La Nuova Sardegna

Oristano

Verso la giostra

Il consigliere regionale Cau: «Il decreto Abodi? Non riguarda la Sartiglia»

di Caterina Cossu

	(foto di Francesco Pinna)
(foto di Francesco Pinna)

Il rappresentante del territorio contrario a caschi e corpetti: «Manifestazione identitaria»

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Oristano Punto primo: la Sartiglia non è uno sport, tanto meno è una competizione. Punto secondo: la Regione non ha competenze sul decreto Abodi, per cui non può modificarlo a piacimento o scavalcarlo promulgando una legge propria, che rischierebbe invece di creare ulteriore confusione senza avere alcun effetto pratico. Salvatore Cau consigliere regionale di Orizzonte Comune risponde alle critiche piovute dal centrodestra e suggerisce un’interpretazione differente rispetto a quella che è stata fatta dal prefetto di Oristano Salvatore Angieri sull’obbligatorietà di alcuni presidi di sicurezza.

Per eventuali modifiche generali del Decreto del ministro dello Sport Andrea Abodi , visto ormai come il fumo negli occhi dai cultori delle tradizioni locali, sollecitate anche dal parlamentare Francesco Mura (Fratelli d’Italia) e dal sindaco di Sedilo Salvatore Pes (Riformatori), rimanda la palla nel campo del Governo nazionale: se modifica ci può essere, questa può arrivare solo da Roma e non certo da Cagliari.

L’intervento del consigliere regionale mira così a difendere la giostra equestre dall’obbligatorietà presunta di caschi e giubbini di sicurezza che i cavalieri dovrebbero indossare. La considerazione è che la Sartiglia «Non è uno sport: è una tradizione identitaria che nel tempo ha rafforzato la sicurezza». La comunicazione fa riferimento ad argomentazioni giuridiche e richiama il rispetto della gerarchia delle fonti invitando a evitare interpretazioni rigide o meramente formali: «Il Decreto Abodi non introduce alcun divieto automatico né impone l’assimilazione delle manifestazioni tradizionali alle competizioni sportive. Al contrario, definisce requisiti generali in materia di sicurezza, salute e benessere, da applicare nel rispetto del principio di proporzionalità e del valore storico-culturale degli eventi. È da questo presupposto che va letta correttamente la norma in relazione alla Sartiglia di Oristano».

Quindi sottolinea: «Il decreto non sancisce automatismi né modelli uniformi. Stabilisce requisiti generali e riconosce esplicitamente la necessità di tenere conto della specificità delle tradizioni locali. Applicarlo in modo meccanico significherebbe tradirne lo spirito e la ratio». Il consigliere chiarisce inoltre un punto giuridico centrale: «La Sartiglia non è una competizione sportiva agonistica. È una manifestazione rituale e identitaria, estranea alla logica delle gare. Assimilarla a una competizione equestre vorrebbe dire applicare parametri non coerenti con il dettato normativo».

Salvatore Cau richiama quindi la storia come elemento oggettivo di valutazione della sicurezza: «Da oltre cinque secoli la Sartiglia si svolge senza incidenti mortali. Un dato che dimostra come il rito abbia costruito nel tempo un sistema di sicurezza intrinseco e proporzionato: percorso delimitato, fondo sabbioso, selezione rigorosa dei cavalieri, controlli veterinari, presidi sanitari e un dispositivo di sicurezza per il pubblico costantemente aggiornato». Un ruolo centrale è svolto dai gremi storici, depositari dei cerimoniali e parte integrante del sistema di tutela previsto dagli atti istitutivi della Fondazione Oristano: «Il loro contributo – evidenzia – non è simbolico, ma sostanziale, sia nella conservazione dell’autenticità del rito sia nel garantire condizioni di sicurezza adeguate».

«Il Decreto Abodi – conclude – non nasce per snaturare le tradizioni, ma per consentirne lo svolgimento in condizioni di sicurezza e benessere. Difendere la Sartiglia significa tutelare un patrimonio culturale immateriale della Sardegna e dell’Italia, nel rispetto delle regole e delle competenze istituzionali». Da qui l’appello finale: «È necessario che a livello nazionale arrivi un chiarimento ufficiale, un’interpretazione autentica del decreto che garantisca certezza giuridica e riconosca la specificità delle manifestazioni identitarie, che non possono essere assimilate alle competizioni sportive per le quali il Decreto Abodi è stato concepito».

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