La Nuova Sardegna

Il personaggio

Augusto Bissiri, l’avvocato sardo che ha inventato la televisione e il fax: il genio dimenticato

di Massimo Sechi
Augusto Bissiri, l’avvocato sardo che ha inventato la televisione e il fax: il genio dimenticato

Nel 1928 ha depositato il brevetto di un trasmettitore di immagini via cavo. Tra le creazioni anche un sistema di sicurezza ferroviario

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«Si può dire che ho fatto un primo passo, indicando la strada dove gli altri poi ne avrebbero fatti tanti altri, per arrivare lentamente alla macchina televisiva di oggi». Parlava così nel 1967 Augusto Bissiri il sardo, nato a Cagliari e vissuto nei primi anni della sua vita a Seui, che nel 1917 ha inventato la prima televisione. Sembra una leggenda o la trama di un film ma è una storia vera, documentata con atti ufficiali dei primi anni del secolo scorso.

Partiamo dall’inizio: Augusto Bissiri nasce nel 1879, figlio del segretario comunale Giovanni Bissiri, e di Maria Luigia Caredda. Dopo le superiori decide di andare a studiare a Roma dove si iscrive in ingegneria, ma dopo un anno sceglie di cambiare e passa alla facoltà di Giurisprudenza. Si laurea ma la carriera da avvocato non fa per lui. Scrive racconti di fantascienza che vengono pubblicati da “La Domenica del Corriere” ma la sua passione più grande è ancora legata agli studi di ingegneria abbandonati non si sa bene per quale motivo. Nel 1900 realizza la sua prima invenzione ed è già una grande innovazione per quel tempo: perfeziona un sistema di sicurezza ferroviaria che consente di evitare lo scontro tra due treni che percorrono lo stesso binario ma arrivano da direzioni opposte. Il suo apparecchio emette un suono prima che possa avvenire l’impatto e mette in funzione un blocco. L’invenzione partecipa a un concorso a Roma e vince il primo premio. Il brevetto viene depositato in Italia e in Germania e poi acquistato da una società americana ma soprattutto viene utilizzato per la prima volta nella tratta Cagliari-Quartu Sant’Elena dalla società dell’imprenditore Merello.

Questa invenzione gli vale l’invito di una società di ingegneria di New York che vuole testare le capacità del giovane avvocato inventore sardo. L’arrivo nella grande mela è l’inizio di una permanenza negli Stati Uniti ricca di soddisfazioni e che durerà per tutto il resto della sua vita. Bissiri si sposa, nascono tre figli, lavora per una società di comunicazione ma la passione per le scoperte rivoluzionarie lo porta a quelle straordinarie intuizioni che avrebbero meritato una fama e una ribalta internazionale sicuramente maggiore. Prima riesce a ideare e a brevettare un mezzo di locomozione chiamato alipede, leggerissimo e di poco costo, che permette di coprire grandi distanze. Poi un congegno che sfoglia le pagine degli spartiti musicali.

Nel 1906 arriva la prima grande invenzione: nella sede del quotidiano New York Herald riesce a trasmettere una fotografia da una stanza ad un’altra: «In data 12 corrente nella redazione del New York Herald l’avvocato Augusto Bissiri, cagliaritano, ha eseguito un esperimento di trasmissione telegrafica delle fotografie. L’esito è stato ottimo», scrive il quotidiano La Tribuna. Augusto Bissiri in pratica anticipa di 25 anni l’invenzione di quello che poi è universalmente conosciuto con il nome di fax. Nel 1917 compie una impresa per quel tempo: riesce a trasmettere alcune fotografie dalla redazione di Londra del London Daily Mail a quella del New York Times.

La sua notorietà in America cresce ma è nel 1922 che arriva la sua più grande invenzione: il brevetto di quello che al tempo viene chiamato “Live picture production”. È un sistema con dischi, un tubo al neon e cinescopio, quello che anni dopo il mondo conoscerà col nome di tubo catodico, la base dei televisori di prima generazione. Il suo apparecchio riesce a trasmettere via cavo le immagini. Una rivoluzione di cui forse neanche lui al tempo riesce a capire la portata.

Nel 1928 a Los Angeles, dove nel frattempo si è trasferito con tutta la famiglia, deposita un altro brevetto chiamato questa volta “Trasmission of picture”. È la conferma della sua grande invenzione. In America arrivano anche gli altri familiari di Seui, tra cui il fratello Attilio che diventerà uno stimato docente e studioso universitario, vincitore tra l’altro del prestigioso premio “Americanism Medals”.

La vita di Augusto Bissiri prosegue negli Stati Uniti e con altre invenzioni minori ma sempre geniali: una lettera disco su cui registrare la propria voce, che viene acquisita dalla prestigiosa società americana Elettric Company, un portacenere con un sistema per spegnere automaticamente i mozziconi e infine un distributore di palline. Muore nel 1968 a Los Angeles.

La sua storia è diventata un patrimonio prezioso per la comunità di Seui che a Bissiri ha dedicato alcune sale in uno dei sei musei cittadini dove sono conservati documenti, foto, e anche una copia del libro “Sardinian Sketch” da lui scritto negli ultimi anni della sua vita. «Non sono uno scienziato, non sono un inventore. Sarebbe disonesto. Io tengo prima di tutto alla mia reputazione di galantuomo», diceva in un’intervista un anno prima della sua morte durante un breve soggiorno nella sua Sardegna. La sua vita e le sue intuizioni raccontano tanto altro e anche se negli annali il suo nome non compare ufficialmente Augusto Bissiri deve essere ricordato universalmente come il “sardo che inventò la televisione”.

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