Le due sorelle di Cannigione bloccate a Doha: «L’unica via di fuga è attraversare il deserto in bus»
Il racconto di Marta Fara, rifugiata in un hotel da una settimana: «Stavamo tornando da Sydney, il volo dello scalo è tornato indietro. Poco supporto dalla Farnesina»
La Farnesina ha consigliato di viaggiare in pullman. Di salire a bordo a Doha, uscire dal Qatar, attraversare il deserto per dieci ore e arrivare in Arabia Saudita a Riyad per cercare un volo per l’Europa e tornare a casa. Tutto a proprie spese, visto compreso. «Mi sembra un paradosso, specie perché Qatar Airways invece si sta mettendo a disposizione per organizzare dei transfer senza spese». «Bloccate» Lo racconta Marta Fara, una ragazza di Cannigione bloccata da giorni a Doha insieme alla sorella.
Colpa di un tempismo pessimo. «Eravamo in viaggio da Sydney, siamo atterrate a Doha solo per uno scalo», ma quando sono risalite sul volo per Milano dopo poco l’aereo ha fatto retromarcia ed è tornato in pista. Era il 28 febbraio, l’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro Iran. E in tutto il golfo Persico è stato chiuso lo spazio aereo e i voli sono stati cancellati. «Abbiamo passato trenta ore in aeroporto – dice Marta al telefono, fuso orario avanti di due ore –. Poi siamo stati spostati, ora noi siamo all’hotel Sheraton». Quelle prime ore sono state un inferno. L’aeroporto di Doha si è riempito di circa diecimila persone. Code lunghe ai gate, poi tutti buttati tra sedie, tavoli e poltrone ad attendere.
La soluzione
Dopo aver scaricato l’app “Viaggiare sicuri”, compilato i moduli indicati online e dopo i primi contatti con la Farnesina «solo 48 ore dopo la nostra richiesta», l’ultimo aggiornamento è di martedì 3 marzo: «Abbiamo ricevuto comunicazione ufficiale dall’ambasciata italiana in Qatar, nella quale ci viene suggerito di intraprendere un viaggio di circa dieci ore in pullman da Doha a Riyad, in Arabia Saudita, di richiedere autonomamente un visto d’ingresso e di tentare di trovare un volo disponibile per rientrare in Italia, senza alcuna garanzia di riuscita, né assistenza logistica o economica». Un salto nel buio, per usare un eufemismo. «Infatti siamo ancora qua, non ce la sentiamo. Stiamo valutando cosa fare». Con qualche altro italiano bloccato a Doha è nato un gruppo whatsapp, qualcuno ha intrapreso il lungo viaggio di 600 chilometri. «Ma si tratta di attraversare il deserto e passare vicino a basi militari, non proprio i luoghi più sicuri in questo momento», prova a usare l’ironia Marta Fara.
L’assistenza
Aveva vomitato tutto il suo malcontento con una mail, qualche ora dopo i nervi sono meno tesi e la paura forse si è calmata. «Io e mia sorella ci sentiamo comunque fortunate, in questa situazione di emergenza stiamo bene e siamo assistite». E anche l’insofferenza verso la soluzione spartana proposta dalla Farnesina «non è voglia di fare polemica, però chiediamo solo indicazioni chiare, un coordinamento reale e un supporto adeguato da parte dello Stato italiano». L’assistenza fin qui «c’è stata in ogni momento, ma dal governo del Qatar». Tra i video e le foto nella galleria del cellulare, Marta ha ripreso lanci di droni e scie di fumo lasciate dai missili in cielo, ripresi dalla finestra d’albergo. Un albergo extra lusso nella patria della ricchezza. Ma una vacanza che avrebbe decisamente evitato.
