Medici senza computer – La burocrazia rallenta gli Ascot
Da supporto straordinario a sistema strutturato, i dottori in pensione hanno difficolta ad accedere ai database e agli strumenti informatici
Oristano La cronica carenza di assistenza primaria ha spinto il sistema sanitario locale a fare affidamento su una risorsa d’esperienza: i camici bianchi che, pur avendo già tagliato il traguardo della pensione, hanno scelto di tornare in prima linea. Sono già diciassette i professionisti che si sono rimessi in gioco all’interno degli Ambulatori straordinari di continuità territoriale (Ascot), mossi dal legame profondo con i luoghi in cui hanno operato per decenni e dal desiderio di non lasciare migliaia di pazienti privi di un punto di riferimento sanitario. Tuttavia, quello che doveva essere un supporto provvisorio si sta trasformando in un impegno strutturale e denso di ostacoli, molto lontano dalle dinamiche e dai carichi di lavoro del classico medico di famiglia. Per questo motivo, i medici coinvolti hanno deciso di unire le forze dando vita a un’associazione, la prima nel suo genere, coordinata dal dottor Franco Dessì. Pediatra con una lunghissima carriera alle spalle tra Narbolia, San Vero Milis e i consultori della zona, rappresenta ora la voce di questi veterani che chiedono all’Asl condizioni operative più dignitose e moderne.
Le criticità denunciate sono numerose e toccano la gestione pratica del servizio. Incredibilmente, come riferisce Dessì: «Ogni medico è costretto a utilizzare il proprio computer e ad acquistare privatamente il software gestionale per le ricette, con costi e responsabilità legali che non dovrebbero ricadere sui singoli professionisti». Questa frammentazione, spiega ancora il medico, impedisce di lavorare in rete e di accedere agevolmente allo storico clinico dei pazienti, rischiando di causare inutili duplicazioni di esami e prescrizioni farmacologiche. A questo si aggiunge il problema di una burocrazia giudicata «soffocante», come l’obbligo di compilare manualmente registri quotidiani che sottraggono tempo prezioso alla cura delle persone. Resta poi il nodo dell’attività domiciliare, resa complicata da un’affluenza in ambulatorio che supera di gran lunga quella degli studi convenzionati, rendendo difficile conciliare le visite a casa con le code in sala d’attesa. Sul fronte economico, i medici lamentano inoltre ritardi cronici nei pagamenti, con compensi che vengono erogati spesso con diverso tempo di differimento, addirittura «Dopo quattro mesi», chiarisce il rappresentante dei medici. La neonata associazione annuncia che chiederà presto un incontro alla direttrice generale dell’Asl 5, Grazia Cattina, per presentare proposte concrete. L’obiettivo è uniformare l’assistenza in tutta la provincia e ottenere dall’Asl gli strumenti affinché l’impegno dei medici possa tradursi in un servizio realmente efficiente per una popolazione già duramente colpita dai tagli alla sanità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
