Costa Smeralda, ripescato il relitto del maxi yacht Angiola II, ma resta il mistero sul naufragio – L’inchiesta
Al lavoro un team di sub specialisti guidati dall’olbiese Renato Mela
Porto Cervo Dal fondale di sette metri davanti alla spiaggia di Cala del faro ritorna a galla come un fantasma il relitto dell’Angiola II, il super yacht di 30 metri (bandiera maltese, valore stimato 8 milioni) affondato l’11 agosto tra l’isola dei Cappuccini e Capo ferro, in Costa Smeralda, con 14 persone a bordo tra equipaggio e ospiti, tutti miracolosamente in salvo grazie all’intervento tempestivo dei soccorsi.
Un’avaria al motore e un conseguente principio d’incendio sarebbero stati la causa del naufragio, su cui la Procura di Tempio il mese scorso ha aperto un’inchiesta.
A ripescare il relitto del lussuoso motoscafo d’alto mare, varato nel 2020 dal cantiere Amir Yachts di Sanremo, è stato un team di professionisti super esperti: l’impresa olbiese Costruzioni marittime ed edili di Fundoni e Mela, che a sua volta si è avvalsa della collaborazione di altre due imprese, la Stemar di Piero Piga e la Marina di Porto Massimo di Cristian Delogu. Lo stesso pool di specialisti che un mese fa ha recuperato con successo da un fondale di 22 metri l’Early bird, splendido motoryacht Bluegame Bg54 da due milioni di euro, distrutto da un incendio e affondato l’8 luglio scorso davanti a Tavolara.
Oggi come allora, a coordinare le operazioni del team è stato Renato Mela sotto lo sguardo degli uomini della Capitaneria di porto di La Maddalena. Nelle operazioni di recuperano è stata impegnata anche la gigantesca draga giallonera Hebo lift II, da Rotterdam, un gioiello di tecnologia e potenza che a Olbia ha lavorato a tempo di record al rimodellamento del fondale nella canaletta d’accesso all’Isola Bianca per conto dell’Autorità portuale della Sardegna. Non solo, è la stessa maxi draga ultramoderna diventata a suo modo famosa più di un anno fa per aver ripescato dall’inferno il relitto del Bayesian, lussuoso superyacht a vela di 56 metri armato a sloop, varato da Perini navi a Viareggio, di proprietà della Revtom ltd e riconducibile al magnate inglese Mike Lynch. Lo yacht era colato a picco durante una tempesta all’alba del 19 agosto 2024 mentre si trovava in rada a Porticello, nei pressi di Palermo. Anche su quel drammatico naufragio (erano morte sette delle 22 persone che erano a bordo) l’inchiesta è ancora aperta.
Per quanto riguarda il relitto dell’Angiola II, adagiato su un fianco a circa sette metri di profondità, il team di Renato Mela ha lavorato per intere giornate controllando gli eventuali sversamenti di carburante in mare e qualunque altra traccia traccia di inquinamento ambientale. Ieri mattina il ripescaggio dell’Algiola II è stato completato con successo e lo scafo adesso sarà trasportato in un cantiere.
Sulle cause del naufragio ci sono ancora molti aspetti da chiarire. Sarebbero stati un'avaria al motore e un probabile principio d'incendio con l’apertura di una falla nello scafo a far perdere galleggiabilità allo yacht. Come riferito dal cantiere costruttore, Amer yachts, si tratta di una barca usata di sei anni, consegnata al nuovo armatore – l'imprenditore vicentino Antonio Bettanin, che al momento dell’incidente si trovava a bordo – appena pochi giorni prima del naufragio. La consegna all’armatore era stata preceduta da un intervento di manutenzione e refit effettuato in un cantiere nautico in Toscana. Per questo le indagini della Procura si concentrano soprattutto sulla cronistoria dei lavori tecnici eseguiti sull'imbarcazione. In altre parole, si cercano eventuali responsabilità legate ai lavori di refit o malfunzionamenti non rilevati prima della consegna.
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