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Borutta superstar, ecco perché e cosa vedere

Borutta superstar, ecco perché e cosa vedere

Nel piccolo centro del Meilogu storia, spiritualità e la bellezza della vita lenta

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Borutta è uno dei centri più piccoli del Meilogu, meno di 300 abitanti, ma concentra elementi che ne fanno un luogo di forte identità storica e spirituale. Il suo simbolo è la chiesa di San Pietro di Sorres, riconosciuta monumento nazionale dal 1894. Dal 1950 ospita una comunità di monaci benedettini e rappresenta, insieme alla basilica della Santissima Trinità di Saccargia, uno dei luoghi di culto più noti della Sardegna. Ogni 29 giugno la popolazione raggiunge in processione l’ex cattedrale, partendo dalla parrocchia del paese, in costume e a cavallo.

Oggi Borutta è inserita nel cluster regionale delle destinazioni di pellegrinaggio.

Il paese è stato anche protagonista di una pagina significativa della storia italiana: nel 1946 fu tra i primi tre Comuni a eleggere una sindaca, Ninetta Bartoli.

Le radici sono molto più antiche. La grotta Ulàri, sopra la valle del rio Frida, documenta la presenza umana nel Neolitico recente (3500 a.C.). Al suo interno sono stati rinvenuti manufatti in selce e ossidiana, asce, ceramiche e ossa attribuiti alla Cultura di Ozieri. Fu abitazione e luogo di sepoltura.

Il nome originario del villaggio era Gruta, poi trasformato in Borutta. Il territorio, tra i 400 e i 700 metri d’altitudine nella parte settentrionale della piana di Sorres, conserva numerosi nuraghi e testimonianze di archeologia industriale come le furraghes di Punta ’e Mura, legate alla produzione della calce.

Nel centro storico restano viottoli, case dai nomi in lingua sarda, le fonti ottocentesche di Cantaru e Funtana e l’oratorio di Santa Croce, fondato nel XII secolo e sede saltuaria degli ultimi vescovi di Sorres.

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