Estate cafona, le saline protette assaltate da moto e camper: le immagini del disastro
L’allarme della Lipu: «Qui anche la specie tutelata del Fratino, l’uccello che protegge le dune»
San Vero Milis L’ultimo caso segnalato ha dell’assurdo: un fuoristrada camperizzato nel pieno centro della salina, una zona umida protetta proprio perché particolarmente delicata per la fauna selvatica da tutelare. Ma si tratta solo di uno degli ennesimi casi: la salina, infatti, da tempo è presa d’assalto da mezzi e scorribande di ogni tipo, soprattutto con le moto da cross. Comportamenti inaccettabili che riaccendono l'attenzione sulla tutela degli ambienti naturali del Sinis e, soprattutto, sulla gestione delle zone umide di San Vero Milis. Secondo quanto riferisce Gabriele Pinna della Lipu, non si tratterebbe affatto di un episodio isolato. «Da tempo raccogliamo segnalazioni e testimonianze che documentano la presenza di persone e mezzi all'interno di aree sottoposte a tutela ambientale – racconta –. Una situazione che interessa anche zone utilizzate per la nidificazione e il ripopolamento del Fratino, il piccolo trampoliere costiero considerato una delle specie simbolo degli ecosistemi dunali e lagunari della Sardegna, protetto dal progetto Life Alexandro che ha sede anche in questa salina».
L’ultima vicenda ha innescato anche una riflessione più ampia sullo stato di conservazione e sulla governance delle zone umide del territorio. A intervenire è il capogruppo di minoranza Andrea Atzori, già candidato sindaco con la lista San Vero Milis e Marine, che denuncia da anni l’assenza di una gestione coordinata dei principali siti naturalistici del Comune. «Le zone umide di San Vero Milis, da Sale 'e Porcus a Is Benas fino a Sa Salina Manna, sono protette da un articolato sistema di norme internazionali, europee e regionali» osserva Atzori. Lo stagno di Sale 'e Porcus è riconosciuto dalla Convenzione di Ramsar come area di interesse internazionale, mentre Sale 'e Porcus, Is Benas e il sistema di Sa Salina Manna rientrano nella rete Natura 2000 attraverso diversi livelli di tutela comunitaria. Secondo il consigliere, tuttavia, la sovrapposizione di competenze tra soggetti pubblici e privati e la mancanza di un organismo dedicato avrebbero impedito negli anni una reale programmazione. «Non esiste un vero comitato di gestione delle zone umide, né unitario né per singolo sito» sostiene Atzori, che parla di piani di gestione e misure di conservazione rimasti in larga parte sulla carta e mai tradotti in azioni concrete sul territorio. Da qui la proposta immediata della minoranza: puntare su una valorizzazione basata sulla tutela ambientale, attraverso percorsi naturalistici, osservatori per il birdwatching, attività di ricerca scientifica e iniziative di educazione ambientale capaci di generare sviluppo senza compromettere gli ecosistemi.
La presenza di veicoli in aree sottoposte a tutela riporta però il dibattito a una questione più immediata: il controllo e la gestione quotidiana di habitat considerati tra i più preziosi della costa occidentale. «Abbiamo segnalato più volte l’assenza di cartellonistica adeguata – riprende Pinna –. Abbiamo chiesto più volte in realtà misure drastiche, come la chiusura e il divieto di accesso». Per ambientalisti e osservatori del territorio, gli episodi segnalati negli ultimi anni dimostrano come il problema non riguardi soltanto il rispetto delle regole da parte dei singoli, ma anche l'assenza di una strategia capace di garantire una tutela effettiva e continuativa di queste aree.
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