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Oristano

Sanità

Medici in fuga dall’ospedale San Martino: cosa sta succedendo

di Michela Cuccu
Medici in fuga dall’ospedale San Martino: cosa sta succedendo

La denuncia del Comitato per il diritto alla salute: si dirottano i pazienti sui grandi ospedali

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Oristano Il Comitato per il diritto alla salute della provincia di Oristano lancia un doppio allarme sulla sanità oristanese: da un lato la sorte dei pazienti oncologici, dall’altro il sospetto di un vero e proprio “cagliaricentrismo” che starebbe orientando i trasferimenti del personale medico a scapito del territorio. Il primo allarme riguarda direttamente i malati. Il presidio ospedaliero San Martino, come si legge nel comunicato, «è punto di riferimento di 158 mila abitanti della provincia», ed è sede di Dea (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) e di un Cas (Centro Accoglienza Servizi) che dal dicembre 2023 prende in carico i malati oncologici ed ematologici «durante il percorso di stadiazione e di avvio alle terapie nel reparto di competenza», una «iniziativa molto importante per tutti i malati della provincia, spesso anziani e soli». Un servizio, tuttavia, sostenuto finora dai pochi medici in organico, affiancati dall’ottobre 2025 da sei specializzandi in oncologia. Il risultato, oggi, denuncia il Comitato, è a discapito dei pazienti: «ci ritroviamo come diverso tempo fa: pochi medici a cui si chiedono miracoli».

Il secondo allarme è quello che il Comitato ritiene più inquietante: il sospetto che dietro gli spostamenti di personale non ci sia il caso, ma una tendenza consolidata. Sulla presenza dei sei medici specializzandi che dall’ottobre 2025 affiancavano il reparto si era costruita una speranza concreta: che potessero rimanere in organico una volta conseguita la specializzazione. Prospettiva alimentata dal concorso bandito da Ares per il fabbisogno di diverse Asl, «ivi compresa Oristano, in assenza invece dei grossi centri di Cagliari e Sassari». Il primo classificato in graduatoria è stato invece acquisito dal Policlinico di Monserrato, «confermando ancora una volta quella tendenza “cagliaricentrica” in atto da anni», afferma il Comitato, mentre gli altri specializzandi «hanno comunque lasciato per diversi motivi». A questo proposito il Comitato scrive: «Non sappiamo se è una sorta di piano prestabilito per far convogliare i pazienti a Sassari e Cagliari, confermando così la supremazia dei grandi ospedali. Di certo, i pazienti dell’Oristanese vengono ancora una volta ignorati nei loro diritti e bisogni». Il Comitato si interroga anche sulle cause «alla base di tali strane strategie» e la risposta che si dà è in parte strutturale: «i reparti non lavorano a compartimenti stagni, ma è necessario un buon funzionamento globale», e anche con un numero adeguato di oncologi servirebbe comunque una radiologia pienamente funzionante per stadiare i pazienti oncoematologici, mentre pesano «la nota mancanza di radiologi e l’endemica carenza in Medicina e Pronto soccorso». Sul ricorso ai medici a gettone, il Comitato osserva ancora che «ha risolto solo parzialmente il problema ma ha favorito un nuovo tipo di contrattazione molto onerosa, creando differenze e, alle volte, malumori». Ma in un nosocomio come il San Martino di Oristano non si lavora a compartimenti stagni: «Tutti i reparti sono legati e il lavoro dell’uno dipende dall’altro, l’organico dovrebbe essere perlomeno sufficiente ovunque. Rimaniamo in attesa di risposte concrete». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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