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Oristano

Il processo

Diffamazione social: il consigliere regionale paga e il processo si chiude

di Michela Cuccu
Diffamazione social: il consigliere regionale paga e il processo si chiude

Una risposta offensiva data a un cittadino sul tema della sanità è costata un pesante risarcimento

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Oristano Giustizia sprint o pragmatico compromesso istituzionale? Bastano 1.500 euro per chiudere, prima ancora che si apra il dibattimento vero e proprio, un caso di presunta diffamazione social che vedeva sul banco degli imputati un big della politica locale. Si è concluso così ieri mattina 5 giugno, davanti al tribunale di Oristano, il procedimento penale nei confronti di Emanuele Cera, consigliere regionale di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di San Nicolò d’Arcidano. La giudice, Chiara Lai, ha pronunciato il «non luogo a procedere» per intervenuta condotta riparatoria, cancellando il reato sul nascere.

La vicenda, emblematica dell’era digitale, era nata sotto i post di Facebook ed è culminata nelle aule di giustizia. Tutto era partito circa un anno fa da un acceso confronto virtuale sul tema caldissimo della sanità pubblica. Di fronte all’ironia di un cittadino di Terralba, Marco Paolo Angius – che commentando le critiche di Cera alla giunta Todde aveva scritto: «In effetti loro trasformavano l’acqua in vino», riferendosi al precedente governo di centrodestra – il consigliere regionale aveva replicato in modo sferzante: «Sei anche spiritoso, peccato che chi ti conosce sa quanto sei tonto e deficiente».

Parole pesanti che avevano spinto Angius, assistito dall’avvocato Gesuino Loi, a sporgere querela. Nonostante una iniziale richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, il procedimento era proseguito a seguito di imputazione coatta disposta dal giudice. Ieri mattina, venerdì 5 maggio, nell’udienza predibattimentale, c’è stata la svolta: la difesa di Emanuele Cera, affidata all’avvocato Ezio Ullasci, ha rilanciato proponendo il pagamento di un indennizzo di 1.500 euro onnicomprensivo come condotta riparatoria. Cifra ritenuta congrua sia dal giudice che dal pubblico ministero, che ha fatto calare il sipario sulla vicenda senza alcun accertamento di responsabilità penale in sede dibattimentale. Una soluzione che non ha mancato di sollevare l’amarezza della parte civile. L’avvocato Gesuino Loi inizialmente si è opposto alla decisione del giudice di chiudere la questione: «Cera è un rappresentante della politica dell’Oristanese eletto con ben 4.400 voti: quel commento ebbe una grossa risonanza e quell’offesa pesa. Chi siede nelle istituzioni ha delle responsabilità precise».

Dal canto suo, l’onorevole Cera si dice sereno e rivendica la propria buona fede: «Ho sempre affrontato questa vicenda con fiducia. Tutto è nato da un clima di continue provocazioni personali e politiche. Per lungo tempo ho scelto di non replicare; in una sola occasione, a seguito di reiterate aggressioni verbali, ho reagito in modo istintivo». Alla domanda sul perché un navigato uomo delle istituzioni sia caduto in un simile scivolone, si spiega così: «È vero, mi sento un uomo delle istituzioni, ma alle volte di fronte ad attacchi ingiusti si diventa soprattutto uomini. Quel commento non voleva essere offensivo. Eravamo sotto la pressione delle accuse sulla sanità, mi si diceva che non avevo fatto nulla in maggioranza. Invece ho sempre lottato per il territorio, presentando interrogazioni ieri in maggioranza e oggi dall’opposizione». Il caso giudiziario si chiude qui. Le motivazioni della decisione si conosceranno tra due settimane. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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