Abusi sui minori nella Chiesa, la garante replica ai vescovi: «Silenzio omertoso da parte delle istituzioni politiche e religiose»
Carla Puligheddu: «Le procure avranno modo di verificare le diffamazioni che mi sono state rivolte»
È scontro aperto tra la Conferenza episcopale sarda e Carla Puligheddu, la garante per l’infanzia e l’adolescenza, che il 14 gennaio aveva portato all’attenzione pubblica e della Chiesa i dati dell’Osservatorio permanente della “Rete l’abuso”, in cui venivano censiti 37 casi di violenza sessuale su minori nell’isola da parte di componenti del clero nel periodo 2020 – 2025.
L’assemblea dei prelati, oltre un mese e mezzo dopo la pubblicazione dei dati, ha diffuso ieri un comunicato stampa dove si accusa Puligheddu con di aver presentato «numeri e dati ritenuti privi di reale fondamento». Accusa che la destinataria respinge al mittente, con una controreplica in cui si difende e valuta azioni legali contro la Ces.
«Ciò che stride è il silenzio omertoso da parte delle istituzioni politiche e religiose in questi 48 giorni, durante i quali anziché discutere all’interno delle loro Aule nell’ottica della tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, hanno preferito eludere nel merito la grave “questione” stigmatizzata dalla Garante» ha detto Puligheddu. Per poi «dichiarare da una parte la propria distanza dalla posizione dell’Autorità di garanzia che da tre anni opera all’interno del Consiglio regionale, quasi fosse un corpo estraneo, un elemento di disturbo del quale liberarsi al più presto, dall’altra, sminuendo le capacità della stessa autorità ad esercitare il proprio ruolo, additandola di superficialità e disinvoltura e come se non bastasse, di divulgare dati infondati».
Puligheddu continua ribadendo che tra la possibilità di girarsi dall’altra parte e quella di condividere con i cittadini e le cittadine la gravità del fenomeno, ha scelto di rendere noti i dati che aveva nella sua scrivania. Poiché «solo attraverso una diffusa responsabilità, si può cambiare una pressi che si è fatta oscenità». «Da garante pago il prezzo di compiere onestamente il mio lavoro. La mia posizione è netta e non arretra i un millimetro. Non mi risulta che la Ces abbia avviato azioni legali per contrastare i dati dell’Osservatorio permanente sull’abuso ma auspico lo faccia quanto prima. Le procure dei tribunali – conclude – avranno modo di verificare le contestazioni, e contestualmente le diffamazioni al momento rivolte contro l’unica figura di garanzia che agisce a tutela dei bambini non degli adulti».
Il caso
Al fianco della garante sarda si è schierata anche la Rete L’abuso che ha espresso solidarietà, spiegando che «l’impegno di Carla Puligheddu nella tutela dei minori è sempre stato più che lodevole. Tra i venti garanti per i diritti dell’infanzia che “manteniamo” in Italia, solo due risposero al nostro report, Puligheddu è una di queste». «Meno lodevole e misogina a nostro avviso, la modalità con cui la chiesa si è rivolta alla garante contestando un dato che evidentemente poco importava, tanto che se ne accorgono mesi dopo» e ribadiscono che «la garante non mente, i dati coincidono con il dato fornito da Cei» concludono.
Il report
Lo scontro nasce dal report diffuso dalla garante il 14 febbraio. Nel documento sono presentati 37 casi di abusi censiti in Sardegna: 11 a Cagliari, 11 a Sassari, 8 a Oristano e 7 a Nuoro. 196 vittime sopravvissute, di cui 171 erano minorenni al momento dell’abuso.
«La situazione degli abusi sui minori nella nostra isola, anche in ambito ecclesiastico, è allarmante la Chiesa deve intervenire. In Sardegna – aveva scritto Puligheddu nella lettera all’arcivescovo – la maggior parte dei casi non è denunciato contribuendo a lasciare impuniti gli autori di questi orrendi reati, più gravi in quanto perpetrati da persone che proprio perché indossano l’abito talare dovrebbero essere più affidabili».
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