Buoni fruttiferi non rimborsati, il tribunale condanna Poste e impone il risarcimento – la storia
Protagonista una famiglia del Sassarese. La giudice in Appello conferma la sentenza di primo grado
Sassari La mancata consegna delle informazioni obbligatorie può costare cara. Lo ha stabilito la giudice del tribunale di Sassari, Giovanna Maria Mossa, che ha condannato Poste Italiane al risarcimento dei danni nei confronti di una madre e dei suoi due figli, di Nughedu San Nicolò, protagonisti di una lunga controversia sui buoni fruttiferi postali.
La vicenda riguarda in particolare tre buoni sottoscritti nel 2001 e 2002, per i quali Poste, già al centro di altre dispute giudiziarie, aveva rifiutato il rimborso a luglio 2022, sostenendo l’intervenuta prescrizione.
Ma il giudice di pace (nel primo grado) e il Tribunale civile (in appello) hanno accolto e condiviso la tesi degli avvocati Antonella Chirigoni e Giampaolo Mura che hanno tutelato la famiglia di Nughedu: Poste Italiane non ha fornito ai sottoscrittori il foglio informativo obbligatorio, né ha collocato gli avvisi previsti dalla legge nei propri uffici. Questa grave omissione ha impedito ai clienti di conoscere le condizioni contrattuali dei buoni, inclusi i termini di scadenza e prescrizione, configurando una responsabilità risarcitoria per la perdita dell’investimento.
La sentenza del giudice di pace di Ozieri, che aveva già condannato Poste Italiane, è quindi stata confermata. Il Tribunale ha stabilito che il termine di prescrizione per il risarcimento del danno decorre dal momento in cui il danneggiato ha avuto conoscenza dell’ingiustizia subìta, ovvero dal rifiuto del rimborso avvenuto il 4 agosto 2022. Pertanto, la richiesta di risarcimento è stata ritenuta valida.
