La Nuova Sardegna

Olbia

Il personaggio

Nasce il mondiale delle leggende del calcio: la coppa la disegna un olbiese

di Dario Budroni

	La coppa del torneo e Moreno De Turco insieme a Clarence Seedorf
La coppa del torneo e Moreno De Turco insieme a Clarence Seedorf

Lo scultore Moreno De Turco firma il trofeo che sarà sollevato al Maracanà di Rio de Janeiro

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Olbia Dalla scuola di via Modena allo stadio Maracanà il passo può anche essere breve. A patto che si abbiano le idee chiare, la giusta visione del mondo e soprattutto un talento che si alimenta quasi in automatico fin dal primo giorno che si prende una matita in mano. Moreno De Turco, olbiese di 39 anni, al tempio del calcio brasiliano non c’è arrivato a suon di gol ma grazie alle magiche giocate della sua arte. Ex studente del liceo artistico De André di Olbia, De Turco ha immaginato e disegnato il trofeo dorato della World Legends Cup. È il nuovo torneo internazionale, con scopi benefici, che metterà insieme alcune delle più grandi stelle del calcio mondiale. Non quelle di oggi, ma le leggende del passato. Tutte riunite sotto i colori delle loro nazionali. Ci saranno Kakà, Roberto Carlos, Javier Zanetti, Romario, Thierry Henry. Per l’Italia è stata già confermata la presenza di gente come Paolo Maldini (nelle vesti di allenatore), Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro e Marco Materazzi. Non proprio scapoli contro ammogliati, insomma. La prima edizione andrà in scena in Brasile e la finale sarà giocata sul prato verde del Maracanà di Rio de Janeiro. Volto e ambasciatore del progetto è l’olandese Clarence Seedorf, che, tra le altre cose, De Turco ha invitato nel suo atelier in Brasile per girare l’ultima scena del video promozionale, con la regia firmata dallo stesso artista olbiese. Sicuramente molto calcio e tanto spettacolo, ma in realtà l’obiettivo del torneo è anche un altro: sostenere, attraverso l’impegno diretto dei campioni oggi in pensione, lo sviluppo e la crescita dei bambini soprattutto dal punto di vista scolastico.

Il Brasile

Va bene tutto, ma cosa ci fa Moreno De Turco in Brasile? Diplomatosi ormai vent’anni fa al liceo artistico, il creativo olbiese ha poi costruito una carriera non proprio di secondo piano nell’universo pubblicitario, con base in particolare a Milano. È stato lui l’autore di numerosi spot e campagne passati per la tv e il web. Difficile inquadrarlo in un solo settore: è bravo come regista ma può essere geniale anche come art director, fotografo e disegnatore. Da tempo, però, è soprattutto la scultura a essere diventata la sua ragione di vita. Così, da una decina di anni, passa buona parte del tempo in Brasile, in una favela di Rio, dove unisce arte e sensibilità personali a importanti progetti di rigenerazione sia urbana che sociale. In Brasile De Turco si è fatto un nome ed è così che è stato coinvolto nel grande progetto della World Legends Cup, che tende la mano in particolare ai bimbi delle favelas.

Il significato

Moreno De Turco, a dir la verità, non è mai stato un grande appassionato di calcio. Ma il progetto è ambizioso e soprattutto nasce con uno scopo che al creativo olbiese sta particolarmente a cuore. Lo ha spiegato anche durante l’evento di lancio a Rio, davanti a Seedorf, ai grandi dirigenti del pallone e ai rappresentanti del governo brasiliano. «Tutto – sottolinea De Turco – parte da una domanda: perché queste leggende, dopo che hanno vinto ogni cosa, dovrebbero tornare nuovamente in campo? Qual è la posta in palio? Dal mio punto di vista, vedo questo trofeo come la coppa delle responsabilità. Il calcio è un linguaggio universale, dovrebbe essere un teatro di etica e di altruismo, e ho realizzato il trofeo pensando a quei bambini di una volta poi diventati leggenda. Chi scenderà in campo, dopo titoli, coppe e mondiali, adesso dovrà dare uno spettacolo di umanità. Sono tante le cose che possiamo fare attraverso i bambini e il mio desiderio è che questa coppa sia dedicata proprio a loro. I calciatori che hanno conquistato il mondo, adesso, dovranno giocare per uno scopo ben più alto».

La coppa

Il torneo sostiene per esempio le organizzazioni che operano nelle favelas. E la prima edizione vedrà in campo le nazionali di Brasile, Italia, Argentina, Francia, Spagna, Olanda, Nigeria e Arabia Saudita. Ed è proprio lo stato arabo a giocare un ruolo di primo piano, visto che il presidente della Legends World Cup è il principe e saudita Khalid Al Saud. È stato invece il ceo e il fondatore del trofeo Nasr Jawid Bunyadi a ingaggiare De Turco, dopo aver visto le sue sculture e scoperto il suo impegno nelle favelas di Rio. «Gli ho spiegato che mi ritengo un po’ uno scultore delle emozioni, della connessione tra le persone – spiega l’artista olbiese –. Così gli ho detto che se ci fosse stata un’emozione da scolpire e da poter raccontare, avrei potuto mettermi a lavorare anche per il calcio». Affare fatto. Moreno De Turco ha realizzato la coppa delle leggende. Ma non solo. Il trofeo andrà infatti a finanziare altre opere del creativo di Olbia, che saranno poi installate nelle piazze di Rio de Janeiro. Un’altra gigantesca scultura, che richiamerà direttamente la coppa del torneo, sarà invece piazzata davanti al Maracanà durante la finalissima.

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