Tre suore italiane massacrate in Burundi: dopo 11 anni la svolta del triplice omicidio
Parma, il presunto colpevole, arrestato dai carabinieri del comando provinciale, avrebbe legami con gli ambienti della polizia segreta del paese africano
PARMA Un uomo di 50 anni è stato arrestato a Parma con l’accusa di concorso nel triplice omicidio delle tre missionarie saveriane italiane uccise in Burundi tra il 7 e l’8 settembre 2014. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del comando provinciale, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Parma.
Le vittime, suor Olga Raschietti (83 anni), suor Lucia Pulici (75 anni) e suor Bernardetta Boggian (79 anni), furono aggredite e uccise in due distinti assalti nella loro missione a Bujumbura. I corpi presentavano segni di violenza efferata.
L’accusa: ideatore e organizzatore
L’arrestato, Harushimana Guillaume, originario del Burundi e residente a Parma da diversi anni, è accusato di aver avuto un ruolo di istigatore e co-organizzatore logistico dei delitti. Secondo gli inquirenti avrebbe effettuato sopralluoghi, fornito garanzie economiche agli esecutori materiali, recuperato la chiave dell’abitazione delle suore e procurato camici da chierichetti da far indossare agli assassini per non destare sospetti. Il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, ha spiegato che l’omicidio sarebbe maturato negli ambienti della polizia segreta del Burundi. Il presunto mandante sarebbe stato il generale Adolphe Nshimirimana, alto ufficiale militare, con il quale l’arrestato avrebbe avuto stretti rapporti.
Un’indagine complessa tra depistaggi e intimidazioni
Le indagini, durate oltre dodici anni, sono state definite complesse dagli investigatori. Non sono mancati, secondo quanto riferito, depistaggi e intimidazioni, tra cui l’incendio della sede di Radio Pubblica Africana che aveva diffuso l’intervista di due soggetti dichiaratisi coautori del delitto, e l’uccisione di alcune persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. All’arrestato viene contestato il reato di omicidio plurimo aggravato, anche dalla premeditazione e dall’età avanzata delle vittime. L’uomo, secondo quanto riferito dalla Procura, non ha rilasciato ammissioni.
Omicidio con crudeltà
Undici anni fa gli investigatori si ritrovarono davanti una scena dell’omicidio di efferata crudeltà. L’assassino aveva sgozzato suor Olbia e suor Lucia, accanendosi sul cadavere di una di loro colpendone ripetutamente il viso con una pietra. La terza vittima, suor Bernardetta Boggian, aveva trovato in una pozza di sangue i cadaveri delle consorelle, ma aveva deciso di non abbandonare l'alloggio. Anche per lei una fine cruenta: venne uccisa e decapitata. Il suo capo reciso fu lasciato vicino al cadavere.
