Omicidio di Cinzia Pinna, la Procura chiede il processo per Ragnedda: «Non poteva difendersi e le ha sparato al viso»
Nella richiesta di rinvio a giudizio contestati l’omicidio volontario aggravato dai motivi futili e abbietti e dalla crudeltà. La difesa insiste sulla tesi dell’aggressione improvvisa con un coltello
Tempio La Procura di Tempio chiede il processo per Emanuele Ragnedda. È un quadro accusatorio durissimo quello che emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio di Cinzia Pinna, uccisa nel settembre del 2025 a Conca Entosa.
Secondo la ricostruzione della pm Noemi Mancini, la donna sarebbe stata colpita in una condizione di estrema vulnerabilità: sola, fragile, in stato psicofisico alterato. Nella richiesta viene descritta una condotta segnata, per l’accusa, da una «volontà di annientamento». I colpi di arma da fuoco sarebbero stati esplosi al viso contro una vittima ritenuta inoffensiva proprio per le sue condizioni.
Il procuratore facente funzioni Alessandro Bosco e la pm Mancini hanno concluso la prima fase del procedimento chiedendo il rinvio a giudizio di Ragnedda, 42 anni, imprenditore di Arzachena. L’accusa contestata è quella di omicidio volontario, aggravato dai motivi futili e abbietti e dalla crudeltà.
La Procura non ritiene credibile la versione di una reazione a un’aggressione violenta da parte di Cinzia Pinna. È invece proprio su questo punto che si concentra la linea difensiva. Ragnedda, assistito dagli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, continua a sostenere di essere stato aggredito all’improvviso da una persona fuori controllo e armata di coltello.
Un passaggio centrale sarà la consulenza tecnica della difesa, affidata al medico legale e docente universitario cagliaritano Ernesto D’Aloja e al criminalista Dario Radaelli. Sarà su questo terreno che si giocherà una parte importante del confronto tra la ricostruzione dell’accusa e quella dei difensori.
Nel procedimento entrerà anche la famiglia di Cinzia Pinna, pronta a costituirsi parte civile con gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. I tempi, ora, sono stretti. La fase davanti al gup dovrà arrivare a conclusione entro l’estate, anche per evitare criticità legate alla scadenza dei termini della custodia cautelare in carcere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
