L’Asl: «Impossibile ridurre a 1200 i pazienti assistiti dai medici di base»
Piero Delogu (responsabile di distretto): «Prima vengono i cittadini, poi le altre esigenze». Carichi di lavoro insostenibili: 3 giovani camici bianchi si dimettono a Li Punti e Sorso
Sassari Li Punti, Sorso, Ottava, San Giovanni, Santa Maria di Pisa. Una costellazione di zone periferiche rimaste orfane dei propri medici di base. Tre giovani camici bianchi hanno abbandonato l’incarico, lasciando un vuoto assistenziale in territori già cronicamente carenti. La loro richiesta all’Asl era chiara: diminuire il numero massimo di pazienti da 1500 a 1200, per ridurre i carichi di lavoro e garantire una migliore assistenza. Lavorare 12 ore al giorno, per loro, non si può conciliare né con una qualità di vita accettabile e né con una presa in carico efficiente dei pazienti. Ma la risposta dell’Azienda sanitaria è stata un secco no. «Non possiamo accettare riduzioni del massimale in zone dove già mancano i medici», spiega Piero Delogu, responsabile del distretto Asl 1.
«A Li Punti, Ottava, San Giovanni e Santa Maria di Pisa non c’è nessuno. E in queste aree c’è una forte presenza di anziani che hanno bisogno di un medico vicino, non a chilometri di distanza». E prosegue: «I tre medici non erano obbligati ad aprire gli ambulatori in quelle zone. Hanno scelto spontaneamente di lavorare lì. Potevano aprire a Sassari città, e probabilmente i carichi di lavoro potevano essere minori. Però se ti sposti, i pazienti li perdi, perché chi vive a Li Punti non si mette a cercare un dottore in centro. Ha bisogno di qualcuno raggiungibile anche senza auto». Per Delogu, la scelta di fare il medico, non è un salto nel buio: «Se decidi di fare il medico di base, sai bene a cosa vai incontro. Non puoi venire appena hai preso l’incarico a chiedermi di ridurre il massimale in una zona così scoperta. Se me lo chiedi in città, magari lo valuto. Ma lì no» . In altre zone della provincia la situazione è ancora più difficile.
«Ci sono medici con 1800 pazienti. Vedi Santa Maria Coghinas, Larru, Valledoria, Porto Torres. E lavorano anche in guardia medica o in carcere facendo enormi sacrifici». Per sostituire i medici dimissionari, adesso l’Asl seguirà un percorso preciso. «Prima bandiremo un incarico provvisorio. Se nessuno accetta, chiederemo ai medici presenti in zona di aumentare volontariamente il numero di pazienti. Se nemmeno questo funziona, inseriremo i medici all’interno delle Ascot, che garantiscono assistenza anche se non sono il medico di base tradizionale». Il problema riguarda tutto il territorio di Sassari. «Il comune è grande, ci sono molte borgate con tanti abitanti. Alcune, come Li Punti od Ottava, superano i 5.000 residenti. Per questo motivo, da ora in poi, i nuovi medici che scelgono Sassari dovranno aprire obbligatoriamente in quelle zone. Solo dopo tre anni potranno spostarsi».
Delogu batte molto su questo punto: «Chi sceglie di lavorare in medicina generale deve sapere che il lavoro richiede impegno e disponibilità. Le esigenze della popolazione vengono prima di quelle personali. Se tutti vogliono lavorare solo in città, chi assiste chi vive nelle borgate o nei paesi?». L’obbligo di apertura sarà applicato anche in altri comuni come Sorso, Sennori e Osilo. «In quei territori ci saranno incarichi specifici: uno a Sorso, uno a Sennori, uno a Osilo. È giusto così, perché sono zone dove c’è urgente bisogno». Lo scenario e le condizioni di lavoro sono cambiate radicalmente: «Una volta i medici erano tanti, oggi no. E la popolazione è sempre più anziana. Dobbiamo erogare un’assistenza capillare, soprattutto dove è più difficile arrivare. Per noi la priorità resta sempre il benessere del cittadino. È più importante il servizio, e noi dobbiamo cercare di garantirlo dove serve. La comodità del medico, mi dispiace, viene dopo».