La Nuova Sardegna

Politica

La lenta agonia del Psd’Az tra faide, vendette e veleni – Il punto

di Giuseppe Centore
La lenta agonia del Psd’Az tra faide, vendette e veleni – Il punto

Il risultato del congresso sassarese provoca una frattura al vertice, Iil presidente Antonio Moro: «Ha prevalso la conservazione feroce»

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Cagliari Il giallo della stampante è solo l’ultimo inconveniente nella recente storia del Psd’Az, partito che secondo dati ufficiosi ma attendibili ha 1300 tesserati in tutta l’isola e poco meno di 230 a Sassari. Questi numeri sono al ribasso rispetto ai dati ufficiali.

Un partito che non si è ancora ripreso dalla batosta delle Regionali e dalle lotte intestine, che vive, negli animi dei suoi leader ancora con due sentimenti contrapposti: da un lato la voglia di rivincita contro il restante centro-destra per quello che viene interpretato come il tradimento degli altri partiti che non hanno accettato la ricandidatura di Christian Solinas alla presidenza della Regione; dall’altro la necessità di rilanciare il partito attribuendogli una guida la più ferrea possibile, anche a costo di ridurre ai minimi termini il dissenso. Il rischio, più che fondato, è che invece di contenere il dissenso, pratica mai utile in contesti democratici, si cancelli il partito, che pochi mesi dopo le ultime regionali ha visto liquefarsi l’intero gruppo consiliare.

La base elettorale sardista alle ultime regionali era di 37mila voti, un numero di consensi tale da far eleggere tre consiglieri: Gianni Chessa, Piero Maieli e Alfonso Marras. Nessuno di questi è rimasto dentro al Psd’Az, anche se i tre si professano fedeli agli ideali di quattro mori. Adesso i tre consiglieri sono componenti del gruppo di Forza Italia. Il loro addio venne ufficializzato a poche settimane dall’esito delle elezioni, con un evento alla presenza del segretario nazionale degli Azzurri Tajani.

Gli ex sardisti hanno anche assunto incarichi di partito di rilievo: Gianni Chessa è stato nominato responsabile dell’organizzazione di Forza Italia. Un riconoscimento anche alla persona che ha convinto, insieme a Maieli, 11 sindaci e 23 consiglieri e assessori comunali a dire addio alla nave guidata da Solinas. Con l’abbandono dei tre consiglieri il partito ha perso anche una fonte certa di finanziamento indiretto e ha salutato la sede in centro a Cagliari.

Sparito il partito, dissolti gli iscritti, il partito è assente dal dibattito. I diversi ex dirigenti e iscritti dei Quattro Mori sentiti dalla Nuova accettano di parlare solo sotto anonimato, «non abbiamo paura di dire cosa pensiamo della gestione Solinas e dei suoi pochi amici, non vogliamo in alcun modo essere accomunati a questo Psd’Az». Dalla disfatta alle ultime regionali, simbolicamente nata quando Solinas ha insistito per la sua riconferma a presidente, a oggi il partito erede di Lussu e Melis, ha raccolto briciole di consenso elettorale. Alle ultime elezioni comunali, il simbolo sardista è stato votato da 1578 elettori a Cagliari (2,3%), 922 a Sassari (1,5) e 499 a Nuoro (2,8%).

Il commento del presidente del partito Antonio Moro, un tempo alleato di Solinas, poi avversario, poi nuovamente alleato e adesso, forse, irrimediabilmente, avversario, è netto e parla di congresso da leggere «tra conservazione esanime, ma feroce, e innovazione». Facile riconoscere chi interpreti i panni del conservatore.

«La conservazione ha ripercorso i consueti sentieri delle astuzie e delle forzature regolamentari, per usare un eufemismo. Quando, pur di ottenere l’1% per cento in più dei voti congressuali, si è costretti a ricorrere a tali mezzi, il risultato è una carica vuota, priva di autorevolezza e di credibilità».

Un cenno anche all’addio degli iscritti di una sezione iconica dei Quattro Mori, quella di Porto Torres. «Troppo dolorosa considerando ciò che Porto Torres ha sempre rappresentato per la storia del Partito Sardo e non può lasciare indifferenti i sardisti. Se ci si arrocca in un fortino riducendo il proprio ruolo alla sola egemonia del simbolo, la diaspora sardista inevitabilmente si ingrossa». Da qui al definire il congresso provinciale «fallimentare», il passo è breve.

«Si è ritornati al punto di partenza, spaccati in due per difetto di intelligenza politica e abuso di regolamento, ma con qualche veleno in più. Al partito serve ritrovare al più presto unità e credibilità. Per ottenerle servono trasparenza, umiltà, correttezza, rispetto, ascolto e generosità e soprattutto agibilità politica. Lo dico soprattutto oggi, dove tutti noi sembriamo prigionieri di una disistima generalizzata».

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