Porto Cervo, l’inchiesta dopo il naufragio: «Il super yacht non era nuovo»
Il cantiere Amer Yachts: «È stato venduto da un broker»
Porto Cervo La Procura di Tempio indaga sulle cause dell’affondamento dell’Angiola II, un super yacht di 30 metri (bandiera maltese, valore stimato 8 milioni) colato a picco nelle acque della Costa Smeralda, tra l’isola dei Cappuccini e Capo Ferro. Un’avaria al motore e un conseguente principio d’incendio sarebbero la causa del naufragio, ma il magistrato vuole vederci chiaro e la vicenda è ancora tutta da chiarire.
Nel frattempo, il relitto dell’Angiola II giace adagiato su un fianco a circa sette metri di profondità. Non risultano sversamenti di carburante in mare – almeno per il momento – e nessuna traccia di inquinamento ambientale, si tratta però di una situazione di massima allerta. Per questo il tratto di mare dove lo yacht è affondato è controllato a vista e tale resterà almeno fino all’arrivo del rimorchiatore dell’impresa specializzata in lavori subacquei incaricata del recupero.
Al contrario delle prime informazioni trapelate, il lussuoso panfilo Angiola II non sarebbe esattamente nuovo di zecca. Il cantiere nautico costruttore, Amer yachts di Sanremo, riferisce che si tratta di una barca usata di sei anni, consegnata al nuovo armatore – un imprenditore italiano – appena pochi giorni fa. In pratica, la consegna all’armatore era stata preceduta da un intervento di manutenzione e refit effettuato in un altro cantiere nautico, in Toscana.
Dai rilievi e dalle indagini effettuate dalla Capitaneria di porto di La Maddalena è confermato che al momento dell’affondamento a bordo dello yacht si trovavano 14 persone, tra ospiti ed equipaggio. Tutti sono stati tratti in salvo grazie al provvidenziale intervento di altre imbarcazioni che in quel momento navigavano nello stesso tratto di mare (frequentatissimo in questo periodo) e ai successivi soccorsi coordinati dalla centrale operativa della Capitaneria di porto di La Maddalena. L’armatore, inoltre, sarebbe rimasto a bordo fino all’arrivo dei mezzi di soccorso. Il cantiere Amer Yachts dopo l’affondamento e l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Tempio ha alcuni aspetti relativi all’imbarcazione.
«Si tratta di una barca usata, varata nel 2020 e passata più volte di proprietà – precisa una nota a firma di Barbara Amerio, co-Ceo di Amer Yachts diffusa poche ore dopo l’incidente – l’ultima vendita, tra privati, è avvenuta tramite broker esterni al cantiere. Ne abbiamo seguito la manutenzione finché è rimasta in garanzia. Come chiunque altro, siamo sollevati che passeggeri ed equipaggio siano al sicuro, e come chiunque altro siamo in attesa di accertamenti ufficiali. I serbatoi sono strutturali a doppio fondo: se la barca verrà rimossa correttamente, non ci saranno perdite di carburante. È doloroso vedere affondare una barca a cui abbiamo lavorato per un anno e mezzo, curata come tutte le nostre, fino ai più piccoli dettagli».
L’affondamento della Angiola II a Porto Ferro segue di qualche settimana un altro naufragio nelle acque della Gallura, quello dello yacht Early bird, un Bluegame Bg54 di 16 metri distrutto da un incendio e poi affondato a largo di Tavolara l’8 luglio. I resti dello scafo sono stati recuperati in un fondale di 22 metri dalla Costruzioni marittime di Fundoni e Mela, che si è avvalsa della collaborazione di altre due imprese, la Stemar di Piero Piga e la Marina di Porto Massimo di Cristian Delogu. Per lavorare al meglio serviva anche il supporto di un motopontone, noleggiato dalla Lavori marittimi Pin. Renato Mela ha coordinato il team sotto lo sguardo degli uomini della guardia costiera.
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