L’arrivo dei boss al 41 bis, la presidente Todde fa un appello ai sardi: «Mobilitiamoci, diciamo no all’isola carcere» – VIDEO
La governatrice attacca il Governo: «C’è un disegno preciso, vogliono mandare qui 240 detenuti. Le conseguenze sarebbero gravissime»
«Mobilitiamoci per la Sardegna: non diventiamo un’isola carcere»: la presidente della Regione Alessandra Todde lancia un appello diretto ai cittadini e alle cittadine attraverso un reel pubblicato oggi 4 febbraio sui propri canali social, sulla questione del 41 bis e il piano del Governo che prevede di utilizzare tre carceri sarde, Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, per ospitare i mafiosi.
Nel video, la governatrice ripercorre le iniziative istituzionali già avviate sul tema, ricordando di aver inviato nel giugno 2025 una nota al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a seguito delle prime notizie sull’ipotesi di destinare le case circondariali di Bad’e Carros, Bancali e Uta al 41 bis. A quella comunicazione seguì un incontro nel mese di settembre, nel corso del quale, riferisce Todde, «il ministro aveva assicurato che nessuna decisione sarebbe stata assunta senza il coinvolgimento delle istituzioni regionali». «Questo coinvolgimento, però, non c’è stato», afferma la presidente, richiamando il verbale della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre, in cui il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha fornito un’informativa che, secondo Todde, conferma l’esistenza di un disegno preciso.
Nel documento si fa riferimento a sette carceri dedicate al 41 bis in Italia, preferibilmente localizzate nelle aree insulari, e vengono indicate, per la Sardegna, proprio le strutture di Badu ’e Carros, Bancali e Uta. Inoltre, rispetto ai 192 posti inizialmente previsti, è indicato un incremento di almeno il 20 per cento, che porterebbe a circa 240 detenuti al 41 bis, oltre un terzo dell’intera popolazione nazionale sottoposta a questo regime. La presidente Todde sottolinea le ricadute che una scelta di questo tipo avrebbe sull’isola: «Parliamo di un impatto diretto sull’economia, sulla sicurezza dei territori, sulla sanità pubblica finanziata dai sardi e sull’esecuzione penale ordinaria, perché i detenuti sardi sarebbero costretti a scontare la pena fuori dalla Sardegna». Todde respinge le accuse di strumentalizzazione ricevute nei mesi scorsi e ribadisce che i documenti ufficiali dimostrano la fondatezza delle preoccupazioni espresse dalla Regione: «Non possiamo accettare che la Sardegna venga trasformata in un’isola carcere, chiedo ai sardi e alle sarde di far sentire la propria voce insieme a me, per dire con forza che la Sardegna non ci sta e che vuole scegliere da sola il proprio destino».
