Caro carburante, la denuncia degli autotrasportatori: «Lo stop ci danneggia, gli aumenti ricadranno sui clienti»
L’associazione: «Costi troppo alti, ma non possiamo fermarci»
Sassari Cosa c’è di peggio rispetto alla disperazione di chi imbraccia le mani, spegne i motori e sciopera? La consapevolezza di chi non può neanche permettersi questo. «Noi non ci fermiamo», dice Luigi Massimiliano Serra, presidente dell’associazione Autotrasportatori sardi riuniti.
«Le aziende facciano quel che ritengono, ma non è possibile uno stop della nostra categoria. Al momento non sarebbe utile», anzi, sarebbe deleterio per chi viaggia nell’isola e oltremare per portare le merci. I loro margini di guadagno sono esigui, ma fermare i trasporti sarebbe un problema nell’immediato solo per chi guida camion e tir. Il caro carburanti è diventato insostenibile, i tagli delle accise prima e il ribasso dei distributori dopo sono palliativi. Gli imprenditori che fanno affari fuori dall’isola stanno tagliando sull’export. Chi resta, paga salato le traversate. «Paghiamo un dazio che nel resto d’Italia non esiste. Per ogni traversata, l’Ets ci costa 46 euro al metro lineare» e per un articolato di 16 metri diventano 740 euro ad andata e 740 euro al ritorno. Sono i famosi «costi extra» che gli autotrasportatori del continente non conoscono. Eppure nel Mezzogiorno è partita la protesta, i tir hanno smesso di viaggiare. «Qui è ancora peggio, partiamo con un gap del 40% che è l’insularità: figurarsi con il caro carburanti», dice il titolare dell’oristanese Serra trasporti e logistica.
L’inizio della fine era stato annunciato in primavera, quando guerra in Iran e Stretto di Hormuz diventavano parole dell’uso comune.
L’estate è passata come un purgatorio che sembrava portare a una svolta, invece adesso la categoria ha toccato il fondo. E a proposito di fondi, «il plafond della carta di credito non ci basta più per fare il pieno». Provare per credere: ogni mattina i camion arrivano alla pompa di benzina e il limite massimo di 990 euro, spiega il numero uno dell’associazione Asr, non fa salire l’asticella fino al pieno. Girata la chiave, acceso il quadro, «restano almeno due tacche vuote».
In primavera Unatras, la sigla che riunisce gli autotrasportatori a livelli nazionale, aveva minacciato i primi scioperi. Oggi torna a chiedere un incontro al governo, dal ministero dei Trasporti, Matteo Salvini ha promesso un faccia a faccia domani alla prefettura di Milano. Si discuterà di tax credit sul gasolio e risorse a favore dei trasportatori, nel tentativo di far ripartire i lavoratori che in questi giorni protestano in Campania, Puglia e Sicilia. Il paradosso sardo va oltre: viaggiare a queste condizioni è penalizzante, «ma, almeno per ora, non ci fermiamo perché proprio non possiamo».
E come si sopravvive? «Tutti gli aumenti che subiamo, siamo costretti a rigirarli alla clientela». E quelle aziende, a loro volta alzano i prezzi sugli scaffali al consumatore finale. Nei momenti di crisi, sopravvive il più forte. Chi si ferma è perduto.
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