La Nuova Sardegna

Medicina estetica

I racconti choc: «Mi fidavo ciecamente invece mi hanno rovinata». «L’acido ialuronico mi ha deformato il volto»

I racconti choc: «Mi fidavo ciecamente invece mi hanno rovinata». «L’acido ialuronico mi ha deformato il volto»

Le storie di pazienti usati come bancomat: «Un peeling e la pelle che si ustiona, poi il laser ma restano le macchie». E poi: «Le iniezioni per dimagrire, ma il mio problema era la bulimia»

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Sassari La fiducia è il materiale più fragile che entra in uno studio medico. Quando non viene maneggiata con cura, lascia segni che non sempre passano. Le tre testimonianze che seguono parlano di corpi trattati prima di essere compresi, di fragilità trattate come opportunità, di danni che arrivano quando nessuno ha avuto il coraggio di fermarsi. Tre percorsi diversi che finiscono nello stesso luogo: là dove la medicina smette di vedere la persona e osserva di più il profitto.

Doveva essere un peeling

«Sono andata lì per un peeling. Solo un peeling». La visita dura pochissimo, «tre minuti», dice oggi . «Mi spiegano subito che il peeling non conviene. Che tanto vale fare qualcosa di più efficace. Mi propongono il Morpheus, un trattamento più innovativo ed efficace». Funziona con una radiofrequenza ad aghi, penetrano sottopelle e rilasciano una scarica elettrica. «Avevo già il giubbotto, ero pronta ad andare via». Invece si ferma e accetta. «Mannaggia a me, mai l’avessi fatto. Mi sarei risparmiata un bel calvario». Il trattamento non lo esegue il medico, ma un’assistente. «Durante la seduta dicevo che mi faceva male. Era senza anestesia, mi lamentavo. E loro mi rispondevano: “No, no, tutto normale”». Ma la pelle si ustiona. Brucia. Si gonfia. Diventa scura, livida, soprattutto sotto gli occhi. Il suo è un fototipo scuro, una pelle che ha memoria. «Sono rimasta una settimana devastata. Gonfia, nera sotto gli occhi, bruciata. Non potevo nemmeno indossare gli occhiali, impossibile anche andare al lavoro». Torna nello studio. Anche questa volta le dicono che è normale. Le prescrivono idrochinone. «Bruciava ancora di più». Quando rientra la terza volta, con la pelle ancora lesionata, le propongono un laser CO2. «500 euro». Lei non si fida, scappa disperata. Le macchie non vanno via. Una conoscente la indirizza da un altro medico. «Mi ha detto: vieni, ti vedo gratis». La prende in carico e le sospende ogni terapia. Aspettano un anno. Curano l’infiammazione. Integratori, tempo, rispetto. Poi collagene, acido succinico, attenzione maniacale. «Piano piano il pigmento si è riassorbito. Anche sotto gli occhi». Il danno si riduce ma la macchia non scompare mai del tutto.

La scorciatoia che mi stava distruggendo

 «Sono una persona sensibile. Assorbo tutto. E quando sto male, mangio». I problemi iniziano presto. «A casa non era facile. A nove anni ho cominciato a prendere peso». Alla fine si ritrova con ottanta chili. Ma continua a prendersi carico degli altri. «E a distruggere me stessa». Come da copione inizia il pellegrinaggio: nutrizionisti, dietologi, piani alimentari. Nulla funziona davvero. Nel percorso, puntuale, arriva anche la medicina estetica. «Mi propongono delle iniezioni di un farmaco dimagrante, quello molto di moda adesso, concepito per il diabete ma usato per perdere velocemente peso. All’epoca non ne parlava nessuno». A queste somministrazioni il medico abbina una dieta chetogenica con buste preconfezionate. Costosa. Rigida. «Sono andata avanti quasi due anni». Ma naturalmente il problema non era il cibo, era molto più a monte. Lo capisce solo dopo, grazie a un’amica, quando si rivolge a una psichiatra. «Mi ha diagnosticato una bulimia di fondo e altri disturbi del comportamento alimentare». La verità arriva tardi. «La medicina estetica non poteva aiutarmi. I miei problemi erano ben più profondi». Resta un dubbio che non se ne va. «Mi chiedo ancora se il medico fosse più interessato al mio benessere o al lato economico». Abbassa lo sguardo. «Come tanti, ho cercato la scorciatoia. La soluzione facile. Ora so che la medicina estetica può essere un business molto insidioso».

Tranquilla, è intolleranza a qualche cibo

«Mi fidavo ciecamente». Il medico è un’ amica. I primi trattamenti poi sono soft, per nulla invasivi, e funzionano. Poi arriva l’occhiaia. «Mi inietta dell’acido ialuronico. Ma non era adatto a quella zona». Il canale di drenaggio si occlude. Il viso si gonfia. Ogni mattina è uno choc. «Mi svegliavo con un aspetto mostruoso, il volto tumefatto». Il medico però minimizza. «Mi rassicura, secondo lui è un’intolleranza alimentare». Lei elimina una serie di cibi, inizia il pane, formaggi, poi altro. Inutile. «Tutti innocenti, con il mio gonfiore non c’entravano niente». Va avanti così due anni. «La gente mi vedeva in quello stato e pensava che continuassi a rifarmi. Credevano che mi ostinassi con continui ritocchi, quando invece era l’esatto contrario. Io volevo solo ritornare alla normalità». Dentro è un disastro. «Da un punto di vista psicologico è stato devastante». Alla fine si rivolge a un altro professionista. «Mi propone un reset totale». Un trattamento che scioglie tutto, lentamente. «Con paura. Senza garanzie di riuscita». Per fortuna ogni cosa fatta era reversibile. Il viso torna normale. Dentro, no. «Questa esperienza mi ha lasciato segni profondi. Non si vedono. Ma ci sono». (lu.so.)

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