Pellet introvabile: file nei negozi e prezzi alle stelle - ecco le cause
Calo della produzione e speculazione, rincari fino al 40%
Sassari Perché il pellet è diventato un bene così raro e costoso? Forse è la domanda che gli automobilisti si fanno mentre sono in coda verso i negozi per andarlo ad acquistare o mentre passano da un rifornitore all’altro alla sua disperata ricerca. La risposta “meno legno, meno lavorazione, meno scarti di segatura, meno pellet” potrebbe sembrare intuitiva e semplice, ma alla base della sua scarsità e dei rincari ci sono cause diverse e complesse, che vanno ben oltre le “semplici” dinamiche di domanda e offerta. Rispettivamente, in crescita e in calo. Tra gli altri fattori ci sono quelli climatici, geopolitici e logistici. Tutti contribuiscono ad avere un impatto diretto sulla vita quotidiana delle persone, che oramai, a salti e in tutta Italia, rischiano di stare al freddo dall’inverno del 2022. Non mancano nemmeno le accuse di possibili speculazioni da parte dei rivenditori a danno dei consumatori. Il fenomeno è stato segnalato dall’Adiconsum e ha suscitato l’interesse di alcune procure. I rincari, quest'anno, stanno superando anche il 40% in più rispetto al 2025. In Sardegna, nello specifico, fino a un po’ di tempo fa, un sacco poteva costare 4 o 5 euro, mentre ora, quando si trova, si può acquistare a poco più di 7.
L’aumento della richiesta
Il pellet, dunque, tendenzialmente è sempre più richiesto. Anche in questo caso le motivazioni sono diverse. La prima è geopolitica. Sulla scia del panico causato dall’aumento del costo del gas, successivo soprattutto allo scoppio della guerra in Ucraina, molte famiglie italiane si sono affidate al pellet sperando di spendere meno. La seconda è ecologica. Prodotto dagli scarti della lavorazione del legno, la domanda di pellet ha visto una crescita costante negli ultimi anni in tutta Europa, che a livello mondiale è il continente trainante con il 70% del consumo totale, perché risponde alla necessità di attingere a fonti di energia più ecologiche e sostenibili.
Il calo della produzione
E il primo nodo è proprio questo: la produzione non è riuscita a tenere il passo con le fluttuazioni della richiesta. Relativamente alla situazione nazionale, l’Italia si è resa meno dipendente dalle importazioni estere, spesso legate a difficoltà logistiche e geopolitiche, soprattutto da paesi come il Canada, il Portogallo e l’Ucraina – nel 2022 la crisi era stata causata in gran parte dalla guerra – e quindi sta probabilmente soffrendo la scarsità di scorte interne, visto che i consumi, in questa stagione più fredda delle altre, sono alti. Anche qui, sono due le possibili cause del calo della produzione, entrambe legate ai cambiamenti climatici. Gli inverni miti degli ultimi anni, soprattutto quello del 2023, avrebbero inciso sulla domanda e quindi sull’offerta, mentre gli eventi atmosferici estremi avrebbero condizionato la possibilità di reperire la materia prima, e cioè il legname. Un fatto, quest’ultimo, che condiziona anche i paesi esportatori e che sarebbe il principale motivo alla base dei costi elevati dei sacchetti di pellet.
