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Sassari

La sentenza

L’allevamento di 1500 maiali nel Sassarese, il Tar conferma lo stop – Che cosa è successo

di Nadia Cossu
L’allevamento di 1500 maiali nel Sassarese, il Tar conferma lo stop – Che cosa è successo

Respinto il ricorso dell’azienda: vittoria per il Comune, i residenti e il comitato

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Sassari Il Tar Sardegna ha respinto il ricorso dell’imprenditore agricolo Antonio Moro, confermando la legittimità dello stop imposto dal Comune di Sassari all’allevamento di 1.500 suini realizzato nell’ex pollaio di Maccia d’Agliastru, nelle campagne di Caniga. I giudici hanno stabilito che il Comune ha correttamente annullato in autotutela la pratica presentata dall’azienda perché mancavano i requisiti necessari per utilizzare la procedura semplificata prevista per le emissioni in atmosfera.

La vicenda era esplosa nell’autunno del 2025, quando l’avvio dell’allevamento aveva provocato la protesta dei residenti della zona, preoccupati per odori, traffico pesante e impatto ambientale, oltre alle contestazioni di comitati e associazioni. Dopo le verifiche della Città Metropolitana, il Comune aveva annullato le autorizzazioni presentate tramite la procedura Suape, contestando soprattutto l’assenza dei sistemi previsti per captare e abbattere le emissioni “odorigene” e altre carenze tecniche della documentazione. L’azienda aveva però continuato l’attività, sostenendo di essere in regola e annunciando battaglia legale. Successivamente anche l’Asl aveva disposto il blocco dell’ingresso di nuovi animali e lo svuotamento dell’allevamento entro trenta giorni.

Nel ricorso Moro sosteneva che il Comune fosse intervenuto fuori termine, che non esistesse un interesse pubblico tale da giustificare l’annullamento e che il suo allevamento, dotato di aerazione naturale, non fosse tenuto a installare un impianto di aspirazione e abbattimento delle emissioni previsto invece dalla Città Metropolitana.

Il Tar ha respinto tutte le contestazioni. Secondo i giudici, il Comune di Sassari ha esercitato correttamente il potere di autotutela e ha motivato adeguatamente la decisione, richiamando l’interesse pubblico alla tutela dell’ambiente e della qualità dell’aria. Inoltre l’imprenditore aveva avuto modo di partecipare al procedimento e di presentare osservazioni prima della decisione finale.

Nel merito, la sentenza chiarisce che un allevamento delle dimensioni previste, destinato a ospitare 1.500 suini, può aderire alla procedura semplificata solo rispettando tutte le prescrizioni tecniche fissate dall’autorizzazione generale della Città Metropolitana, comprese quelle relative alla captazione e al trattamento delle emissioni. Il fatto che l’impianto sia progettato con ventilazione naturale non esonera dall’obbligo, perché la normativa richiede l’adozione delle migliori tecniche disponibili «quando le emissioni sono tecnicamente convogliabili». Secondo i giudici del Tar, inoltre, anche le eventuali difficoltà economiche o progettuali lamentate dall’azienda non dimostrano l’impossibilità tecnica di installare tali impianti. Se l’imprenditore ritiene troppo onerose le prescrizioni della procedura semplificata, può seguire la strada ordinaria prevista dal Testo unico ambientale, che consente una valutazione caso per caso attraverso una conferenza di servizi.

La sentenza del Tar (Tito Aru, presidente, Andrea Gana, referendario, Silvio Esposito, referendario-estensore) respinge quindi integralmente il ricorso, confermando la validità dei provvedimenti del Comune (tutelato dagli avvocati Marco Russo, Simonetta Pagliazzo, Maria Ida Rinaldi e Alberto Sechi) e della Città Metropolitana (difesa dall’avvocato Loredana Rita Martinez). Sono stati invece dichiarati inammissibili gli interventi in giudizio di Lav (Lega anti vivisezione) e Gruppo d’intervento giuridico, mentre sono stati ammessi quelli dei residenti, del comitato civico “L’elefante nella stanza”, assistiti dall’avvocato Guido Rimini, e dei consorzi stradali – rappresentati e difesi dall’avvocato Antonio Maria Lei – ritenuti portatori di un interesse diretto alla conferma dello stop. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.

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