L’Ardia trema per il decreto Abodi. È già dibattito sulla sicurezza
Interviene la prima pandela Danilo Pes: «Ciascuno sia libero di scegliere. Non si confonda l’Ardia con le manifestazioni sportive»
Sedilo Tre mesi all’alba del 6 luglio. La proclamazione delle pandelas dell’Ardia a cavallo e a piedi ha aperto le danze sul fronte dell’organizzazione dell’imponente manifestazione dedicata a San Costantino. Alle due prime bandiere, Danilo Pes e Davide Muscau, spetta uno dei compiti più gravosi e complessi tra quelli legati alla riuscita della rappresentazione nata come tributo all’intercessore bizantino. Questa condizione comporta maggiori responsabilità per chi è chiamato a condurre la corsa equestre, la più pericolosa. L’associazione di pensiero tra i fattori i rischio, le misure a tutela dell’incolumità di persone e animali e il tanto contestato decreto Abodi è immediata, come la risposta del primo cavaliere sul nodo dei dispositivi di protezione personali: «In questi ultimi anni le amministrazioni comunali hanno fatto molto in materia di sicurezza riuscendo a mettere in piedi, insieme all’associazione Santu Antinu, a quella ippica e alla Pro loco, un apparato e un sistema di strutture e uomini efficienti che hanno assolto bene alla funzione permettendo allo stesso tempo di conservare il lato più autentico della tradizione e vorremmo proseguire in questa direzione senza subire l’imposizione di restrizioni che nulla hanno a che vedere con la particolare natura e le dinamiche dell’Ardia e delle tante manifestazioni equestri tradizionali che abbiamo in Sardegna».
È la posizione espressa da Danilo Pes, che ammonisce: «Non si faccia di tutta l’erba un fascio applicando regole che disciplinano eventi molto diversi tra loro e soprattutto non si proceda senza coinvolgere le istituzioni locali, la Regione e la Provincia su decisioni che riguardano manifestazioni estranee allo schema rappresentato nel decreto ministeriale. L’Ardia non è paragonabile a gare o eventi sportivi». E insiste: «La nostra è una manifestazione religiosa a partecipazione spontanea, molto lontana dal modello preso come riferimento dal ministero dello Sport, perciò non condivido regole eccessivamente rigide come l’uso di caschetti e corpetti protettivi. Penso che su questo punto debba prevalere la libertà di scelta, senza condizionamenti in un senso o nell’altro». Le riflessioni del primo cavaliere virano poi sugli aspetti legati alla dimensione più intima della festa e al modo in cui questa è percepita e vissuta dai sedilesi: «L’impegno più grande, al di là di tutto, è di entrare nello spirito della manifestazione, viverla con fede, godere di ogni suo momento in armonia con i propri cari e con il resto della comunità e, perché no, con quel senso di sfida che da sempre c’è tra chi insegue e chi sta davanti», afferma Pes, che ricorda: «Ho vissuto un’esperienza indimenticabile sotto il profilo umano quando tredici anni fa Giuseppe Carboni mi scelse come terza bandiera e spero di riuscire a ricreare lo stesso clima». Quel terzetto si è parzialmente ricostituito per l’edizione 2026: Giuseppe Carboni sarà la scorta di Matteo Falchi, la seconda pandela di Danilo Pes. A sua volta, il capo corsa sarà protetto dal cavaliere che gli fece da scorta già nel 2013, Giambattista Carboni. Al quartetto si sono aggiunti due nuovi innesti: Andrea Mureddu, terzo vessilifero, e la scorta Paolo Mureddu, 32 anni il primo e 27 il secondo, entrambi da tempo assidui della pista di San Costantino. © RIPRODUZIONE RISERVATA
