La Nuova Sardegna

Sanità

Nomine Asl, è rottura tra Alessandra Todde e il Pd: cosa sta succedendo e i retroscena

di Giuseppe Centore
Nomine Asl, è rottura tra Alessandra Todde e il Pd: cosa sta succedendo e i retroscena

Da ambienti Dem prevale la «delusione» anche personale sulla presidente

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Cagliari Come ad aprile, peggio di aprile. Questa volta lo scontro non ha più vincoli di bon-ton. Tra Alessandra Todde e Pd è rottura. E come prevedibile questa è avvenuta sulla Sanità.

Oggi 22 febbraio la giunta ha nominato i manager delle due Asl ancora senza guida. Senza la presenza degli assessori del Pd (Giuseppe Meloni, Bilancio, Emanuele Cani, Industria e Rosanna Laconi, Ambiente) e dell’esponente dei Progressisti Francesco Agus (Agricoltura, giustificato però perchè era a Bologna per motivi istituzionali) la giunta ha nominato Aldo Atzori al vertice della Asl 8 di Cagliari e Antonio Irione al vertice della Asl della Gallura.

Ci sono diversi piani attraverso i quali la rottura tra Todde e il Pd si è consumata.

C’è quello formale. Il Pd ha ritenuto di non partecipare alla giunta di oggi perché non erano ancora stati risolti i problemi sui due vecchi direttori generali delle Asl, che adesso potranno fare ricorso contro la nomina. Di sicuro lo farà Marcello Tidore per la Asl 8 (avendo egli rifiutato l’incarico di dg dell’Ersu di Cagliari). Forse lo farà Marcello Acciaro per la Asl della Gallura che non ha ancora accettato la proposta, ricevuta anche con un colloquio a quattr’occhi dalla presidente per ricoprire l’incarico di consulente dell’assessorato alla Sanità. La sua scelta, in un senso o nell’altro, prevista per oggi complicherà la vita a molti dei protagonisti di questa vicenda. Il Pd quindi riteneva che non sussistessero i motivi per accelerare le nomine in assenza di chiusura dei contenziosi aperti.

E poi c’è il piano politico. In un gioco di specchi ciascuno dei contendenti ha cercato di attribuire all’altro le responsabilità del ritardo nelle nomine. «Fatemi i nomi dei direttori per voi adeguati a gestire le due Asl», ha detto a più riprese la presidente. «La nostra opzione prevede Paolo Cannas a Cagliari», ribattevano i rappresentanti Dem. Il punto è che Cannas, ora nella Asl dei Sulcis è diventato obtorto collo oggetto di scontro politico dentro ai Dem tra le diverse componenti del partito, di corrente e territoriali. Da ultimo il documento pur firmato genericamente con i simboli di tutti i comuni, che chiedeva alla Regione «stabilità gestionale e rispetto per il percorso avviato con Cannas e forte preoccupazione per un ulteriore cambio di dirigenza». Un documento che si è trasformato in un assist alla Todde per lasciare Cannas nel Sulcis.

Infine c’è il piano dei rapporti personali. Questa vicenda ha incrinato seriamente i rapporti diretti tra gli esponenti Pd e la presidente. In assenza di reazioni ufficiali Dem in quel partito si coglie «delusione», «preoccupazione per il prosieguo delle legislatura» e la presa d’atto che la «misura è colma». Le critiche a mezza voce che da parte Dem arrivavano per le incertezze, l’assenza di dialogo, i cambiamenti di accordi ritenuti già raggiunti con la presidente, adesso sono esplosi in una comune moto d’ira e in una presa d’atto che la fiducia reciproca sta venendo meno.

Nessuna dichiarazione a caldo, ma un confronto interno che oggi dovrebbe condurre a una nota, che si attende «ferma» e definitiva. Le dimissioni dalla giunta non sono al momento contemplate, ma non è improbabile ritenere che passerà del tempo prima che gli assessori Dem torneranno a deliberare.

Ma perché si è arrivati alla rottura nonostante da due settimane il confronto tra Todde e i Dem fosse quotidiano? L’accelerata è arrivata per la nota della commissaria della Asl 8 Garau che annunciava allo scadere dei 60 giorni, il rientro in Aou. Il timore, nonostante la norma concedesse tempo, che da parte del ministero della Sanità, su sollecitazione del presidente della commissione salute della Camera Ugo Cappellacci, arrivasse una ultimativa richiesta di nomina pena il commissariamento. La scelta del governo (per assurdo con la riproposizione dello stesso Tidore) per il nuovo dg ha preoccupato la presidente che ha preferito andare sul sicuro e nominare i direttori oggi.

Ma oggi l’accordo non c’era, nonostante Irione fosse un nome non sconosciuto al Pd. La presidente si è insinuata tra i timori e le incertezze Dem e ha calato le sue carte: Atzori a Cagliari, vicino a Uniti per Todde e già commissario sino a dicembre, e proprio Irione in Gallura, come se da quel territorio fosse arrivato l’ok. Il punto è che per il Pd il pacchetto di nomine viaggiava in parallelo: Cannas a Cagliari e Irione in Gallura. Senza l’uno non ci poteva stare l’altro. E invece è avvenuto l’opposto, con la vulgata politica che in giunta ha ridotto il tutto a «problemi in casa Pd». Purtroppo per il Campo Largo questa è una lettura semplicistica. E lo si vedrà sin da dopodomani in Consiglio.

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