Le mareggiate restituiscono altri reperti. Ecco cos’è stato trovato
I manufatti segnalati da due appassionati che passeggiavano in riva
Cabras Non si fermano gli avvistamenti di reperti archeologici riportati alla luce grazie alle forti mareggiate delle scorse settimane. La zona resta quella di San Giovanni di Sinis, nel tratto di spiaggia sotto la torre spagnola, reperti e pietre che in passato giacevano sommersi sotto la sabbia. L’ultimo avvistamento è stato fatto una quindicina di giorni fa da Andrea Mulas, artigiano oristanese appassionato di archeologia, che ha denunciato ai carabinieri «il ritrovamento di due ancore litiche, risalenti al II millennio avanti Cristo» e di «un capitello mammellare, finemente lavorato, di circa 80 centimetri di altezza e di 40 centimetri di larghezza». Vista l’ordinanza emessa dal sindaco di Cabras, Andrea Abis, con la quale il primo cittadino lagunare ha disposto l’interdizione integrale del versante a mare del promontorio di Tharros per rischio crolli e pericoli per l’incolumità pubblica, l’appassionato di antichità e un suo amico hanno raggiunto la spiaggia dal mare: «La domenica di carnevale ho scelto consapevolmente di rinunciare alla celebrazione della Sartiglia per recarmi nel Sinis, spinto da un richiamo profondo verso la mia terra e seguendo una mia intuizione». Di questo ritrovamento è stata sporta immediata e regolare denuncia al comando dei carabinieri, assolvendo pienamente agli obblighi di legge previsti per la tutela del patrimonio archeologico. L’appassionato, che è assistito dall’avvocata Cristina Puddu, ha consegnato alle forze dell’ordine anche la documentazione fotografica e si è appellato all’articolo 92 del codice dei Beni culturali, riservandosi di decidere in futuro la destinazione dell’eventuale premio di rinvenimento. Ora sarà la Soprintendenza che già sta monitorando l’area alla luce dei precedenti ritrovamenti, ad esprimersi. (p.camedda)
