppo Moby lo disarmi. Anche la terza nave, la Ichnusa, è ferma in cantiere a Genova per manutenzione e potrà rientrare in servizio soltanto a metà mese. Tutte ferme, insomma, e non si può azzardare una previsione su quale delle tre riprenderà a navigare e, soprattutto, quando lo farà.

Pendolari del mare

Nel frattempo, ai lavoratori pendolari e agli autotrasportatori rimasti in Corsica non resta che viaggiare in gommone con sprezzo del pericolo. Per loro la prospettiva è inquietante: difficilmente la Bunifazziu completerà i lavori nel cantiere di Livorno (dove è arrivata pochi giorni fa) e sempre difficilmente in pochi giorni le autorità francesi daranno il via libera alla Giraglia. Insomma, la prima nave utile potrebbe essere la Ichnusa, il cui arrivo da Genova a Santa Teresa è previsto per metà febbraio, forse mercoledì 11. Sino a quel momento per chi deve viaggiare tra le due isole non resta che la vergogna del gommone, magari al prezzo di un superyacht secondo la legge della domanda e dell’offerta. In fondo, era successo così anche l’inverno del 2024, l’anno della grande protesta finito poi con denunce ed esposti alla magistratura. Anche in quella circostanza, dopo lo stop delle navi i “prigionieri” in Corsica avevano dovuto noleggiare gommoni e piccole barche per tornare a casa oppure fare il giro del Mediterraneo dalla Corsica a Livorno e poi in Sardegna. Un incubo che ritorna.

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