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Tecnico informatico ruba trenta mini computer dalla scuola: prima viene scoperto, poi confessa – Cosa è successo

di Enrico Carta
Tecnico informatico ruba trenta mini computer dalla scuola: prima viene scoperto, poi confessa – Cosa è successo

Denuncia per un dipendente dell’istituto superiore Lorenzo Mossa

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Oristano Costano circa 700 euro l’uno e ne è sparita una trentina. È circa la metà dei dispositivi informatici che l’istituto tecnico Mossa di via Carboni aveva acquistato in blocco grazie ai fondi del Pnrr per implementare il funzionamento delle lavagne interattive multimediali che grazie a quella scatoletta dovevano trasformarsi in veri e propri computer, ma quella funzione non l’hanno mai conosciuta perché non tanto misteriosamente sono spariti tutti prima ancora che venissero configurati. Li ha smontati una mano consapevole guidata da una mente pronta a capire che quello era un piccolo patrimonio attraverso cui mettersi in tasca circa 20mila euro vendendole attraverso un mercato alternativo neanche troppo difficile da trovare. Che il patrimonio fosse pubblico e servisse per l’istruzione dev’essere apparso al “predone” delle aule scolastiche un particolare del tutto secondario.

Frase spesso usata è quella secondo cui l’occasione fa l’uomo ladro, di quasi inedito in questa storia di furti c’è invece il fatto che l’autore delle ruberie all’interno della scuola sia un dipendente della scuola stessa, un precario dell’equipe delle persone che lavorano proprio nell’informatizzazione delle aule e nel supporto tecnologico. Il furto sarebbe stato scoperto proprio da alcuni di loro che stavano compiendo una serie di verifiche per il funzionamento delle Lim. Mentre controllavano hanno notato che in una di esse mancava proprio il mini computer e si sono insospettiti. A quel punto hanno verificato in altre aule e hanno scoperto che il problema era molto più esteso. Non ci hanno messo molto a fare due più due e hanno capito che qualche mano dedita a qualcosa di illecito era entrata in azione.

Hanno quindi informato la dirigente scolastica Marilina Meloni e il segretario che li hanno autorizzati, in gran silenzio, a fare un controllo generale. È così che è venuto fuori che mancasse una trentina di dispositivi. I tecnici informatici, tra i quali c’era anche l’autore del furto che ha agito come se niente fosse, hanno quindi firmato la relazione e l’hanno consegnata affinché partisse la denuncia.

Qualche giorno più tardi al Mossa sono arrivati alcuni carabinieri in borghese che, con tutta probabilità, avevano già svolto delle indagini a seguito della denuncia e hanno puntato diritti verso la macchina del sospettato numero uno. Non si sono sbagliati perché all’interno dell’auto e dentro le loro scatole c’erano due dei sette dispositivi che ancora dovevano essere installati nelle lavagne elettroniche. Beccato con le mani nella marmellata, anzi coi mini computer in macchina, è stato portato in caserma dove ha vuotato il sacco, nel senso che ha confessato di essere l’autore dei furti.

Non si sa, per il momento per esigenze di indagine, che fine abbiano fatto i trenta dispositivi. Nel frattempo, dopo un brevissimo periodo, il tecnico informatico è tornato tra i banchi di scuola, anche se la dirigenza ha deciso di trasferirlo nella sede staccata dell’istituto, fatto che ha lasciato perplessi gli altri docenti i quali hanno anche protocollato una richiesta di incontro con la dirigente per capire meglio la situazione che ha tolto serenità all’ambiente e creato molto imbarazzo e se siano in arrivo provvedimenti particolari nei confronti del responsabile.

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