Il Comune bloccò l’impianto per produrre energia, ora rischia di pagare un mega risarcimento
La società che vide bloccato l’investimento fa causa e vuole un mega risarcimento
Oristano Una pesante richiesta di risarcimento danni rischia di abbattersi come una scure sulle casse del Comune. La San Quirico Solar Power, società con base a Bolzano che nelle campagne di San Quirico voleva realizzare una centrale ibrida hi-tech per la produzione di energia con specchi parabolici lineari per catturare il sole e una caldaia a biomasse a supporto, ha formalmente trascinato l’ente di fronte al Tar. La mossa sposta la contesa dal piano dei permessi a quello dei soldi, e l’amministrazione vuole evitare una una batosta milionaria – si parla di 6 milioni di euro –. La giunta guidata dal sindaco Massimiliano Sanna ha risposto blindando la propria difesa: giovedì si è riunita d’urgenza e deliberato all’unanimità l’immediata costituzione in giudizio. Una mossa scattata a tempo di record e dichiarata immediatamente eseguibile per un motivo strettamente legale: anticipare la scadenza dei termini tassativi ed evitare che il Comune si ritrovasse davanti ai giudici completamente privo di assistenza legale.
Per capire perché gli investitori arrivati da Bolzano presentino oggi un conto che si preannuncia salatissimo, bisogna riavvolgere il nastro di una delle faide politico-ambientali più calde che hanno interessato il capoluogo. Il piano era ambizioso e pesantissimo: realizzare nelle campagne di San Quirico un super impianto da oltre 10 megawatt, per un investimento complessivo che sfiorava i 90 milioni di euro. L’iter era partito tra il 2014 e il 2015 con il semaforo verde dato dalla giunta Tendas, ma il progetto aveva subito trovato davanti a sé una forte resistenza. A guidare la rivolta era stato il Comitato per la salute e la qualità della vita di San Quirico-Tiria. Cittadini e agricoltori della zona limitrofa a dove sarebbe dovuto nascere l’impianto erano scesi in trincea per difendere la loro aria da respirare e respingere quella che consideravano una speculazione industriale a ridosso delle case, che per lo più ricadono nel Comune di Palmas Arborea confinante col terreno interessato dall’investimento.
Un «no popolare» che trovò la sua sponda istituzionale nella successiva giunta di centrodestra guidata da Andrea Lutzu. Nel settembre 2018, interpretando il mandato della piazza, l’amministrazione Lutzu firmò infatti la revoca della convenzione sui terreni comunali. Quello strappo politico tolse letteralmente la terra sotto i piedi alla società, servendo su un piatto d’argento agli uffici della Regione la motivazione per negare l’Autorizzazione Unica e archiviare tutto.
Il blocco sembrava definitivo, blindato anche da una prima vittoria del Comune al Tar nel 2020. L’anno scorso, però, è arrivato il ribaltone: il Consiglio di Stato ha smontato pezzo per pezzo le decisioni del Comune, stabilendo che quella revoca della convenzione era illegittima. Ed è proprio qui che scatta la trappola economica. Con in mano una sentenza che dichiara illegittimo lo stop imposto dal Comune, la società di Bolzano è passata all’incasso. Il ragionamento dei legali è semplice e spietato: l’amministrazione ha bloccato ingiustamente un affare da 90 milioni di euro per quasi dieci anni, facendo perdere al privato non solo le spese vive di progettazione, ma soprattutto i profitti notevoli della vendita di energia e i ricchi incentivi statali dell’epoca. Anche se la cifra esatta è ancora secretata nelle pieghe del ricorso, il conto finale rischia di essere devastante. Per Palazzo degli Scolopi la trincea legale è un atto dovuto, ma i margini di manovra sono strettissimi e la paura di un crac finanziario si fa concreta.
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