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Sanità

Pronto soccorso sotto pressione: tra Asl e medici è scontro totale – Cosa sta succedendo

Pronto soccorso sotto pressione: tra Asl e medici è scontro totale – Cosa sta succedendo

La Cimo-Fesmed denuncia una condizione «insostenibile». L’azienda smentisce

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Oristano Pochi medici al Pronto soccorso, a volte uno solo. È l’allarme che suona nuovamente dalle corsie dell’ospedale San Martino, dove la Cimo-Fesmed denuncia una condizione «insostenibile». Per tutta risposta l’Asl smentisce la ricostruzione fatta dai medici. Insomma, siamo di fronte a due narrazioni che non trovano alcun punto di incontro, lasciando emergere una profonda divergenza nella lettura della realtà. Mentre il sindacato parla di un sistema che si regge esclusivamente sullo spirito di sacrificio dei medici, l’azienda sanitaria blinda il proprio operato e ribadisce: «Pur nella consapevolezza che vi siano ancora criticità da affrontare, risultano infondate le affermazioni che nulla sia stato programmato». In questo botta e risposta, in cui le posizioni diventano sempre più distanti e i toni si accendono, il dubbio che emerge è inquietante: la sicurezza di un presidio non può essere oggetto di interpretazione, eppure a Oristano la qualità del servizio dipende interamente da chi si ascolta. Il cittadino che varca la soglia del San Martino si trova immerso in questo clima di incertezza, dove la tenuta dell’emergenza oscilla tra la rivendicazione di un successo gestionale e l’allarme per un collasso imminente.

La denuncia del sindacato dei medici

La denuncia arriva dal segretario aziendale Marco Obinu e dalla segreteria regionale di Giampiero Sulis, che descrivono una realtà pericolosa. La riduzione del personale, che lascia spesso un solo professionista di notte, rende impossibile gestire in sicurezza «emergenze tempo-dipendenti, politraumi, arresti cardiaci, codici rossi e decine di pazienti in attesa». Per la Cimo-Fesmed, questa è la prova del fallimento della programmazione: la fine dei contratti con i medici a gettone era nota da tempo, eppure «nulla è stato programmato» per evitare che il peso dell’assistenza ricadesse su pochi medici dipendenti. Per il sindacato, si tratta di una «condizione incompatibile con un sistema sanitario moderno e sicuro».

La replica della Asl 5

La replica della direttrice generale dell’Asl 5, Grazia Cattina, è netta. L’azienda rispedisce al mittente le accuse, sostenendo: «Se oggi i Pronto soccorso di Oristano, Bosa e Ghilarza sono aperti è grazie a un’intensa attività di programmazione e reclutamento, non certo all’inerzia». Secondo la direzione, la situazione al 30 giugno era al limite: con organici risicati, «le tre strutture sarebbero state probabilmente chiuse» senza gli interventi correttivi. La direttrice Cattina rivendica il lavoro svolto «strettamente e sinergicamente, in una logica di sistema» e punta sui numeri ovvero i contratti di «undici professionisti», reperiti tramite bandi per stranieri e l’Albo unico regionale, insieme alla convenzione con il Brotzu e al supporto dei medici di altri reparti, che si sono resi disponibili ad «assicurare le attività in Pronto Soccorso».

Lo scontro di posizioni

Il risultato è un cortocircuito informativo che lascia i pazienti nel mezzo.  Mentre il sindacato chiede un piano straordinario per evitare che il sistema si fermi, l’azienda rivendica il mantenimento dei servizi come un successo del «lavoro di squadra». In questo scontro di posizioni, resta la distanza tra la Cimo-Fesmed, che pone l'accento sulla quotidiana precarietà lavorativa del personale in servizio, e la direzione Asl, che rivendica come la «logica di sistema» messa in campo sia stata l'unica leva possibile per garantire la continuità dei reparti. Il confronto si ferma dunque a questo bilancio: per l'azienda, il ricorso alle convenzioni e agli undici professionisti contrattualizzati ha rappresentato la soluzione necessaria per evitare il blocco operativo, mentre per i sindacati rimane il nodo irrisolto di turni che, allo stato attuale, continuano a non rispettare i necessari standard di sicurezza clinica. Il futuro del Pronto soccorso del San Martino resta così legato al superamento di questo stallo.

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