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I medici in corsia fino a 72 anni – Chi resta fuori e perché

I medici in corsia fino a 72 anni – Chi resta fuori e perché

Il Governo ha esteso di un anno la permanenza al lavoro dei camici bianchi

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ROMA Il governo ha escluso dalla proroga sulla permanenza volontaria in servizio fino a 72 anni i professori universitari che svolgono attività clinica. La misura, inserita nel decreto legge pubblicato in Gazzetta ufficiale a dicembre e ora in fase di conversione, riguarda solo i dirigenti medici e sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale. L’emendamento del governo, che sarà esaminato dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, estende di un anno – fino al 31 dicembre 2026 – la possibilità per le aziende sanitarie di trattenere su richiesta, e quindi su base volontaria, medici e dirigenti sanitari fino al settantaduesimo anno di età. La disposizione, però, non si applicherà più negli atenei, su indicazione del ministero dell’Università e della ricerca.

Fino all’anno scorso, la norma era stata utilizzata anche da numerosi docenti universitari con attività assistenziale. L’estensione dell’età lavorativa si inserisce nel contesto dell’emergenza legata alla carenza di personale medico.

Secondo la Federazione Cimo-Fesmed, sono circa 5 mila i medici in pensione che, grazie a queste misure, hanno continuato a esercitare. Favorevole alla proroga l’Anaao Assomed, principale sindacato dei medici ospedalieri: «L’importante è che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor, senza ostacolare il ricambio nelle piante organiche e nelle carriere», ha dichiarato il sindacato. Più critiche le società scientifiche della medicina d’emergenza. Per Vincenzo Tipo (Simeup) e Alessandro Riccardi (Simeu), «la misura non risolve le criticità strutturali, in particolare nei Pronto soccorso, dove servono standard elevati di prontezza e sostenibilità». Secondo i due presidenti, «la carenza di medici non si affronta prolungando l’età lavorativa, ma rendendo di nuovo attrattivo e riconosciuto il lavoro ospedaliero».

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